Quando non esistevano le app meteo e …si azzeccava di più.

Quando non esistevano le app meteo e …si azzeccava di più.

di Lido Panzone

Una volta non c’erano i mezzi di informazione oggi esistenti ed alla portata di tutti, come radio e televisione, pertanto le previsioni meteorologiche bisognava farle “in casa”, basandosi sulle esperienze e le conoscenze tramandate di padre in figlio. Queste nozioni di carattere puramente empirico venivano poste in essere nella maggior parte dei casi sotto forma di proverbi o sentenze e ogni famiglia ne faceva tesoro nella vita di tutti giorni.

Numerosi erano anche le invocazioni e i riti attuati per scongiurare e allontanare le avversità atmosferiche, come la grandine e i temporali, scatenati dagli spiriti maligni per distruggere le colture dei campi.

METODI EMPIRICI DI PREVISIONE DEL TEMPO

Il più delle volte le previsioni del tempo venivano eseguite sulla base dell’osservazione di fenomeni naturali, come ad esempio l’addensamento nuvoloso verificatosi su una determinata collina o il comportamento di un animale domestico.

L’inverno il punto di riferimento era la marina, mentre d’estate bisognava osservare cosa succedeva verso la montagna. Ad esempio, nei mesi invernali, se di sera verso il mare si addensavano nubi cupe e plumbee, vi era un’elevata probabilità che il giorno dopo nevicasse copiosamente. Tanto è vero che, per ribadire il rischio di abbondanti precipitazioni nevose che si correva per perturbazioni provenienti dal mare, si usava dire:

’Nchì la nève da la marìne,

pìje lu sàcche e và a macine;

‘nchì la nève da la muntàgne,

pìje lu sàcche e và a hudàgne!” 

Invece, nella stagione estiva, per sapere se c’era possibilità che si potessero scatenare violenti temporali pomeridiani, al mattino si dava uno sguardo alla cima del Gran Sasso: se era avvolta da una nuvola la pioggia era sicura. Questa credenza era suggellata dal detto:

Si la muntàgne si mètte lu cappèlle,

vénne la càpre e cùmpre lu mbrèlle; 

si la muntàgne si càle la vràche,

vénne lu mandèlle e arcùmpre la càpre!” 

Buoni “strumenti” di previsione meteorologica erano anche gli animali. Il gatto che si sgraffignava le orecchie indicava che il tempo stava per cambiare in peggio, mentre sarebbe stato bel tempo se le mucche si disponevano tutte da un lato. Un altro animale in grado di far capire che tempo faceva era il gallo: se all’alba cantava un numero pari di volte, durante la giornata non sarebbe caduta pioggia, se invece cantava un numero dispari di volte bisognava preparare gli ombrelli. Infine anche l’animale più discriminato, il verme, poteva essere utile per determinare l’evoluzione delle condizioni meteorologiche: quando i vermi erano incretati la pioggia era sicura, quando erano puliti si sarebbero avute belle giornate.

PREVISIONI MEDIANTE PROVERBI E SENTENZE

Numerosi sono i proverbi e le sentenze di meteorologia adoperati per prevedere il tempo; di seguito se ne elencano alcuni tra i più diffusi:

  • Livànte a li cùlle, àcque a li vàlle; livànte a li vàlle, àcque a li cùlle.

(Trad.: nebbia in collina, pioggia in vallata; nebbia in vallata, pioggia in collina.)

  • Livànte a la Ròcche, l’àcque sclòcche.

(Trad.: Nebbia a Roccafinadamo, la pioggia cadrà giù rumorosamente.)

  • Nère alla Ròcche, l’àcque sclòcche.

(Trad.: Se le nuvole si addensano grigie e cupe nella zona di Roccafinadamo, ben presto arriverà una bufera di pioggia.)

  • Sirène d’invèrne,  nùvele d’istàte, amòre da vìcchije e tròtte d’àsene: pòche dùre!

(Trad.: cielo sereno d’inverno e nuvoloso d’estate durano poco così come le passioni amorose dei vecchi e il passo al trotto di un asino.)

  • Sirène d’invèrne e nùvele d’istàte: chi si ni féte armène habbàte.

(Trad.: chi si fida del cielo sereno d’inverno e del cielo nuvoloso d’estate potrebbe avere brutte sorprese.)

  • Carnivàle ‘mbùsse, Pàsque assùtte.

(Trad.: Carnevale bagnato, Pasqua asciutta.)

  • Pàlme ‘mbùsse, manùppele assùtte.

(Trad.: se piove la domenica delle Palme, nel periodo della mietitura ci sarà bel tempo.)

  • Natàle ‘nghi lu sòle, Pàsque ‘nghì lu tizzòne.

(Trad.: Natale con il sole, Pasqua con il tizzone ardente per proteggersi dal freddo.)

  • Còme Catarinejèje, Natalijèje.

(Trad.: le condizioni meteorologiche che si verificano il 25 novembre, giorno di Santa Caterina, si ritrovano esattamente un mese dopo il giorno di Natale.)

