Lu quadernucce di lu mastre: i soprannomi

Lu quadernucce di lu mastre: i soprannomi

Questo libro arriva a noi grazie al volere del figlio Angelo e all’occhio esperto di Giacinto Damiani ,editore di Ricerche&redazioni. Sarebbe bello ampliare ad altri paesi questa esperienza.Questa prima parte parla dei noprannomi dei cittadini di Bisenti . Qualche volta, in ‘passato se citavi qualcuno per cognome non si riusciva a capire chi era il soggetto. Il soprannome è un pò come Dna. Buona lettura

di Lido Panzone

I SOPRANNOMI

In tutti i paesi, le persone e spesso anche le famiglie intere appartenenti alla comunità vengono abitualmente soprannominate dalla collettività con nomignoli, a volte molto bizzarri e fantasiosi, che vanno a supplire a tutti gli effetti il nome e cognome ufficialmente registrati all’anagrafe.

Questa usanza è talmente radicata che i soprannomi vengono tramandati di padre in figlio con un processo naturale e spontaneo, tanto che in alcuni casi può benissimo capitare che il cognome vero e proprio di una persona o di una famiglia cada nel dimenticatoio.

A tal proposito, si racconta che un giorno un forestiero arrivato nella piazza principale di Bisenti abbia chiesto ad un passante: “Scusi, buon uomo, mi sa indicare dove abita il Sig. Musa Antonio?”. Sconcertato, il passante rispose: “Mi dispièce, jò ssu Cristijène nnì cunòsce … ma aspìtte mò l’addumannòme a lu pustaròle: quòsse sicùre li sà!”. Allora il passante si rivolse al postino: “O Dantì, chi sapésse dùva àbbite nu cèrte Musa Antonio?”. Il postino sorridendo rispose: “Dumè, già sti ‘mbrijche di prìma matìne: ‘n t’arcùrde mànche dùva àbbite lu cumpère tì …”. Solamente a quel punto, al passante tornò in mente che il nome indicatogli dal forestiero faceva capo al suo amico più caro e quindi, piuttosto indispettito, gli si rivolse dicendo: “Si mi li dicìje a pprìme chi ere ‘Ndògne Spusìne, ti l’avòsse già dòtte ca àbbite abbàlle a Cudàcchie; và, và ca mò li trùve sòtte la cantìne di la chèse: l’avòme fàtte òlme alla passatèlle!”.

L’origine dei soprannomi affibbiati ai diversi personaggi del paese e ai vari nuclei familiari può essere di svariata natura e spesso, quando si tratta di nomignoli tramandati da diverse generazioni, non si è nemmeno in grado di risalirne alla corretta etimologia.

Sovente il nomignolo deriva dal nome di un capostipite, come nel caso dei fratelli De Carolis (soprannominati Giànne Michìlle, Emìddije Michìlle e Tonìne Michìlle,), il cui soprannome origina direttamente dal nome del padre Domenico, o meglio dal diminutivo “Duminichìlle”. 

A volte, invece, il soprannome scaturisce dal luogo di provenienza della famiglia, prima che questa si radicasse nella collettività locale; questo, ad esempio è il caso di soprannomi come “lu Iciaròle”, con cui si indica la provenienza da Elice, oppure come “lu Scirpère”, che denota la provenienza della famiglia titolare del soprannome dalla zona di Tossicia, paese i cui abitanti sono denominati per l’appunto “li scirpìre”.

Il soprannome, oltre che dalla zona di provenienza, può trarre origine anche dalla zona di residenza di un certo nucleo familiare. Ad esempio la famiglia “li Canalétte” è così soprannominata perché abitava nei pressi del torrente Pretonico in una zona piena di “canalètti”, termine dialettale con cui si indicano ruscelli di piccola portata. 

Il soprannome il più delle volte funge da epiteto adoperato per mettere in evidenza gli aspetti negativi di una persona; ma la tradizione popolare non sfocia quasi mai nell’insulto e i soprannomi che partorisce generalmente non assumono forma dispregiativa. Infatti, i soprannomi nella maggior parte dei casi hanno la peculiarità di saper sottolineare con tono ironico e beffardo, senza cattiveria, le caratteristiche strane e bizzarre di un personaggio, come ad esempio risulta evidente da soprannomi come “Rucchiòne”, “Cucciòne”, “Cocciaròsce” e molti altri. 

Spesso il soprannome si prefigge lo scopo di mettere in risalto dei vizi, come nel caso di “Magnatabàcche”, nomignolo creato per evidenziare l’esasperato vizio del fumo che evidentemente attanagliava il personaggio a cui esso era stato a suo tempo appioppato; in casi per la verità molto rari, invece, si evidenziano delle virtù, come ad esempio per lo pseudonimo “Cinquehàmme”, nomignolo che fa pensare ad una persona molto operosa che riesce a macinare il lavoro come se avesse, per l’appunto, cinque gambe.

Molti sono i soprannomi, come ad esempio “li macillìre” o “lu mulinère”, che richiamano alla mente direttamente l’attività lavorativa tradizionalmente svolta da una famiglia e tramandatasi nel corso delle generazioni via via succedutesi, oppure, come ad esempio “li scirìtte”, che fa riferimento al lavoro di usciere anticamente svolto da uno dei capostipiti della famiglia.

Meritano una menzione anche i soprannomi che ricordano le passioni, gli interessi e gli svaghi prediletti dai diversi personaggi, come ad esempio “lu piattinère”, nomignolo attribuito ad un pattista della memorabile Banda di Bisenti e tuttora utilizzato per indicare tutti i suoi discendenti.

In alcuni casi inoltre ci sono soprannomi che derivano da episodi curiosi realmente accaduti. Il soprannome “Ciùffile” ad esempio fu creato ispirandosi ad un aneddoto che si raccontava riguardo alla persona a cui esso fu poi effettivamente attribuito. Si raccontava infatti che questo uomo aveva ereditato, insieme agli altri due suoi fratelli maggiori, una botte di vino dal proprio genitore defunto. All’atto della spartizione, i tre fratelli decisero di dividere in tre parti uguali il contenuto della botte: il primo a prelevare la parte di vino spettante fu il fratello più anziano, poi toccò al fratello mediano e infine si fece sotto il più piccolo. Ma, quando quest’ultimo si apprestò a prelevare il vino dalla “vuccaròle”, il sifone fischiò o, meglio, “ciuffilò …”.

Quando non si riesce a capire l’origine dei soprannomi bisogna prenderli per quello che sono in quanto è pressoché impossibile cercare di comprendere e interpretare il frutto della prorompente fantasia popolare.

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