Sostiene Mario Giunco

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IL DEVOTO MIROCCO 

La lapide di Montepagano, una testimonianza di pietà religiosa risalente a quattrocento anni fa

Era sotto gli occhi di tutti, il posto migliore per nascondere qualcosa. Come in un famoso racconto di Poe. Eppure nessuno se ne era accorto. Il reperto, rinvenuto per caso nella chiesa di san Rocco di Montepagano, ha una sua vita, che può destare qualche curiosità.

Il passato del borgo, noto attraverso gli storici antichi (Palma, Brunetti,  Savini, Sorricchio) e moderni  e gli atti dell’Università (come allora si chiamava il Comune), non è un libro completamente aperto. Per fortuna. Anche le briciole sono bene accolte e parlano, dopo quattrocento anni.  La pietra incisa, di forma quadrangolare, di circa un metro di lato, è datata luglio 1606.

Era appoggiata a rovescio al muro di un minuscolo locale per la rimessa di attrezzi e arredi sacri, appena coperto da una tenda. Sfuggita perfino a un ricercatore attento, quale il compianto parroco don Roberto Borghese, si trovava lì almeno dal 2005, quando l’edificio fu rifatto per la terza volta.  La chiesetta,  dedicata a san Rocco, santo protettore dalla peste, era stata edificata nel 1527, mentre il morbo infuriava nell’Abruzzo teramano.

Nel 1915 il parroco don Vincenzo de Nigris, con l’aiuto della popolazione, l’aveva ricostruita. La lapide è scritta in buon latino. Il  segno del lapicida è regolare e abbastanza chiaro, con le consuete abbreviazioni e con qualche lettera persa.  Il dedicante,  tal Miroccus, “ducum Hadriae de Aquaviva de Aragona alumnus et in eorum arduis negotiis a secretis assidue versatus”, erige un altare a gloria di Maria Vergine Lauretana (la Madonna di Loreto) per la moglie e per i suoi defunti, destinando quattrocento ducati ai sacerdoti del luogo, con l’onere di celebrare cento messe nella settimana successiva alla sua morte e, ogni anno, nella ricorrenza di essa. Miroccus è un nome non molto diffuso.

Stupisce un po’ che corrisponda ad un santo saraceno, riportato negli “Acta Sanctorum” (raccolta enciclopedica di documenti relativi ai santi della Chiesa), nel mese di ottobre: “Miroccus Saracenorum dux”, “Mirocco comandante dei Saraceni”,  i crudeli pirati (arabi e turchi) che infestavano le coste adriatiche. Il nostro poteva essere di lontana origine saracena, o slava, albanese,  croata, greca. Allevato ed educato a corte, era diventato un personaggio di prestigio, uomo di fiducia, segretario dei duchi d’Acquaviva, abile nel trattare affari complicati. Ce ne erano anche a Montepagano. Ma come spiegare la devozione di Mirocco per la Madonna di Loreto? Secondo tradizione, la Santa Casa – la dimora in cui visse Gesù bambino  –  fu portata in volo dagli angeli da Nazareth (nel 1920 la Madonna è stata proclamata protettrice degli aviatori da papa Benedetto XV ) in diverse località, dall’Illiria alle Marche, dal 1291 al 1294 e posata definitivamente a Loreto nel 1296. Nel 1468 iniziarono i lavori per la costruzione della Basilica, completati agli inizi del Seicento.

Ma non mancavano dubbi e discussioni sull’autenticità della reliquia e sul suo viaggio aereo, finché  papa Sisto V, con la bolla del 17 marzo 1586, sancì  che “il tempio di Loreto conteneva la sacra stanza consacrata dai misteri divini”. E’ il motivo per cui, sul sagrato della Basilica, possiamo vedere il monumento a lui dedicato.  Sisto V, al secolo Felice Peretti  (1521-1590), nato a  Grottammare da famiglia proveniente dalla Croazia, era passato a predicare a Montepagano , umile fraticello francescano.  

Secondo una leggenda, divenuto papa avrebbe contribuito alla costruzione della campana o al restauro della torre della chiesa di Sant’Antimo.  A Montepagano il ricordo del pontefice e la sua bolla sulla Santa Casa non potevano essere passati sotto silenzio.  Si spiegherebbe così la scelta di Mirocco di erigere un altare alla Vergine Lauretana, proprio nel luogo in cui padre Felice aveva predicato.  

Nel 1873 il Comune espropriò e abbatté la mal ridotta chiesa  per motivi di pubblica utilità, lasciando intatto solo il campanile,  ricostruito nella parte superiore e modificato nella struttura nel 1892. Si può ipotizzare che nell’occasione,  scomparso l’altare dedicato alla Madonna di Loreto, la lapide di Mirocco fosse trasferita nella chiesa di san Rocco. Forse per una vaga assonanza  fra i due nomi, senza avere ben compreso il testo. 

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