Perché i Calanchi si e il Borsacchio no?

Perché i Calanchi si e il Borsacchio no?

Il momento che viviamo non ci regala spiegazioni ma solo decisioni politiche . In molti non capiamo il perché ridurre la perimetrazione di una riserva e soprattutto perchè dopo 18 anni “dall’idea di crearla”. In mezzo circa 300 mila euro bruciati poichè affidati ai tecnici per delimitarla con il Pan che oggi è da buttare. eIn più nessun comitato di gestione creato dal 2005.

Non esiste nulla ,da sempre, al Borsacchio se non l’entusiasmo e il dinamismo delle “guide” che in un certo senso hanno fatto dimenticare “il tesoro” ambientale alla politica e soprattutto alle popolazioni.In una riserva fantasma, loro erano gli amici della riserva fantasma. Dicono che le limitazioni attraverso leggi rigide, eviteranno che da quelle parti nasca una cascata di cemento.

E allora perchè ridurre a pochi ettari, un importante territorio di biodiversità e anche economia per chi vive dentro? Chi ha eseguito il “contro bliz” in Regione (il primo bliz fu appunto nel 2005 e venne dalla proposta del consigliere regionale Maurizio Acerbo) parla di cancellazione di limitazioni per i contadini . Il punto interrogativo viene proprio dalle” limitazioni a cosa?”. Nel 2011 produssi un servizio sull’Oasi dei Calanchi di Atri che ancora oggi accoglie scolaresche. Non è stato mai possibile portare bambini al Borsacchio per vedere piante rare o il fratino perchè la riserva del Borsacchio non è mai esistita.

Quella dei Calanchi con il lavoro di un minuscolo gruppo diretto da Adriano De Ascentis ha creato tante cose dentro . La ricerca di flora e fauna che abita la zona ma anche “Più” con aziende agricole che hanno investito in quei territori sempre considerati senza risorse poichè occupati dai calanchi , un fenomeno geomorfologia di erosione degli strati superficiali del terreno. Nel servizio che vi propongo si parla della ricerca intorno ai pipistrelli e di un giovane che 13 anni fa decise di avviare una iniziativa legata alla zootecnia.

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