Viaggio nei parchi. La natura protetta ieri

di Franco Tassi

La memoria storica appare dissolta, trascurata, dimenti- cata, rimossa o taciuta, talvolta manipolata a piacimento da chi detiene li potere. Eppure, senza memoria un Paese sgretola la propria identità, e non potrà neppure costruire un vero futuro: la cancellazione della memoria storica porta inevitabilmente a ripetere gli stessi errori del passato.


Proviamo allora a esplorare per un poco la storia della conservazione della Natura e quella dei parchi nazionali in Italia. Ci immergeremo in una vicenda epica, ricca di eventi significativi e talvolta dramma- tici, popolata di personaggi carismatici e lungimiranti, ma anche densa di meschi- ne bassezze umane e malefatte politiche. Ci saremmo aspettati, in verità, che nel centenario dei parchi questa storia ve- nisse rievocata, divulgata, documentata. Dato che ciò non avviene, è lecito chieder- si: perché? Un interrogativo che promana anche da acuti osservatori internaziona- li, i quali si domandano perché l’Italia, sempre pronta a mettere in vetrina città d’arte, monumenti e tesori archeologici, mantenga invece ben nascosto il proprio straordinario patrimonio naturale.
.1 Una domanda che risuonò pubblica- mente nel 1998 a Washington, all’an- nuale Convention NIAF (National Italian American Fondation), la fondazione che rappresenta circa 25 milioni di ita- lo-americani, allorché l’economista di origine abruzzese Joseph La Palombara, Consigliere del Presidente Bill Clinton, in- vitò lo scrivente a svolgere un intervento su un tema del tutto inedito: “National Parks: one of Italy’s best kept secrets”. Argomento che suscitò tale interesse da far nominare subito il sottoscritto quale “Gold Member” nel selezionato gruppo internazionale eletto per rafforzare i le- gami tra i due continenti “nel segno della Natura”. E molti trovarono strano che fino a quel momento né la stampa, né le ridon- danti serie televisive, e neppure li cinema, avessero mai raccontato le avvincenti storie delle battaglie a difesa della Natura nel Paese più bello del mondo.

