Quel gran genio del mio amico è arrivato… a Torino
Uno ci deve nascere, non c’è niente da fare. Concezio Del Principio con il suo libro “Ci sono anch’io” lo dimostra. E’ una storia vera che parla di una famiglia vera. Potrebbe essere un libro didattico e anche terapeutico per gli altri.
Concezio non ha fatto nessuna sforzo per produrre questo racconto. Si è fatto portare dai ricordi e dal cuore. Ha un vantaggio sicuramente rispetto a molti. Ama la sua famiglia non nel senso che i figli sono “foraggiati” per vestire alla moda, non hanno l’ultimo smartphone uscito che non viene usato, quando si va a cena fuori, per distrarre il più piccolo , per cartoni animati seguiti ad alta voce. Li avete presenti, spesso, in un ristorante?
Denaro investito per far studiare i “piccoli” che poi hanno chiesto si una cosa che avevano in animo di avere. No, non l’auto di proprietà a diciotto anni. Semplicemente studiare la musica e Federico e le gemelle sono diventate musiciste.
Il segreto? Non c’è segreto ma c’è Daniele che cementa il gruppo . Dolce, autistico, espressivo nella sua non espressività. E’ il “finanziatore” di questa famiglia.
Manca un personaggio di questa storia. Monica, la moglie di Concezio. Con un trucco l’ho lasciata per ultimo perchè vi voglio presentare un brano di questo libro salito fino a Torino per essere presentato al festival internazionale del libro. Monica è l’altro cemento che mancava in questa “felicità”. Concezio, prima del si, camminava con la lingua che strisciava per terra.
QUESTO E’ UN PICCOLO BRANO
Il mio caro amico seduto accanto a me, mi guardò accennando un sorriso e mi disse: “Stai parlando di Monica? Ma davvero non sai cosa dirle?”
“Ah, adesso non ti ci mettere pure tu!” gli risposi disgustato e indispettito.
Ma lui continuava a sorridere, anzi, dopo la mia risposta, cominciò a ridere. “Ma come fai ad essere così ingenuo?” mi disse mentre rideva.
“In pratica lei ti sta dicendo che vuole avere una storia con te, vuole stare con te” e quasi contrariato concluse: “Adesso hai capito cosa dovevi dirle?”
Lo guardai meravigliato ed allibito. Non riuscivo a proferire parola. In effetti poteva essere verosimile l’interpretazione data alla vicenda dal mio amico e compagno di scuola.
Mi cadde il mondo addosso, mi sentivo peggio di prima. Per me era solo un’amica, anzi più una conoscente che un’amica, con la quale condividevo i momenti di vita parrocchiale e basta, non avevo mai avuto scambi di opinione, né condiviso momenti al di fuori del gruppo, una “inconsapevole” conoscente che mi era oltretutto completamente indifferente.
“Se così fosse, come dici tu, il problema a questo punto sono io: a me lei non piace minimamente, ma neanche un po’, ma neanche lontanamente!” affermai, come a voler togliere ogni dubbio dalla mia effettiva volontà.
“E poi tu sai che in questo momento sono alla ricerca di un contatto con la ragazza della quale ti parlo spesso e che conosci benissimo…”.
Ma la sua soluzione, nonché proposta mi disorientò:
“E mica ci devi stare per sempre! Mica devi firmare un contratto! Siamo all’inizio dell’estate, ci stai insieme per qualche mese, ti diverti un po’ e poi verso settembre la lasci!”
Il suggerimento mi fece pensare un po’: effettivamente sprecare un’estate con la possibilità di rimanere solo in attesa che qualcosa succedesse, non era il caso. La situazione poteva essere cambiata e modellata in mio favore. C’era un problema grande da superare: farmela piacere, convincermi che poteva essere allettante, e questo al cuore non lo si poteva imporre. Ma la ragione spingeva verso la soluzione prospettatami dal mio amico. Mi dicevo, per convincermi: “Dai prova! Che ti costa? Male che vada puoi sempre ritornare indietro e chi si è visto si è visto!”
Dopo averci tanto riflettuto, mi decisi a fare il grande passo.
Il venerdì pomeriggio del primo luglio del lontano 1983, incontrandola al parco, alla sua domanda rivoltami per l’ennesima volta: “Ma tu non dovevi dirmi qualcosa?”, io le risposi deciso: “Sì, e te la dirò più tardi, alle 19 davanti alla Chiesa di San Nicola”. Forse lei non se lo aspettava, mi guardò stupita e mi disse: “Ci sarò!”