  • Dòpe tre jlòne: àcque, vènte o nève.

(Trad.: dopo tre gelate seguono acqua, vento e neve.)

  • Quànde piòve a livandàre: o tre jùrne o na sittimàne.

(Trad.: quando piove con la nebbia il maltempo si protrae da tre a sette giorni.)

  • Cannelòra, cannelòre, si ci nèngue o si ci piòve dall’invèrne sème fòre, si ci stà sòle o sulitèlle sème dèntre l’invernèlle.

(Trad.: se il giorno della Candelora nevica o piove il clima rigido dell’inverno ha le ore contate, se invece c’è sole, anche se fievole, la stagione fredda non è ancora terminata.)

  • Màgge: tra fèste e màle tìmpe mi ni vàje.

(Trad.:il mese di maggio trascorre tra feste e maltempo.)

  • Acque d’apréle, ogne hòcce nu varéle.

(Trad.: acqua d’aprile, ogni goccia un barile.)

  • Lu sciròcche: ùje fére e dumàne sclòcche!

(Trad.: se oggi soffia il vento di scirocco, domani pioverà intensamente.)

  • Làche da vicéne, àcque da luntàne; làche da luntàne àcque da vicéne.

(Trad.: se l’alone luminoso è piccolo ed attaccato alla luna, la pioggia è vicina; se l’alone è ampio è diffuso nel cielo la pioggia è lontana.)

  • Alla prim’àcque d’ahòste, lu rìcche e lu pòvere s’arricunòsce

(Trad.: alla prima pioggia di agosto ricompare il fresco e il ricco si distingue dal povero perché mette in mostra, a volte anche sontuosamente, tutto ciò di cui dispone per proteggersi.)

  • Nùvele a picurèlle, àcque a sicchitèlle.

(Trad.: nuvole a pecorelle, acqua a secchi.)

  • Si lu hàlle cànte la sère, àcque, vènte e nève.

(Trad.: se il gallo canta al tramonto anziché all’alba, è segno che arrivano acqua, vento e neve.)

  • La nève marzulìne dùre da la sère a la matìne.

(Trad.: la neve di marzo dura dalla sera alla mattina.)

  • La nève marzaròle dùre come lu bbène tra la sòcere e la nòre.

(Trad.: la neve di marzo dura quanto il bene tra suocera e nuora.)

PREVISIONE CON “LI MISCIARÙLE”

Quello dei “misciarùle” era un metodo ritenuto infallibile per prevedere il tempo di un’intera annata. Nel mese di dicembre bisognava rilevare accuratamente gli eventi atmosferici per indovinare le condizioni meteorologiche che si sarebbero verificate nei dodici mesi dell’anno a venire.

I rilevamenti iniziavano il primo di dicembre per terminare il giorno della vigilia di Natale. In particolare, dal 1 dicembre al 12 si faceva la previsione per le prime quindicine di ogni mese, mentre dal 13 al 24 dicembre si prevedeva il tempo delle seconde quindicine.

Il tempo che si rilevava il giorno del 1 dicembre rifletteva dunque l’andamento meteorologico del periodo 1-15 gennaio dell’anno successivo, mentre il tempo del 2 dicembre dava una indicazione sulle condizioni climatiche del periodo 1-15 febbraio e cosi via fino al 12 dicembre, giorno in cui era possibile capire cosa sarebbe successo nel periodo 1-15 dicembre dell’anno venturo. A partire dal 13 dicembre iniziavano le previsioni per le seconde quindicine e, procedendo a ritroso, si indovinava il tempo iniziando dal periodo 16-31 dicembre. Il 14 dicembre invece si prediceva il clima per il periodo 16-30 novembre e cosi via …

Ad esempio, se il 2 dicembre si aveva una bella giornata si poteva tranquillamente asserire che i primi quindici giorni di febbraio dell’anno venturo sarebbero stati miti e clementi; se invece si registrava una giornata avversa bisognava prevedere un’inizio di febbraio rigido e freddoloso.

Naturalmente, registrare neve il 18 dicembre non voleva dire avere neve anche tra il 15 e il 31 luglio, ma indicava una fine di luglio fresca con temporali e bufere.

Un esempio chiarirà l’applicazione pratica del metodo.

