Un premio per ricordare

Un premio per ricordare

La data per l’undicesimo premio Avus 2009 è fissata come sempre per il 5 aprile . Il giorno prima della devastazione attuata dal mostro con la complicità di qualche umano ( qualcuno lo definisce disumano).

Certo per una magnitudo 5.9 come quella de L’Aquila in Giappone non ci si alza nemmeno dalla sedia dove si sta lavorando. Prima di quella notte ( non parlo di edifici antisismici in una città distrutta due volte totalmente nel 1400 e nel 1700) non ci fu nemmeno la comunicazione , ovvia in una città costruita con basi ingegneristiche mediocri.

Anzi “gli scienziati” tranquillizzarono tutti e il comune non aveva nemmeno posizionato i cartelli di fuga obbligatori per legge anche se pochi rispettano circolari e cittadini) in caso di emergenza. La magistratura ,per ora siamo dopo 15 anni ancora al primo grado civile, dice che la colpa è stata degli aquilani e degli universitari che “hanno sbagliato a non uscire di casa.”

Il premio Avus 2009 “per la migliore tesi sulla prevenzione sismica ” ricorda che tanti errori sono stati compiuti anche dopo L’Aquila . Ricordatevi le sentenze di Rigopiano , Viareggio, Genova , Ischia. Insomma non si sono fatti sostanziali passi in avanti , si muore ancora.

Per questo il premio , la giuria si riunirà il 21 marzo nuovamente per decretare il vincitore dopo aver deciso la cinquina, resta un momento di riflessione che per l’edizione numero 11 incontrera’ gli alunni dei licei del “Domenico Cotugno ” dell’Aquila . 

Dopo questo racconto , Vittorio Verducci , raffinato studioso e poeta abruzzese mi ha chiesto di pubblicare questo suo pensiero

AQUILA REGALE

Ed urlò, nella notte tenebrosa,

il satanico ghigno, a tradimento,

e s’agitò, spregevole, violento,

nella terra d’Abruzzo, generosa: 

e rovinò maligno, senza posa,

in un informe ammasso di cemento,

e fu dovunque polvere e tormento,

e infranta l’arte ad Aquila radiosa.

Risuonarono lese le campane

per tanta gente che non vide il giorno; 

quanti studenti di città lontane

raccolsero un alloro disadorno!

E rovinò in un funereo pianto

d’un’Aquila ferita il volo infranto.

Ma in più superbo canto

oggi rivoli, sciolta da ogni male,

in ampi giri, Aquila regale,

sul lembo del Gran Sasso ormai risorta.

Ma pur se quella notte è ormai lontana,

da un campanile, lenta, una campana

suona a ricordo della gente morta.

Notaresco, 7 marzo 2024

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