Tonino Valerii, per “un pugno di dollari” e Goldoni
“PER UN PUGNO DI DOLLARI” COMPIE SESSANT’ANNI. UN RICORDO DI TONINO VALERII
Il 16 settembre tornerà in sala la copia restaurata dalla Cineteca di Bologna di “Per un pugno di dollari”, il film di Sergio Leone uscito nell’agosto 1964, che aprì la strada alla fortunata stagione degli “spaghetti western”. Un successo inaspettato, realizzato in assoluta economia, riciclando il set per le riprese. E “ispirandosi”, per la trama, alla “Sfida del samurai” del regista giapponese Akira Kurosawa, interpretato da Toshiro Mifune (1961).
Tonino Valerii (1934-2016) era addetto all’edizione del film presso la società Jolly, che doveva distribuirlo, ma senza crederci molto. Tanto più che Leone aveva smarrito la sceneggiatura originale e le battute erano state ricostruite sul momento. Ma per lui non era un problema. Sapeva raccontare così bene le sue opere, parola per parola, effetti visivi e sonori, musiche comprese (“Omero e Rossini”, si è detto del suo sodalizio con Morricone), da farle vedere come già pronte.
Era soprannominato “10 in orale”. Ma fu proprio Valerii, che vide per primo il girato, a persuadere i distributori recalcitranti, Papi e Colombo. “Per un pugno di dollari” era paragonabile a “I magnifici 7” di John Sturges, il “western” che andava per la maggiore. Il film di Leone, proiettato quasi per scommessa in pieno agosto e in un cinemino di periferia di Firenze, incassò quattrocentomila lire il venerdì, cinquecentomila il sabato, ottocentomila la domenica, un milione e quattrocentomila il lunedì, giornata di solito di scarsa affluenza di pubblico.
Nemmeno Leone se lo aspettava. Poi fu trionfo. Valerii ebbe un ruolo anche nelle successive vicissitudini del film. L’accusa di aver “copiato” la “Sfida del samurai” non restò a mezz’aria. La casa produttrice Toho Film, a titolo di rimborso, ottenne gratis i diritti del film per il mercato giapponese. Leone si inferocì. Ma non bastava.
Per evitare ulteriori strascichi legali, che pure si minacciavano, Valerii, ormai difensore dichiarato della pellicola, fu incaricato dalla Jolly Film di trovare un’opera letteraria del passato, che potesse in qualche modo richiamarsi a “Per un pugno di dollari”, con la speranza che i nipponici la bevessero.
Ecco come la raccontava Tonino: “Tirai fuori ‘Arlecchino servitore di due padroni’ di Goldoni, vergognandomi un po’. Ebbi trecentomila lire di premio, la causa poi non ci fu. Leone, qualche volta, si è rivenduto questa storia di Goldoni, ispiratore dello ‘spaghetti western’”. Che forse sarebbe meglio chiamare “Goldoni western”!
Per approfondire la figura di Tonino Valerii

Nello scrigno di gioielli rari di Umberto Braccilli questi aneddoti sul nostro montoriese Tonino Valerii hanno un valore che giudicare inestimabile non gli rende piena giustizia: se il cinema italiano ha havuto un ultimo, o quasi, guizzo di successo internazionale, successo di critica, proprio così, oltre che di cassetta, lo dobbiamo proprio a lui, prima che a Sergio Leone, alla sua regia creativa, alla sua straripante cultura cinematografica che nasce, prima che sul set, dalla lettura dei libri, dalla rielaborazione delle storie lette, per finire alla riscrittura di storie senza tempo. Grazie Umberto per aver condiviso queste gemme!