Maria Schiazza, una donna giusta
Per me è un bel colpo. Mario Giunco e Luigi Braccili insieme ,come una volta a parlar di persone belle. L’occasione arriva dal ricordo di una donna che diede molto agli altri . Mercoledì scorso Maria è stata ricordata nel plesso scolastico che porta il suo nome. C’era un direttore didattico che la conobbe e apprezzò, le maestre , quelle che erano ai primi passi nel mondo scolastico e il sindaco di Roseto .
L’organizzazione dell’evento è stato curato curato dalla scuola intestata a Maria e dal comune di Roseto. Ma ecco i ricordi di Mario Giunco e Luigi Braccili.
CENTENARIO DELLA NASCITA DI MARIA SCHIAZZA
di Mario Giunco
Ricorre in questi giorni, il 18 marzo scorso il centenario della nascita di Maria Schiazza (Roseto, 1926-1982). Insegnante elementare, fu presidente dell’Eca (Ente Comunale Assistenza), dell’Azione cattolica, del Patronato scolastico, dell’Aimc (Associazione Italiana Maestri Cattolici) e come tale promotrice e animatrice di corsi di aggiornamento; fece parte della sezione teramana del Cif (Centro Italiano Femminile); fu componente dell’amministrazione della Piccola Opera Charitas, del Consiglio pastorale, della Commissione giudicatrice del concorso magistrale nel 1968, del Consiglio di Circolo, del Distretto scolastico; fu eletta ripetutamente, all’unanimità, collaboratrice del direttore didattico, svolgendo funzioni vicarie.
Il ricordo di Luigi Braccili, quando, nel 1997, su iniziativa delle colleghe del I Circolo didattico, la Giunta comunale di Roseto degli Abruzzi le intitolò il plesso di via Paolo Veronese.
MARIA SCHIAZZA: IL SUO NOME A UNA SCUOLA, LA SUA VITA COME ESEMPIO
di Luigi Braccili
Quello che scrisse Sant’Agostino ne “Le confessioni”, “dammi quello che comandi, comandami quello che vuoi”, costituisce in sintesi la chiara esplicazione della scelta di vita di Maria Schiazza. Ella riuscì a coordinare con coerenza prima di tutto il suo mondo interiore, per cui fede e devozione si trovarono al vertice del suo programma di comportamento con l’apostolato della preghiera non disgiunto dalla “charitas” cristiana, intesa come instancabile profusione di generosa solidarietà. E poi ancora la gestione dei suoi molteplici impegni: il magistero educativo, esplicato nel settore più ostico relativo al recupero degli alunni disagiati, quando il sostantivo “disagio” non veniva ancora accostato all’aggettivo “adolescenziale”, la politica, legata saldamente a un inossidabile concetto di democrazia e le tante attività sociali, civili e associazionali, che generalmente sono indispensabili per far crescere una comunità. Chi scrive questa nota fu suo amico d’infanzia e successivamente riuscì, da cronista, a registrare il modo in cui operò nell’assistenza. Per un quinquennio fu presidente dell’Eca (Ente Comunale Assistenza), un organismo che sovente veniva accostato alle finalizzazioni politiche, intese purtroppo in senso retrivo, sebbene in quelle occasioni Maria Schiazza, che concepiva l’assistenza non come elargizione, ma come un aiuto a capire il mondo che si viveva, fu capace di assumere toni duri, del tutto inconsueti per lei, per respingere imposizioni ed evitare ingiustizie. Nel 1982, quando il male l’aveva aggredita in modo terminale, l’andammo a trovare a casa. Dovemmo soffocare la commozione, ma solo per poco. Fummo colpiti dalla sua serenità, dal sorriso e dal colloquio che riuscì a impostare. Capimmo subito: avevamo assistito ancora a una lezione, l’ultima, esposta con la sincerità e la modestia di sempre.
