SOSTIENE MARIO GIUNCO :FERNANDO AURINI, AFFETTUOSO E IRONICO  OSSERVATORE DI UN MONDO SCOMPARSO.  IL RICORDO DI GIGINO BRACCILI E IL LIBRO DI LUCIO DE MARCELLIS ENTRAMBI SCOMPARSI

SOSTIENE MARIO GIUNCO :FERNANDO AURINI, AFFETTUOSO E IRONICO  OSSERVATORE DI UN MONDO SCOMPARSO.  IL RICORDO DI GIGINO BRACCILI E IL LIBRO DI LUCIO DE MARCELLIS ENTRAMBI SCOMPARSI

Fernando Aurini (Teramo, 17 gennaio 1920 – 4 novembre 2003) era uomo di raffinata cultura, conversatore brillante, scrittore impareggiabile dai molteplici interessi. Era fratello di Raffaele Aurini, mitico bibliotecario della Delfico, autore del “Dizionario bibliografico della gente d’Abruzzo”.  Giornalista (collaboratore per 54 anni de “Il Messaggero” ), della radio e della televisione regionale , redattore e direttore di numerose testate, musicologo,  collezionista e studioso di fotografie storiche, esperto di enogastronomia, è stato custode  delle più genuine tradizioni della nostra terra.

Un “fraterno amico” lo definiva Gigino Braccili, che lo aveva conosciuto nel dopoguerra.  “Veniva spesso a Roseto, anche nelle stagioni non adatte ai bagni, per far visita alla cugina Giselda, una camiciaia che aveva sposato Vincenzo Paris, pittore di ammirati affreschi nelle ville patrizie ”. (Vincenzo Paris visse tra il 1864 e il 1949. Contemporaneo di Pasquale e Raffaello Celommi, affrescò le ville Paris, Clemente, Savini, Passamonti,  Ponno).  “Durante i nostri incontri – continuava Braccili – parlavamo di giornalismo. Leggevo, con  voracità maniacale, i suoi articoli che apparivano quasi quotidianamente su ‘Il Messaggero’, ‘Il Resto del Carlino’ e ‘Il Mattino d’Abruzzo’ . Seguivo incantato i suoi discorsi.  Fernando preferiva sempre la battuta secca e rispettosa, ma pur sempre battuta, della quale non poteva fare a meno. Non amava molto la cronaca, ma doveva scriverne forzatamente, perché il giornale gli pagava una lira per ogni rigo pubblicato.

La sua vita è stata un susseguirsi di stagioni diverse.  Il 27 marzo 1953 è stato presente all’inaugurazione della trasmissione  della Rai ‘Corriere d’Abruzzo e Molise’ , che esordiva con la sigla della canzone ‘Vola, vola, vola’. Ben presto la sua vocazione per il teatro lo ha portato ad  interpretare ‘cumpare Vradducce’, un vecchio brontolone che sentenziava ‘sotte la torre de lu ‘ddome’. Poi è stato ammaliato dal piccolo schermo. Negli ultimi anni si è dedicato  all’attività di organizzatore, sovrintendente , impresario e consulente musicale. Ha portato concerti, opere liriche, spettacoli in tutta la  regione, ed anche fuori, occupandosi della redazione di testi di programmi di sala e di monografie”. 

Lucio De Marcellis, studioso di grandissimo valore, scomparso anzi tempo, nel libro “Memorie d’Abruzzo”  (Ed. Edigrafital, Teramo 2006), oltre a testimonianze di amici ed estimatori, riporta la sintesi degli articoli di Aurini, dal 14 settembre 1946 (“Il Messaggero”) al  5 dicembre 2000 (sempre “Il Messaggero”).  Alcuni degli argomenti prediletti: Archivi e Biblioteche;  Teatro e cinema;  Bande musicali; Briganti e brigantaggio;  Educazione musicale, culturale e artistica dei giovani; Magia, incantesimi e occultismo; Musica lirica;  Gastronomia;  Turismo. Si aggiunge la rievocazione di personaggi abruzzesi del passato, tra cui  Luigi Antonelli, scrittore e commediografo, Gaetano Braga, musicista, Melchiorre De Filippis Delfico,  caricaturista, Antonio di Jorio, compositore,  Pancrazio Primo Riccitelli, musicista nato a Campli, allievo prediletto di Pietro Mascagni; le sue composizioni – ad eccezione de “I Compagnacci” e di “Madonna Oretta” – sono andate perdute. Su Riccitelli Aurini ha scritto anche un soggetto cinematografico.

A dimostrazione del suo amore per la musica, l’ultima sua pubblicazione, nel volume “Nemo propheta in patria”, edito dall’Agenzia regionale per la promozione culturale di Giulianova (2002) – è stata un saggio sul baritono teramano Vincenzo Quintilii Leoni, morto “solo e dimenticato” a Città del Messico nel 1896. Aurini ha arricchito il testo con la sua simpatia  per il cantante e con il rimpianto per la  Teramo ottocentesca, per le sue figure caratteristiche e la sua intensa vita culturale, imprimendo al racconto il tono di una commossa rievocazione. 

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  1. Mio “compare” di nozze…Semplicemente Indimenticabile. Con Gigino e Lamberto sono stati i miei “zii”, amati mentori. Da loro ho imparato a vivere, a pensare, a scrivere e ad amare le cose belle della vita…

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