Data della rilevazioneTempo rilevatoPeriodo di previsioneTempo previstoData della rilevazioneTempo rilevatoPeriodo di previsioneTempo previsto
1 dicembre 2001Pioggia1-15 gennaio2002Precipitazioni molto abbondanti13 dicembre 2001Vento16-31 dicembre2002L’inverno inizia a farsi sentire: bufere
2 dicembre 2001Pioggia intensa1-15 febbraio2002Precipitazioni, anche nevose14 dicembre 2001Pioggia e vento16-30 novembre2002Brutte giornate di pioggia intensa
3 dicembre 2001Variabile1-15 marzo2002Tempo incerto e perturbato15 dicembre 2001Poco nuvoloso16-31 ottobre2002Giornate grigie e probabili nebbie
4 dicembre 2001Poco nuvoloso1-15 aprile2002La primavera tarda ad arrivare16 dicembre 2001Sereno16-30 settembre2002Sole e temperature alte
5 dicembre 2001Sereno1-15 maggio2002Bellissime giornate primaverili17 dicembre 2001Pioggia16-31 agosto2002Temporali intensi e ripetuti
6 dicembre 2001Qualche scroscio1-15 giugno2002Temporali di scarsa intensità18 dicembre 2001Neve16-31 luglio2002Temperature sotto la media stagionale
7 dicembre 2001Sereno1-15 luglio2002Caldo ed afa asfissiante19 dicembre 2001Neve16-30 giugno2002L’estate tarda ad arrivare
8 dicembre 2001Sereno1-15 agosto2002Temperature elevate e clima soffocante20 dicembre 2001Sereno e freddo16-31 maggio2002Il sole splende ma l’aria è ancora fresca
9 dicembre 2001Nebbia1-15 settembre2002L’autunno è in anticipo21 dicembre 2001Sereno16-30 aprile2002Giornate temperate e soleggiate
10 dicembre 2001Sereno1-15 ottobre2002Gradevoli giornate di sole22 dicembre 2001Nuvoloso16-31 marzo2002Cielo plumbeo e clima fresco
11 dicembre 2001Variabile1-15 novembre2002La nebbia cala a tarda sera23 dicembre 2001Molto nuvoloso16-28 febbraio2002Tempo brutto e uggioso
12 dicembre 2001Nuvoloso1-15 dicembre2002Arrivano i primi freddi24 dicembre 2001Nuvoloso16-31 gennaio2002Giornate fredde, tipicamente invernali 

PREVISIONE IN BASE A “LI QUÀTTRE BRILLÀNTE”

Li quàttre brillànte” sono i cosiddetti “aprilanti” ovvero i primi quattro giorni del mese di aprile. Il metodo di “Li quàttre brillànte” consente di prevedere il tempo che ci sarà a primavera, mediante l’osservazione delle condizioni meteorologiche che si verificano all’inizio del mese di aprile.

La credenza popolare infatti vuole che, se nella giornata del 1° d’aprile si verificano condizioni climatiche favorevoli, per i seguenti quaranta giorni il tempo sarà clemente, per cui gran parte della primavera risulterà mite e temperata. Di conseguenza in molti, soprattutto i contadini, attendono con ansia questa giornata e quando al mattino del 1° aprile vedono il sole brillare nel cielo tirano un sospiro di sollievo: le principali colture infatti durante quei quaranta giorni germogliano e il freddo risulterebbe senza dubbio dannoso e quindi indesiderato.

Se, viceversa, nella giornata del 1° d’aprile dovesse piovere, il maltempo si protrarrà per i successivi dieci giorni. In questo caso, si aspetta con trepidazione di vedere il tempo che farà il giorno successivo. Infatti, nel caso in cui dovesse piovere anche il giorno 2 di aprile, le intemperie continueranno per ben venti giorni. 

L’osservazione delle condizioni meteorologiche si estende dunque anche al terzo “aprilante”, sperando che torni il bel tempo: se difatti malauguratamente piove anche il 3 d’aprile si può star certi che tutto il mese sarà caratterizzato da brutto tempo perché le intemperie interesseranno anche la terza decade d’aprile.

Nell’infausto caso in cui tutti e quattro “i brillànti” risultano piovosi, si può presagire una primavera inclemente, caratterizzata da maltempo che si protrae per tutto il mese di aprile e per la prima decade di maggio.    

RIMEDI CONTRO LE AVVERSITÀ ATMOSFERICHE

Quando, dopo una mattinata afosa d’estate, il cielo si faceva cupo e si prevedeva una bufera di grandine, per allontanare il pericolo venivano eseguiti diversi riti. Alcuni usavano, ad esempio, disegnare tre croci per terra con il sale, altri invece incrociavano vari oggetti a forma di asta, come le zappe o gli alari del focolare, oppure disponevano al centro del campo da proteggere un treppiedi entro cui conficcavano attrezzi sempre astiformi.

Molto temuti erano anche il vento e i fulmini che si sprigionavano durante i temporali e, per scongiurare questo pericolo, si usava piantare sulla soglia della finestra un coltellaccio acuminato oppure conficcare lo stesso davanti all’uscio di casa. Altri rimedi adoperati per allontanare i temporali consistevano nel bruciare un ramo di olivo e nello scaraventare in strada la catena del camino oppure nell’invocare Santa Barbara e San Simone:

Sànta Bàrbere e Sànte Sciummòne

facète alluntanà li làmpe li tòne!”

“Sànta Bàrbere bbinidètte

alluntàne li tòne e li saètte,

mannéle a che la pàrta scùredòve ‘nci stà nisciùna criatùre!

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