Nduccio vignaiolo. “Gli insegnamenti di un padre non si dimenticano, danno sicurezza”.

Nduccio vignaiolo. “Gli insegnamenti di un padre non si dimenticano, danno sicurezza”.

Non prendetelo come un servizio pubblicitario. E una persona che stimo molto. Non prendetelo come esigenza di Germano detto Nduccio di far soldi, sfruttando l’immagine di una frase, “Sotto a la capanne” che lo ha reso famoso e amato da tutti quelli che lo hanno ascoltato in un concerto.

No. E’ una esigenza, un bisogno profondo di tornare di Nduccio di tornare alle origini. Di cose belle Germano ne fa da sempre. Di altre, ancor più belle, si sa poco. Impegnato nel sociale, dice si ad ogni iniziativa dove è importante fare un passo in avanti per uscire dall’aridità, che come una piovra, in silenzio, ci sta avvolgendo. E poi questo che è un amore suo personale: produrre un vino come lo produceva il suo papà. Io fino a quest’estate non ne sapevo nulla poi l’incontro. Lui era su un carro, alla festa del Montonico di Bisenti

Caro Germano, dalle mie parti si dice “l’arte d tate mezze mparate“. 

Mio padre era un coltivatore diretto. Mii ha trasmesso un amore viscerale per la terra. Da bambino sognavo di diventare contadino e passavo i pomeriggi zappando l’orto sotto casa, mentre suonavo la fisarmonica, regalo della Befana.

Nonostante il desiderio di rimanere legato alla campagna, ho intrapreso la vita di girovago e cantastorie, ottenendo successo con una canzone chiamata “Sott’a la Capanna”. Anche se la vita mi ha portato lontano dalla campagna, ho imparato a riconoscere il valore delle persone genuine e dei prodotti autentici come l’olio e il vino. Gli anni scorrono, feriscono, a volte segnano, ma non uccidono i sogni. I sogni rimangono vivi, come i veri amori.

A presto caro Nduccio per farci insieme un buon bicchiere del tuo vino, nettare di vita.

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