Qualcosa non va. Ognuno ha la sua intelligenza mentre quella artificiale è invece uguale per tutti…basta comprarla.
Ho chiesto a Mario Giunco, non uno qualunque, di scrivermi una riflessione sull’argomento che prevedo di sviluppare in più puntate. Anzi metto qui il mio indirizzo di posta umberto.braccili@gmail.com e chi vuole può partecipare al dibattito. L’intervento di Mario parla di una polemica nata tra Beppe Servegnini, giornalista scrittore e un giornale. Clicca per leggerlo.
Prima della lettura del pezzo da Giunco, alcune notizie sull’IA .
Il giornale “il Foglio” da martedì pubblica tre pagine prodotte con l’intelligenza artificiale. Certo il giornalista pone prima le domande al computer ma poi, questa novità che entra anche nell’informazione e non solo, in completa autonomia, scrive, rispettando gli algoritmi (“rispettando” si traduce “entrando”) in piena autonomia. Il giornalista, praticamente scompare dalla scena. Parlo del mestiere che esercito da 40 anni ma la cosa potrebbe essere ampliata a molti settori dove “il cervello è importante”.Vi propongo come Maurizio Crozza ha affrontato l’argomento. Ritengo l’attore genovese persona che facendoti sorridere ti allarma per una novità. Dopo il filmato l’intervento del grande Mario.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE A PROVA DI RECENSIONE di Mario Giunco
Tuttavia…Tuttavia…Inoltre… In conclusione… Se non avessi saputo che la recensione al libro “Socrate, Agata e il futuro” di Beppe Severgnini – apparsa sul “Foglio” del 18 marzo – era opera di intelligenza artificiale, avrei pensato al compito in classe di uno studente, che, per allungare il brodo, ripete le stesse argomentazioni, puntellate da avverbi e congiunzioni o da qualche ingenuo espediente retorico.
Come le porte che si aprono e si chiudono a teatro e nei film, solo per far passare il tempo. Poi mi sono sorti due dubbi. Il primo: la recensione era di un giornalista vero, che si voleva divertire, imitando l’intelligenza artificiale? Il secondo: e se non fossero stati proprio l’autore e l’editore a incaricare l’intelligenza artificiale di uno scritto così insulso, per incrementare le vendite? Si sa che essere trattati male da un critico è un ottimo biglietto da visita: nel vassallaggio universale fa aumentare le vendite.
Anche se fossi capace di districarmi fra i programmi e i computer, non ricorrerei mai all’intelligenza artificiale. Perché vuole essere levigata, imparziale, precisa, infallibile. Perché non ammette dubbi. Ignora il modo “congiuntivo”, decretandone la fine. Per non parlare del “condizionale” e dello stesso “indicativo”. Ne sono esempio le bollette e le eventuali diffide che le società fornitrici di gas e luce inviano ai poveri clienti – “poveri” in tutti i sensi –, usando solo l’”imperativo”: “Paga e taci!”.
In una sorta di articolo di fondo, improntato a ottimismo, l’IA/AI del “Foglio” fa intendere che potrebbe essere sempre più delegata, con la sua gelida asetticità, a farci comprendere la realtà (?), a sgomberare il campo dalle false credenze (?), a liberare l’umanità da pregiudizi e illusioni. A riscrivere la storia a uso e consumo di pochi “eletti”.
Ma non tutto potrà fare. Per quanto mi riguarda non avrei mai considerato genuina la recensione del libro di Severgnini. L’avrei apprezzata con un errore, una sbavatura, un’imprecisione, in grado di rivelare l’uomo, non la macchina. O se fosse riuscita a instillare in me un dubbio, che spesso porta alla conoscenza. Meglio ancora, se fosse stata condita con un pizzico di ironia.
(Mario Giunco)
