E’ morto Claudio Angelozzi, uomo buono, onesto. Fu un bravo sindaco e storico dei luoghi che amava
E’ volato in cielo. Mi faccio suggerire dal mio cuore , chi era .Persona seria,intelligente, etica. Piacevole discutere con Claudio era un piacere. Uomo di sinistra “credente” e non per opportunismo, ottimo sindaco, integerrimo. Lo facciamo raccontare a Mario Giunco che anni fa scrisse un profilo per una rivista. Avere una recensione da Mario Giunco significa aver passato l’esame di “brava persona”. Mario recensì’ un suo libro.
FRA IMPEGNO E AFFETTI
di Mario Giunco
Claudio Angelozzi, già sindaco di Roseto, racconta in un libro la sua esperienza umana e politica
Si nota appena, fra volumi di ogni genere, in una sola edicola di Roseto. Come si addice al carattere dell’autore, schivo e riservato, anche nei momenti istituzionali. Eppure il libro di Claudio Angelozzi, “Storie di vita. Per capire il presente guardiamo anche il passato” (Hatria Edizioni) merita di essere conosciuto.
Perché è storia di una vita, che si realizza nel lavoro, nell’impegno politico e civile, negli affetti familiari, nelle amicizie ed è anche storia di un periodo, che sembra lontano, ma che è lì, dietro l’angolo, e che forse deve essere visto nella giusta luce. Il libro è un contributo notevole in questo senso, l’unico finora apparso sugli ultimi decenni del secolo scorso, scritto da chi è stato parte non piccola negli avvenimenti.
Non una biografia minuziosa, o una ricerca pedantesca, ma il percorso di un’esistenza “privata” che diviene “pubblica” e si regge sul filo dei ricordi, “sine ira et studio”, senza indulgere a rancori o a umane debolezze. Belle le pagine che ricordano gli anni atriani, la famiglia numerosa che abita nel centro storico, i giochi di guerra nei vicoli e nei prati (il piccolo Claudio sta con gli indiani, non con i “nostri”, che hanno la meglio nei western), i tramonti d’estate sul Gran Sasso, la fonte nascosta Brecciola, evocatrice di fantasie , il bagno nel torrente Piomba, i Rom, che arrivano a Capo d’Atri, “misteriosi, terrificanti e affascinanti”, il “posto delle fragole”, rifugio e angolo per segreti pensieri.
Poi gli studi da geometra e le prime passioni politiche, che sembrano realizzarsi, nel 1967, con un viaggio a Cuba, sulle orme del Che, ucciso quell’anno, ma si fermano nella sede dell’ambasciata di Roma. Quindi il lavoro a Milano, agli inizi della contestazione giovanile, mentre il 12 dicembre 1969, nella sede della Banca dell’Agri coltura di Piazza Fontana, esplode l’ordigno, che provoca 17 morti e 88 feriti.
Capisce “cosa vuol dire il terrore, il dolore, lo sgomento, quel senso di vuoto che ti assale e la paura”. Fra gli arrestati l’anarchico Pietro Valpreda. “Un colpo al cuore mi arrivò al nome di Valpreda: la segretaria della Direzione tecnica era l’abile, professionale e dolce Maddalena Valpreda, detta Nenè, la sorella del ‘mostro’ che io spesso accompagnavo la mattina con la mia Fiat 500”.
Nei primi anni Settanta si stabilisce a Roseto e concretizza il suo impegno politico. Il primo comizio. “All’angolo di piazza Ungheria c’era una casetta a due piani, al piano terra avevamo la sezione del Pci, una scaletta esterna portava al primo piano dove vi era un piccolo alloggio. Quella sera, per me, doveva essere particolarmente importante, da ricordare, lo sentivo dentro di me, da quando, il giorno prima della chiusura della campagna elettorale per le comunali, mi avevano annunciato che dovevo parlare dal balcone, sopra la sezione, nella piazza.
Avevo preparato alcuni foglietti numerati, avevo provato a ripetere, anche calcolando il tempo, sapendo che non dovevo dilungarmi troppo perché dovevano parlare il segretario cittadino Gino Parisciani e l’on. Libero Pierantozzi”. Era il 1974 e fino al 1994 compie il suo “cursus” politico, culminante, nel 1988, con l’elezione a Sindaco. E’ un periodo travagliato per la città. L’alleanza fra i partiti della sinistra storica, Pci e Psi, si infrange nel 1987. Si prefigura la nuova alleanza Pci-Dc, uno dei primi esempi, anche a livello nazionale, di quello che, non senza ironia, era definito “compromesso storico”. Angelozzi ricostruisce questi avvenimenti in pagine esemplari, per chiarezza ed equanimità, che da sole danno la misura, morale prima di tutto, dell’autore.
Davanti ai nostri occhi balzano figure di amministratori ormai scomparsi, i tre sindaci Giovanni Ragnoli, Pio D’Ilario, Domenico Cappucci, che con diverse – talvolta non contrastanti – visioni politiche, contribuiscono a rendere Roseto “modernamente civile”. Accanto alle vicende della Monti, la battaglia per liberare la Statale Adriatica dal traffico pesante (nel 1989 emette un’ordinanza di divieto di passaggio dei mezzi pesanti sulla SS16), vi sono gli aneddoti della quotidianità, ora tristi, ora lieti, che segnano la vita di un primo cittadino. Lasciamo al lettore il piacere della scoperta di una città imprevedibile e poco nota. Il libro riserva sorprese anche nella seconda parte, dedicata a riflessioni con i lettori del proprio blog.
Angelozzi, amante della ricerca storica, non si sottrae al dialogo e si congeda (provvisoriamente) con osservazioni, che inducono alla speranza : “Io non so se la soluzione al disagio giovanile siano strutture come un centro sociale, ma certo mancano centri di impegno e di incontro, che prima, in parte, erano i partiti storici e popolari. Dalla generazione dell’impegno totalizzante, allo smarrimento attuale, propongo una terza via dettata dal buon senso.
Propongo un patto generazionale e culturale dove le colpe dei padri e dei nonni vengano riconosciute, con l’impegno da parte dei giovani di costruire insieme nuove ipotesi, tenendo conto degli errori e delle contraddizioni sperimentate e dove il lavoro sia sinonimo di riscatto”.
