WILLIAM ZOLA: UNA VITA PER IL TEATRO
di Mario Giunco
Al cappuccino con l’omelette non rinunciava mai. Poi iniziava la sua giornata, che trascorreva nei comuni, nei vari enti, nei centri regionali di servizi culturali, per promuovere le sue scelte artistiche, ma che finiva sempre in un teatro, piccolo o grande che fosse, rimediato o ben attrezzato, a contatto con la sua gente.
William Zola, attore e regista, operatore culturale a tempo pieno, è scomparso da pochi giorni, in una Pescara smemorata e distratta da rumorosi eventi, che tanto doveva nei suoi confronti. Nei progetti coinvolgeva i giovani, gli emarginati, i detenuti. Ha diretto festival e fondato lo Spoltore Ensemble.
Con la sua compagnia “Torre del Bardo” ha allestito per anni spettacoli shakespeariani in un parco pubblico, con ambientazioni diverse e suggestive. Dirigeva dal 2019 il teatro “Gianni Cordova”, intitolato al fondatore della Laad (Lega abruzzese antidroga), un gioiello di duecento posti, sorto dal recupero di uno stabile dismesso.
Dovrebbe essere di esempio anche in altre realtà. Daniela Musini lo ha ricordato con parole commosse. Diretto da lui, Vincenzo Di Bonaventura era stato fra gli interpreti del dramma di Mario Moretti, “Gli occhiali del professor Caffè”, sulla misteriosa sparizione dell’economista pescarese, avvenuta nel 1987. William Zola lascia l’immagine di artista sensibile e attento, di uomo impegnato nel sociale, che attribuiva al teatro un valore formativo di primaria importanza.
Ci piace ricordarlo con una intervista realizzata da Ferruccio Benvenuti, come sempre ben fatta, dove William racconta dell’ennesima sua ” pensata”. Portare Shakespeare in un carcere, al “San Donato” di Pescara. La sfida era quella di coinvolgere i detenuti, soprattutto i più giovani ,anticipando la recita sul palco con giornate dedidate a dibattiti intorno al drammaturgo, ma anche, intorno alla vita di quei ragazzi.
Ci riuscì
