STORIE DI EMIGRAZIONE ABRUZZESE: LA MINIERA DI MONTENEVE IN ALTO ADIGE
Sono tante le storie sconosciute intorno all’emigrazione abruzzese. Quella dei minatori di Monteneve , in Alto Adige, è riemersa grazie ad un documentario prodotto dalla sede regionale di Bolzano. Curato da Silvia Torresin con la regia di Peter pAUL Kainrahth , lo troviamo tra gli argomenti del mensile “Abruzzo nel mondo” pubblicazione diretta da Antonio Bini che firma questo pezzo di storia sconosciuto.Il racconto
Nel documentario si racconta la storia della miniera
di Monteneve, la più alta d’Europa, e dei suoi
minatori. Molti erano abruzzesi, in particolare di
Scanno. A Monteneve, a pochi chilometri dal confine con
l’Austria, si trovava un tempo il più alto insediamento
minerario d’Europa, raggiungibile solo a piedi.
Per otto secoli i minatori hanno estratto argento, piombo
e zinco ad oltre 2.300 metri di altitudine, sulla catena
montuosa tra la Val Passiria e la Val Ridanna.
Nell’immediato dopoguerra, furono molti gli abruzzesi
che emigrarono nelle miniere in Belgio, altri ritennero di
scegliere le miniere di Monteneve, pensando di rimanere
in Italia. Lì scoprirono che si parlava il tedesco. Il villaggio,
costruito nei pressi della miniera, era condiviso da minatori
di lingua tedesca e di lingua italiana, una convivenza
che si rivelò alquanto positiva, come ricordano i superstiti
e alcuni discendenti, in Alto Adige come in Abruzzo. Le
condizioni di vita erano estreme per il freddo e la neve.
La concentrazione di minatori scannesi si deve soprattutto
alla figura dell’ingegnere Orazio Giuseppe Serafini,
che andrebbe meglio conosciuta (originario di Scanno,
direttore della miniera dal 1948 al 1958). Non solo scannesi,
ma anche provenienti di altri paesi abruzzesi presero
la strada il treno per Vipiteno. L’ingegnere, dopo la
grave crisi conseguente al crollo dell’economia pastorale
avvenuta durante l’occupazione tedesca, rappresentò un
riferimento per tanti che intendevano sfuggire alla miseria.
È anche presumibile che Serafini avesse ritenuto i suoi
compaesani affidabili e anche capaci di integrarsi in un
ambiente difficile come quello di Monteneve, dove la vita
era proibitiva anche fuori della miniera, con la neve che
ricopriva le aree esterne anche per nove mesi l’anno.
La realtà ricostruita dal documentario mostra questo
singolare contesto sociale, un’unica coesa comunità. I
superstiti sono ormai pochissimi, con le vite falcidiate
dalla silicosi. Un ex minatore, Heinrich Maurmair, sembra
ricordare quegli anni con nostalgia, asserendo che in
fondo “eravamo tutti italiani”. L’attività estrattiva è cessata
nell’anno 1985 ed attualmente le sedi di Monteneve
e Ridanna fanno parte di un unico complesso museale,
facente parte del Museo Provinciale delle Miniere. Il documentario,
presentato a Scanno il 17 maggio 2025, presso
la sala Calogero, è visibile su You Tube.
