Martedì 20 maggio , da Teramo, inizieremo un tour per dire che quei ragazzi morti nel 2009 non sono “incauti” ma vittime di superficialità
Qualcuno potrebbe chiedersi :” perché tornare su un sisma con 309 morti dopo sedici anni”? La risposta è che è rimasta una unica possibilità ,che passa dal ricorso finale presentato ai giudici della Cassazione, per evitare che quelle anime volete in cielo alle 3.32 siano dimenticate.
Nel 2010 scrissi “Macerie dentro e fuori” . Lo scrissi insieme hai rappresentanti di A.v.u.s 2009 che raccoglieva genitori di fuorisede universitari morti sotto le macerie in condomini fatiscenti. Furono 54 gli universitari, su 309 deceduti quella notte .
Si parlò’ ,molto e giustamente ,della Casa dello Studente , che registrò 8 morti. Lì un ente pubblico aveva ” costruito la bara”ma furono tante le strutture private, costruite negli anni 70-80, che vennero giù. Molti dei processi contro chi aveva costruito quelle case, nel primo e secondo grado, dopo l’ammissione di calcoli statici non effettuati, finirono con una condanna ma poi la cassazione prima e la lentezza dei processi da ripetere poi decretarono la prescrizione .
La città de L’Aquila , due terremoti devastanti nel 1400 e nel 1703, è’ stata sempre studiata dagli scienziati. Alcuni di questi, parteciparono il 31 marzo alla riunione della Commissione Grandi Rischi . La magistratura portò a processo i tecnici e il vice capo della Protezione Civile De Bernardinis , quest’ultimo unico condannato a due anni per la nota frase ” I cittadini possono stare tranquilli e noi per festeggiare possiamo farci un buon bicchiere di Montepulciano doc”. Eppure ,3 anni prima, la regione Abruzzo stanziò 4 milioni di euro per uno studio che decretò il pericolo di crollo di molti dei 137 edifici pubblici analizzati che puntualmente …crollarono quella notte. Di quello studio , dopo il sisma, non ci fu più traccia nei documenti della Regione. E poi in città , dopo 187 scosse d
al dicembre 2008, non c’erano vie di fuga per segnalare piazze sicure da utilizzare in caso di terremoti . Parecchi processi civili contro la commissione Grandi Rischi hanno sentenziato l’assoluzione degli scienziati spiegando la mancanza di colpe degli stessi poiché quella non era una riunione e sottolineando che i ragazzi furono “incauti” e quindi colpevoli della loro morte al 100% .Dovevano uscire prima della scossa “mortale” . Il ricorso in Cassazione dei genitori dell’associazione Avus 2009 è l’ultimo tentativo per evitare che la vicenda aquilana si chiuda con un unico colpevole: ” un buon bicchiere di Montepulciano” .
Per via della legge Cartabia occorreranno 10 anni per sapere il finale ma c’è anche la possibilità che la discussione non arrivi nemmeno al terzo grado visto che c’è un giudice- filtro che decide se avviare o meno la discussione dei togati. C’è un particolare non di poco conto. Il 3 marzo scorso , un giudice di appello ha cancellato il 30% di colpa ad altri ragazzi. Questa sentenza potrebbe far giurisprudenza ma il giudice filtro che deciderà entro 5 anni non leggerà questa notizia nel pre ricorso poiché questo aveva come scadenza massima il 15 gennaio 2025.
Questo libro ,che ha visto la collaborazione di Giustino Parisse giornalista de “il Centro” che nel terremoto ha perso due figli e il padre, e’ un piccolo tentativo di cancellare una grande ingiustizia. Raccontare quello che nei processi del sisma aquilano non e’ stato raccontato ed evitare che la colpa “è stata tutta del terremoto”. Chiudo con una intervista realizzata a Renza nel 2019. E’ una mamma senza più figli , nipoti e genero. La regola dice che se muore un genitore il coniuge si chiama vedovo o vedova e i nipoti orfani. Non c’è invece un termine per chiamare dei genitori che hanno perso un figlio perché un figlio non può morire prima di un padre o una madre.
