Migliaia di chilometri, fatica e umiliazioni per far star bene la famiglia.
Anche io ho sangue “migrante” nelle vene. Ho trasformato la foto che vede immigrati riportati in manette in Messico dopo la decisione di Trump.
Ho fatto un brutto sogno e ho immaginato mio nonno materno Vincenzo Spezialetti, appena giunto a Pittsburgh, Pennsylvania, riportato a Mutignano di Pineto perchè considerato un pericolo.
Nonno era un uomo pacifico, lavoratore e non potevano essere i tratti somatici da non americano a decretare l’espulsione. Cosa sarebbe successo? Mia nonna Eleonora non avrebbe ricevuto dagli Usa da Vincenzo i soldi per andare avanti. Aveva anche una suocera da sfamare. E poi non avrebbe beneficiato, al ritorno del suo amore, di ettari di terra da coltivare per creare pil familiare.
A proposito di soldi, senza questi, mia madre Elena e mia zia Ida non avrebbero studiato da maestre e poi non si sarebbero sposate perchè non di buon partito ed io…non sarei nato e quindi non avrei messo al mondo con Carla Eleonora e Gianluca.
Qualcuno dirà: cavoli tuoi. E già oggi non si pensa più agli altri, si manda al massimo un messaggino vocale (lo trovo un gesto di distacco) e se uno “vuole ragionare” ci sono i social in perfetta solitudine.
E poi quando andiamo al ristorante mica ci fanno vedere le cucine dove ci sono donne e uomini con la pelle scusa che fanno i lavori umili. A proposito, nonno Vincenzo non era “un cervello in fuga” come racconta Marco Verdecchia.
Serviva all’America perchè scavava tutto il giorno carbone in una miniera.
Ho ritrovato da “Rai Storia” un documentario sull’emigrazione da Frattura, una frazione di Scanno. A pensarci bene non sono il solo che ha “sangue emigrato” nelle vene. E voi?
