Successe tanto tempo fa. Liquidi nocivi nelle acque “custodite” nel Gran Sasso. A breve la sentenza. L’uomo ancor oggi, purtroppo, sfida la natura.

Successe tanto tempo fa. Liquidi nocivi nelle acque “custodite” nel Gran Sasso. A breve la sentenza. L’uomo ancor oggi, purtroppo, sfida la natura.

Nell’ambito del processo per il presunto inquinamento delle acque del Gran Sasso, avvenuto anni fa, l’accusa ha chiesto la condanna di dieci imputati e due società. Ex dirigenti di Infn, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti rischiano un anno e otto mesi di reclusione e 40mila euro di multa ciascuno.

Gli imputati sono accusati di non aver adottato le misure necessarie a proteggere l’acquifero e la rete idrica. Il Ministero dell’Ambiente, costituitosi parte civile insieme ad altre associazioni ambientaliste, ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro. Le società Strada dei Parchi e Ruzzo Reti affrontano a loro volta richieste di multa rispettivamente di 200mila e 160mila euro.

Secondo la pubblica accusa, le opere di messa in sicurezza non sono mai state completate, lasciando condotte danneggiate e pozzetti non impermeabilizzati che favorirebbero un rischio concreto di contaminazione. Una condizione, si legge, determinata da una sopravvenuta mancanza di fondi. Ora prossimo passo ad ottobre. Toccherà agli avvocati della difesa esporre le proprie ragioni. Entro fine anno la sentenza.

Ho ritrovato un filmato prodotto dalla stessa strada dei parchi nel quale un minatore, un elettricista e un geometra, che dal 1970, per dieci anni, parteciparono ai lavori per la costruzione dell’opera, raccontano particolari interessanti del come fu costruita l’opera e degli enormi problemi venuti fuori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *