Sostiene Mario Giunco

Sostiene Mario Giunco

Cominciamo ad avvicinarci al secondo appuntamento con i “pomeriggio di Gigino”. La data fissata è quella del prossimo 4 febbraio all’Hotel Bellavista di Roseto alle 18. Si parlerà e si vedrà tanto, anche dal vivo, intorno ai “pittori della luce”, cinque generazioni di artisti. Questa definizione fu proprio di Luigi Braccili, amico del figlio di Pasquale, Raffaello Celommi, e amico stretto di Gigino . Mario Giunco ci parla in questo articolo di un “pezzo” acquistato all’asta da un privato e quindi impossibile da vedere .

L’INVISIBILE “TARANTELLA”  DI PASQUALE CELOMMI

di Mario Giunco

Ammirata per un breve periodo nel 2018 a Pescara, nella casa natale di Gabriele d’Annunzio, la “Tarantella” di Pasquale Celommi ha ripreso la via della collezione privata, da cui proveniva. Acquistata in un’asta a New York, ha seguito il destino di altre opere del capostipite dei “pittori della luce”, destinate a rimanere privilegio di pochi. La tela rappresenta un cortile rustico, con una buia cantina sullo sfondo. Due ballerini sono trascinati dal vortice della danza, mentre altri attendono il loro turno. Su una panchina un’anziana sembra pensare ai giorni che furono e una ragazzetta scalza osserva. Una donna, con un bambino in braccio, completa la scena, illuminata da una luce straordinaria. Anche una sommaria descrizione fa intendere che è un lavoro di tutto rispetto. Nel 1881, dopo la nascita del figlio Raffaello, il pittore decide di lasciare Firenze.

Torna in riva all’Adriatico, da dove era partito otto anni prima, per perfezionarsi nell’Accademia di Belle Arti di quella città. E’ una scelta d’arte e di vita. Due sue tele, “Odalisca al bagno” e “Vecchio abruzzese”, erano state ammirate a Torino nel 1880. Nel 1883, sempre a Torino, era stato esposto “Arrivo degli sposi” e, nel Palazzo delle Belle Arti di Roma, “Tarantella”. Dovunque con grande successo, che anticipava quello delle esposizioni di Teramo (1888), Roma (1895) con “Ciabattino”, Torino (1898) con “Il mio gioiello”, “Lavandaia”, “Ragazza con canestro” e Firenze (1899) con “Canzonette popolari”, “Galanteria rusticana”, “Fra l’erba e i fiori”, “Uscita dal bagno”, “Segreto d’amore”.

Per dare un’idea delle quotazioni, un suo lavoro di quegli anni (cm. 64×126) si vendeva a 3.600 lire, mentre “Bestie da soma” di Teofilo Patini (1840-1906), di dimensioni quattro volte maggiori (allora i quadri si acquistavano anche a misura!), era pagato 6.000 lire dalla Provincia de L’Aquila. Pasquale Celommi era apprezzato per le “marine”, le scene agresti, i personaggi tipici, che diffondevano un messaggio di serenità e letizia e che trovavano facilmente acquirenti in Europa, America, Giappone, Australia. Accompagnavano gli emigranti nei loro viaggi della speranza. Il folklore era uno dei temi prediletti. Feste, riti, tradizioni popolari avevano nell’artista il loro cantore. Abiti, ornamenti, usi e costumi erano dipinti con la precisione di un etnografo e la nostalgia di chi già vedeva quel mondo declinare.

“LNel corso dagli anni – dal 1980 in poi – il Comune di Roseto ha creato un prezioso patrimonio di tele di Pasquale Celommi. Dieci in totale: “Ciabattino”, “Odalisca”, “Nellina”, “Saluto all’aurora”, “Nel campo di lino”, “Segreto”, “Autunno”, “Scena di mare”, “Ritratto maschile”, “Ritratto di donna”. Ma tutte “invisibili”, da troppo tempo. Come “Tarantella”, solo da immaginare

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