Un giallo il furto e il ritrovamento di due quadri di Pasquale Celommi.

Un giallo il furto e il ritrovamento di due quadri di Pasquale Celommi.

di Mario Giunco

Ha dell’incredibile il rinvenimento casuale, nel giardino della Villa comunale, di due tele di Pasquale Celommi, di proprietà della famiglia Filippone-Thaulero, trafugate nel 2001. La prima è “Il mio gioiello”, risalente a fine Ottocento, rappresenta una popolana, che mostra un bambino nudo, il suo ornamento.

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La seconda è nota con il titolo “La profuga” ed è databile intorno al 1919.  E’ un quadro famoso, di cui, secondo quanto riferisce Raffaele Aurini nel suo “Dizionario bibliografico della gente d’Abruzzo” (1955), il pittore eseguì due copie per lo stesso committente. Una donna è ritratta a mezzo busto, con un fagotto sul braccio, mentre guarda i monti alle sue spalle.

Dopo la disfatta di Caporetto, moltissimi civili fuggirono oltre il Piave e ripararono anche a Rosburgo. La giovane Anna Danelon e i suoi famigliari, provenienti dal Friuli, si sistemarono in un misero alloggio in Piazza della verdura (l’attuale Piazza Dante). Qui la ragazza trovò amore e morte. Fu uccisa il 15 agosto 1918 dal suo “fidanzato”.

L’assassino se la cavò con una pena irrisoria. I particolari della vicenda sono ricostruiti nel libro di Elso Simone Serpentini , “La casa delle profughe “ (Ed. Artemia, 2011). Due opere del capostipite dei “pittori della luce” tornano a casa. Sarà possibile ammirarle nuovamente, dopo le mostre che si svolsero, nel 1980 e nel 1988, nella Villa comunale?

Altri tempi, è vero. Il Comune di Roseto ha acquistato e possiede dieci opere di Pasquale Celommi (“Il ciabattino”, “Saluto all’aurora”, “Nel campo di lino”, “Odalisca”, “Autunno”, “Nellina”, “Il segreto”, “Ritratto di donna”, “Ritratto di uomo”, “Scena di mare”). Tutte hanno un’unica particolarità: sono invisibili da dieci anni!

Un pensiero su “Un giallo il furto e il ritrovamento di due quadri di Pasquale Celommi.”

  1. Non mi è chiara la vicenda della scomparsa delle due tele di Pasquale Celommi. Chi le rubo’?

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