Sostiene Mario Giunco . Ripassare il dialetto in un libro di Daniela D’Alimonte

Sostiene Mario Giunco . Ripassare il dialetto in un libro di Daniela D’Alimonte

Se Mario scrive una recensione su un libro , bisogna acquistarlo. Non mente mai. Il proprio bagaglio di conoscenze sarà sicuramente “più pesante” . Ho letto anche io il lavoro di Daniela, una proposta che dimostra la validità dello studio della ” nostra seconda lingua”. Lavoro importante quello della Ianieri edizioni, con una collana molto interessante. Consulta il catalogo

PAROLE D’ABRUZZO

“Lu sciantalone”, che indica l’altalena, è una parola conosciuta solo a Roseto degli Abruzzi. Nel peligno lo stesso oggetto si chiama “nzembele”, nel chietino “ndindalò”, a San Vito “sciannaricule”, a Casalbordino “nannacolle”, a Furci “cacasciunne”, a Guastameroli“sciannaficure”, a Bomba “sciunnaranne”, in area adriatica “sciannavelle”: tutti termini connessi a “scianna”, piccola culla a dondolo.

A Silvi l’arcobaleno era detto “pondumane”, forse perché – a parte lo strano riferimento al fiume Vomano – sembrava segnare il rinnovato patto fra Dio e gli uomini, dopo il diluvio. “Lucciaccappèlle”, “ciattè”, “focangule”, “cacalume”, “luciattè”, “luceatterre”, “cocciapannelle”, “cinciacappelle” sono le lucciole, in diverse località della regione.

Queste e simili delizie si possono cogliere nell’elegante, documentato volume “Parole d’Abruzzo” di Daniela D’Alimonte, pubblicato da Ianieri Edizioni di Pescara nella nuova collana “Comete. Scie d’Abruzzo” (pp. 135, euro 13,50). Di ognuna delle ventisette voci riportate – che vanno da “abballe” a “travocche” – sono presentate etimologie, attestazioni e varianti.

“E’ opportuno avere la piena consapevolezza – scrive Daniela d’Alimonte – che il dialetto ha una sua ricchezza espressiva, una complessità, una importanza che non hanno nulla da invidiare a quelle della lingua italiana e che, anzi, a volte sono addirittura superiori”. 

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