Perchè oggi lo ripropongo in questo sito a dieci anni dalla sua uscita nelle librerie?. Perché insieme , come allora, potremmo scrivere un “Lo dico al tg” parte seconda. Vedendo se dopo dieci anni quei problemi sono stati risolti. Questo lo farete voi “giornalisti sul campo della rubrica” scrivendomi all’indirizzo di posta umberto.braccili@gmail.com

TERZA PUNTATA

FINANZIAMENTI PER LE CAPRETTE

San Valentino – Ne trovammo ben nove esemplari. Aegragus hircus  brucano l’erba e piccole piante. Nel carcere, questo cibo non manca. Non esitai a iniziare il servizio con un  primo piano sulla mia persona, non lo faccio mai,  e le caprette, dietro il cancello e nel piazzale del nuovo carcere di San Valentino in citeriore, che consumavano il pranzo. Poi, dopo le riprese, un salto in comune per chiedere al sindaco dell’epoca, era il 2006, Giannino Ammirati ,purtroppo prematuramente scomparso, perché’ un carcere ,costato nel 1991 tre miliardi di lire, nel piccolo centro del pescarese, è messo su e mai usato. “San Valentino “ci dice il primo cittadino “ha avuto fin dall’800 una piccola casa circondariale, nel 1991 il Ministero di Grazia e Giustizia  decise di costruirla una nuova ma dopo poco decise anche di chiudere le carceri mandamentali come quella ospitata nella nostra città. Ho avuto, comunque, assicurazioni dal ministro che la nostra struttura sarà tra le quindici in Italia non abolite dal progetto di ridimensionamento.” Bugia del ministero. La struttura, venticinque celle, uffici, zona parcheggio, abitazioni per i dipendenti, impianto luce, a giorno, di notte non ha mai ospitato un detenuto. Scandalo nello scandalo. A poche centinaia di metri troviamo  una caserma dei carabinieri nuova di zecca.Domanda. Non potevano riconvertire il carcere senza spendere i soldi degli italiani per una caserma? Passiamo nuovamente, prima di andar via, davanti al carcere. Le nove caprette ,con tanto di timbro Asl, e quindi di proprietà’ di qualcuno, continuano a brucare. Vederle equivale a un addio. Tra poco, si trasformeranno  in un saporito spezzatino, cotto a fiamma alta come hanno cotto senza scrupoli le tasse italiche.

Nessuna novità fino ai giorni nostri o meglio lo Stato ha messo in vendita l’ esperimento unico nel mondo che doveva essere luogo di espiamento della pena per chi male si era comportato invece è un….paradiso per le caprette affamate .Vedi il video

A VOLTE RITORNANO

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – La cittadina vibratiana può essere eletta a paese delle “sole”, (termine romanesco) della politica. Un’altra inchiesta ci portò lì dove, oltre all’ospedale mai concluso nei lavori, esiste un centro fieristico mai utilizzato. Parliamo di una struttura enorme, su due piani, di 5.000 metri quadri di estesione. Per capire quanto la politica abbia esagerato, nello sperpero, basta pensare a quanti appartamenti di cento metri quadri, una casa grande, sono contenuti in cinquemila metri quadri. Un numero spropositato. Seconda fregatura, per i santegidiesi: sono condannati a pagare tributi per la manutenzione della struttura fino alla morte. Incontro, durante le riprese, sempre affidate a Ermanno Prosperi, un imbianchino all’interno del maxi struttura. Ci dice: “Ogni anno interveniamo per tinteggiare o mettere a posto il controsoffitto. Visitando i locali, ne incontro uno enorme. C’è un cartello in cartone, con su scritto, “benvenuti alla Befana 2006″.Almeno qualcuno si diverte, penso. Appuntamento con l’allora sindaco Stefana Ferri, nemmeno adolescente e quindi senza colpe, quando fu costruito il centro fieristico mai inaugurato. Dice: ” La struttura è chiusa nei lavori da tempo, completamente finanziata, pronta a partire. Ora dobbiamo trovare un’identità a questo investimento, spropositato”.  Tradotto, significa “Non sappiamo che farne”.

