Emigrare, guadagnare per la famiglia ma forse anche morire
8 AGOSTO 1956 MARCINELLE
Hanno dovuto aspettare ben 68 anni, ma adesso le famiglie di Rocco Ceccomancini e Dante Di Quilio potranno seppellire e piangere i due uomini morti nel disastro di Marcinelle . Il disastro della miniera del Bois du Cazier causò 262 vittime l’8 agosto 1956, tra loro ci furono ben 136 immigrati italiani. Alcuni dei corpi delle vittime del tremendo incendio, causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica, non furono mai identificati, ma le loro famiglie non si sono mai arrese all’idea di non poter almeno seppellire il proprio caro scomparso.
Tra loro i familiari di Ceccomancini e Quilio che sono diventati gli ultimi due minatori sconosciuti di cui si è potuta accertare l’identità, insieme a un terzo, il francese Oscar Pellegrims. In tutto erano 14 i minatori di cui non è stato possibile identificare il corpo, 12 dei quali italiani.
Si è scoperto che uno dei 14 corpi senza identità era quello di Rocco Ceccomancini, che al momento della tragedia aveva solo 19 anni. Il giovane come tanti italiani si era trasferito nel Paese per lavorare nelle miniere, grazie a un accordo tra Roma e Bruxelles, con l’Italia che forniva manodopera in cambio di carbone a più basso costo. Ceccomancini era arrivato al Bois du Cazier appena quattro mesi prima, era originario del paese di Turrivalignani, in provincia di Pescara.
Pesante il tributo pagato dagli abruzzesi che cercavano in Belgio il lavoro per vivere. Morirono 262 lavoratori: 136 erano italiani, 60 quelli abruzzesi di cui 22 di Manoppello ed è per questo è considerata città martire.
