Padre Simone che nel ‘600 insegnò la libertà e la musica in Sudamerica agli oppressi

Padre Simone che nel ‘600 insegnò la libertà e la musica in Sudamerica agli oppressi

Era nato a Castilenti ci dice Antonio , gesuita figura di enorme spessore .A lui e a Padre Cataldino è ispirato il capolavoro cinematografico “Mission”

di Antonio Di Donato

Ercole Ettore Mascetta poi divenuto Padre Simone Mascetta (il suo cognome fu declinato in America Latina anche come Maceta/Mazeta/Mazzetta) è stato uno degli Abruzzesi più grandi..ma probabilmente uno degli uomini Europei più importanti ed innovatori.

Assieme a Claudio Acquaviva, Generale dei Gesuiti, pensò e diede vita alla grande avventura delle Riduzioni Gesuitiche nell’America del Sud.  Nella “Storia generale del Socialismo” (di Bernstein, Kautsky e Plechanow…il genero di Marx) si trova un capitolo sulla Repubblica dei Guaranì fondata da Mascetta e Cataldino considerata come un’esperienza sociale “fra le più interessanti e straordinarie che mai siano state fatte”, che apre la strada all’idea mai attuata del socialismo moderno.

Ora al di là delle letture di carattere politico o di quello che comunque gli Indios dovettero subire …costretti a mutare i propri usi, costumi e che comunque nonostante tutto andranno comunque incontro ad un genocidio tra i più cruenti della storia umana…la Figura di Mascetta si staglia come un GIGANTE nella lotta contro gli schiavisti europei e in difesa dei popoli indigeni abitatori sulle sponde del Rio Iguazu’ e del Rio Parana’.

Le sue gesta in Paraguay, Argentina  e Brasile sono epiche e spesso commoventi. Conosciamo poche ma importanti notizie sulla sua vita da ragazzo a Castilenti dove era nato nel 1577.
Molto di più sappiamo su ciò che di grande riuscì a fare dal 1608 (anno della sua partenza missionaria) sino alla sua morte in terra argentina …armato di una fede incrollabile e di un invidiabile bagaglio di conoscenze musicali. 

L’utilizzo degli strumenti a fiato e del violino furono infatti il gancio che gli permise quasi  in  solitudine (con lui solo l’ inseparabile Padre Giuseppe Cataldino da Fabriano)..di addentrarsi nella foresta equatoriale… riuscendo a stabilire un contatto con i Guaranì che già tanti tentativi di avvicinamento avevano respinto reprimendoli nel sangue.
Ora …  ricordato tutto cio’…a certificazione dell’importanza del personaggio giunge una piccola grande sorpresa  che vede pronunciato il nome del nostro Gesuita e del suo paese natale in un contesto davvero internazionale.


 Durante una conferenza sulla musica barocca italiana  tenutasi nella prestigiosa università di Rocheford negli Stati Uniti…precisamente a New York.. il Prof. Roberto Antonello (già direttore del conservatorio di Vicenza) pronuncia chiaramente il nome del nostro illustre concittadino e del borgo che gli diede i natali…indicandolo come il primo (sottolineo…il primo!!!)  a portare la musica europea presso le popolazioni latino  americane del Guaranì.
Dunque ciò che fa Ercole Ettore …trovandosi per la prima volta a contatto con la popolazione aborigena che difenderà per tutta la vita…non esitando ad organizzare anche enormi esodi di Indios in fuga dagli schiavisti……non è lontano da quello che ci mostra il film MISSION che proprio al suo operato si ispira!


Un ultima chicca che svela ancora di più l’antica ed attuale grandezza dell’uomo e della sua fama tra quelle lontane popolazioni..ce lo dà un particolare davvero inconsueto. Le prime riduzioni/missioni da lui fondate hanno dato vita a piccoli e grandi nuclei abitativi…percorsi da strade che li uniscono procedono attraverso la regione tropicale.


Bene… la linea di trasporto pubblico-privata che le attraversa …è intitolata proprio a lui…al grande UOMO castilentese (vedete nelle foto il suo nome ben in vista sui bus).
A noi non resta che tenere alto il suo ricordo e parlarne il più possibile immaginando che qualche segno ancora sia possibile trovarlo nel  piccolo centro del Teramano..magari nell’effigie di quel giovane diacono gesuita (l’abito raffigurato è proprio quello)…disegnato sulle pareti del chiostro conventuale (l’unico “non frate”  affrescato in quel luogo tanto caro ai castilentesi)


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