  1. Assolutamente diversa appare, in- vece, la situazione negli altri Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti d’America, dove gli scenari e le vicende di Yellow- stone, Yosemite, Grand Canyon, Evergla- des, Muir Woods National Monument, Devil’s Tower, Mount Rushmore National Memorial, Monument Valley e altre aree protette, così come le avventure di John Muir, Aldo Leopold,Theodore Roosevelt, Buffalo Bill, Toro Seduto e Alce Nero hanno nutrito fiumi di letteratura, docu- mentaristica, cinema, e persino teatro.
    Frutto, come qualcuno sostiene, di una società più benestante? Non crediamo
    che spiegazioni del genere, comodo alibi degli eco-indifferenti, abbiano fon- damento, perché anche da indios della selva amazzonica, Masai della savana africana e Tuareg del Sahara abbiamo raccolto innumerevoli e struggenti testi- monianze di convivenza armoniosa con l’ambiente. E in verità, visitando i parchi in ogni parte del mondo – dal Perù alla
    Thailandia, dalla Turchia alla Tanzania, dalle Canarie al Messico, dalla Polonia al
    Marocco – si incontrano sempre, anche nei Paesi meno abbienti, comunità fiere della propria identità, legate alle proprie radici, gelose dell’ambiente in cui vivono, e ansiose di farne ammirare le peculiarità e apprezzarne il valore.
    QUALITÀ EDINAMICITÀ DI UN PARCO SONO
    GARANTITE DAL SUO RILIEVO INTERNAZIONALE
  2. Un elementoimportante che caratteriz- za la qualità e la dinamicità di un parco è stato sempre li suo rilievo internazionale, come esempio degno di attenzione e imi- tazione per creatività, efficienza, lungimi- ranza, livello culturale e coinvolgimento sociale. Un’analisi della situazione pas- sata e attuale dei parchi italiani por- terebbe a individuare in questo, salvo luminose eccezioni, un punto debole da superare: una condizione legata a men- talità e a interessi materiali, settoriali, privati, padronali, commerciali e locali- stici. Spesso gran parte delle iniziative e degli interventi dei nuovi parchi ha avuto purtroppo connotati degni più di una pro loco, che di un vero parco nazionale.
    Sebbene esistano alcune opere storiche significative sulla conservazione della Natura in Italia – dalla ponderosa “Rela- zione Sipari” (Roma, 1926) alla monogra- fia “The Origins of Nature Conservation in Italy” di James Sievert (Berna, 2000), dai contributi specialistici di Lorenzo Sipari (nipote del fondatore del Parco Naziona- le d’Abruzzo) alle numerose pubblicazioni di Luigi Piccioni (focalizzate soprattutto sull’Abruzzo) – si può affermare, senza tema di smentita, che la vera storia dei parchi nazionali italiani sia ancora tutta da scrivere. E soprattutto colpisce li fatto che non siano stati mai posti adeguata- mente in luce gli aspetti più drammatici, le forze scatenate contro la tutela e gli
    eventi decisivi per il destino dei parchi. Anche se l’argomento richiederebbe ben altro spazio e approfondimento, non pos- siamo quindi esimerci dal fornire qui una sintetica illustrazione della situazione, soprattutto per i parchi più antichi, che sono anche i più conosciuti.
    LA VERA STORIA
    DEI PARCHI NAZIONALI ITALIANI E ANCORA TUTTA DA SCRIVERE
  3. Abruzzo (1922) – Sul caso del Parco d’Abruzzo sono stati versati fiumi di in-
    chiostro, ed è stata tratteggiata chiara- mente la sua singolare epopea, che lo ha visto più volte oscillare dalla polvere agli altari, tra abbandono e riscatto, disastri e successi. Ma li suo recente periodo più critico, a cavallo tra la fine del Novecento e l’inizio del terzo millennio, resta ancora sostanzialmente sconosciuto. Come se i poteri dominanti, responsabili di colpe gravissime, volessero farle dimenticare, continuando a nascondere la verità.
  4. Gran Paradiso (1922) – L’epopea del mitico Direttore Renzo Videsott, che può essere a buon diritto considerato il salvatore dello stambecco, è stata de- gnamente rievocata, soprattutto per me- rito del suo grande estimatore Franco Pedrotti. Ma nessuno ha approfondito il clima infido in cui aveva dovuto operare, né le modalità del suo inqualificabile al- lontanamento, dopo un’intera vita spesa per la Natura, allorché egli stesso ebbe a dichiarare: “Me ne vado, odiato da tutti!”. E ancor meno è stata esplorata la vicen- da che ha visto li suo valido successore, Francesco Framarin, estromesso di colpo dal parco con un indegno tranello politi- co-burocratico, proprio nel momento in cui, appena sposato, si trovava fuori sede per congedo matrimoniale. Vien da pen- sare che sia destino dei direttori più attivi finire la carriera non tra ringraziamenti e cerimonie di saluto, ma in una cupa atmo- stera di congiure e ribalderie.
  5. Circeo (1934) – Unico al mondo, è uno splendido parco nazionale tra terra e mare, ricco di storia, archeologia, mitologia, pa- leontologia, e di Natura mediterranea con foreste planiziali, laghi costieri e sabbie litoranee, che si irradiano dal promonto- rio della maga Circe, e che negli anni del “miracolo economico” ha rappresentato la vacanza preferita degli ambienti salottieri della capitale. Con li risultato ben visibile di essere sommerso da una caterva distrade, palazzi, villini, condomini e alberghi fin sulle dune, quasi alla battigia: un’edili-zia che ha prosperato anche per iniziativa di chi avrebbe dovuto tutelare li parco, conla piena benedizione della politica e della “intellighenzia” romana. lI culmine della “villettizzazione” uf raggiunto negli anni Sessanta, finché le proteste ambientali-. ste e l’intervento della Corte dei Conti non sfociarono in pesanti condanne perdannoambientale. Fu questo li segnale di un profondo cambiamento: successivamenteil parco tento il riscatto, intervenendo in modo deciso sull’assetto del territorio, e riuscendo anche ad annettersi la vicina e incontaminata isola di Zannone.
  6. Stelvio (1935) – Il destino di questo parco vastissimo e importante è stato sempre condizionato dalla pressione
    degli appetiti speculativi, dalle rivendica- zioni autonomistiche altoatesine e dalle
    lotte etniche e linguistiche, non contra- state adeguatamente a causa della debo- lezza del governo centrale. Con l’assurdo risultato che, proprio mentre il continente marciava verso un’Europa unita, le provin- ce di Trento e Bolzano erano in conflitto
    permanente, e li parco, malgrado le sue eccezionali qualità e potenzialità, finiva degradato e frammentato. Con tutte le immaginabili conseguenze sul regime venatorio, l’impiantistica sciistica e l’assetto urbanistico

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