L’ACQUA, UN BENE “PREZIOSO”

Avezzano – Anno duemilatre. La decisione del CAM (consorzio acquedottistico marsicano) è di quelle importanti. Un investimento di quattro milioni di euro, per l’acquisto di trentaseimila pozzetti da parte del consorzio. Sono misuratori di erogazione d’acqua. Visitiamo il magazzino di Gioia de Marsi, quattro anni dopo. Sono ancora lì diciassettemila pozzetti. L’acqua nella Marsica, da sempre,  è pagata a forfait. La tariffa, mentre giriamo il servizio, è fissata a 135 € per anno solare. E’ un’eccezione, la gestione del bene prezioso nella Marsica, rispetto al resto dell’Abruzzo. Senza tariffe, senza fasce d’utenza per invogliare al  risparmio. Se hai la fontana di Trevi in giardino o consumi giornalmente l’equivalente di un bicchiere d’acqua, stessa tariffa. L’idea dei contatori non era quindi da buttar via. Quattro milioni di euro di investimenti, per i contatori in ogni casa. Ma c’è un ma. Lo spiega Gianfranco Tedeschi presidente fino al 2012 del Cam: “il problema nasceva dal fatto che un cittadino doveva comunicare l’assenso all’istallazione del contatore dell’acqua in casa. Il Cam non poteva, d’ufficio, decidere autonomamente”. Fatto sta che nel duemilacinque ad Avezzano non era stato installato nemmeno un contatore. Chiediamo al presidente se non era più logico acquistare pozzetti e misuratori man man che i cittadini richiedevano l’allaccio. ” Il Cam, ci risponde, è il soggetto attuatore, l’Ato è il programmatore”. Per capire meglio ci sono due consigli di amministrazione, due presidenti con stipendio, tanti gettoni di presenza per i consiglieri ma quella lancetta, che nel contatore misura l’acqua utilizzata, non si è mai mossa. Un’ultima cosa per capire come la politica spendeva e spende ma poi non ha coraggio delle proprie azioni. I diciassettemila contatori installati, nel frattempo, non erano attivi nelle case . E già, era ingiusto in una stessa comunità far pagare l’acqua a consumo a qualcuno , ovviamente più cara, e a forfait ad altri. Contatore si, ma tutti a 135 € l’anno. E poi c’erano anche gli evasori. “Abbiamo stimato in seimila le utenze” aggiunse Tedeschi “famiglie e aziende che non hanno mai pagato nemmeno un goccio d’acqua

QUANTI SOLDI INTORNO ALLA DIGA FANTASMA

Bisenti – Se parliamo di soldi messi sul tavolo per l’investimento, la diga di Bisenti e’ la regina delle incompiute.Per la verita’ “incompiuta” e’ un termine improprio.Infatti nemmeno un mattone e’ stato posizionato  li’ nei pressi del fiume Fino per un’opera importante.”Era l’occasione della vita per la nostra comunita’” ci disse Enzino De Febis sindaco di Bisenti” la diga doveva costare cinquantasei miliardi di vecchie lire”.La decisione era di 30 anni prima. Nemmeno un mattone e un po’ di calce da quelle parti ma lo Stato riusci’ a spendere anche e solo sull’idea. Infatti passaggio naturale prima di iniziare i lavori era quello di acquisare i terreni dove far nascere l’opera e le case,ovviamente da abbattere.”Ci pagarono profumatamente le case dove vivevamo” ci disse una signora di novantadue anni ” la mia fu quotata nel 1978 novantadue milioni di lire. Ho chiesto di ritornare in possesso dell’immobile restituendo anche con gli interessi quello percepito .”Visitiamo la villetta di Vincenzo ,ristrutturata,molto carina.Lui ha aspettato alcuni anni in attesa della costruzione della diga e poi ha iniziato i lavori . ” ho speso piu’ dei soldi guadagnati con l’esproprio se no cadeva a pezzi come le altre.”. Oggi la proprieta dei terreni e degli immobili ‘ e’ della Regione Abruzzo. O meglio .Il pavimento e’ rimasto dei proprietari, le mura dello Stato attraverso la regione.” Attendiamo l’esito della domanda di riacquisto  dal tribunale dell’Aquila”. C’è chi ha  guadagnato tanti soldi per la vendita della casa che è praticamente rimasta di possesso e chi è stato accompagnato dalla diga fantasma alla pensione “ ho lavorato per nove anni alla costruizione della diga.Certo detta così sembra raccontare la normale storia di un operaio “ ci dice …?.” eravamo lì tutta la giornata, orario di lavoro io un altro operaio e un geometra. L’unico divertimento scherzare intorno ad un costosissimo plastico posto nelle baracche.C’erano anche centinaia di progetti custoditi in un enorme armadio. Posso dire che io so bene come doveva essere la diga di Bisenti.Fantastica!.Dopo nove anni sono andato in pensione “.

 

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