Lamberto De Carolis e l’amore per la poesia

Lamberto De Carolis e l’amore per la poesia

prima puntata: un intellettuale eclettico

di Angelo Panzone

…… UN INTELLETTUALE ECLETTICO

Tenghe na vocia d’orse ‘nda sciasciore ma si mi mette a dice na puesiole, di quelle che m’à scite da lu core, la gente se n’arcorde li parole. Na vocia d’orse scì, ma … so signore!

Nei versi di chiusura della poesia “Sò ffatte accuscì” Lamberto De Carolis descrive la sua persona con queste poche ma efficaci parole ed effettivamente chi lo ha conosciuto e frequentato conferma che dietro un uomo piuttosto burbero, dalla corporatura imponente e dalla voce cavernosa, in realtà si celava un personaggio molto carismatico, generoso e cordiale, dotato di una straordinaria sensibilità.

E d’altra parte, nel momento in cui ci si accosta alla sua produzione letteraria, si capisce immediatamente che non poteva essere altrimenti: dalla lettura delle sue opere, infatti, si avverte in maniera palese di trovarsi di fronte ad un autore con un estro intellettuale di rara intensità, ispirato da travolgenti folate di istinto e passione.

Nato a Bisenti il 6 dicembre del 1910, si accostò agli studi umanistici seguendo le orme del padre Federico il quale, oltre ad essere stimato notaio ed apprezzato magistrato, “autore” di sentenze civili e penali tenute in forte considerazione dai maggiori esperti di diritto, fu anche grande studioso di latino e greco ed appassionato cultore delle materie letterarie.

Sin da ragazzo dimostrò un tenace attaccamento al paese natale rendendosi promotore di iniziative di vario genere finalizzate all’aggregazione sociale dei propri compaesani. A Bisenti, ad esempio, fu proprio Lamberto De Carolis a fondare la squadra di calcio nel 1933 e qualche anno dopo, per l’esattezza nel 1936, a dare vita al primo gruppo corale folcloristico.

Tuttavia, nonostante il forte legame con la terra di origine, per motivi di lavoro fu costretto a trasferirsi a Silvi Marina con la moglie Elisa e i tre figli Federico, Anna Maria e Tonino, ma restò comunque sempre in contatto con i suoi amici rimasti in paese i quali, mettendo a frutto le sue idee e i consigli che continuava a dispensare, nei primi anni ’60 sotto la sua egida fondarono l’Associazione Pro Loco e costituirono, alle dipendenze dell’Istituto di Filologia Moderna dell’Università de L’Aquila, una Sezione dell’Istituto Dialettologico Abruzzese.

Grazie ad un temperamento senza dubbio contraddistinto da eccezionale vitalità, Lamberto De Carolis, sia sul piano umano che su quello letterario, fu un personaggio particolarmente eclettico e così, oltre a coltivare numerosi interessi personali, quali la passione per la politica e per lo sport, nel corso della sua “carriera” di intellettuale si occupò nel contempo di giornalismo, storia, saggistica, teatro, poesia e folclore.

La determinazione e la disinvoltura con cui si dedicò ad ognuna di queste attività gli permisero di farsi strada senza grandi difficoltà nel mondo della cultura, riuscendo ad imporsi in diversi concorsi per novelle e certami di poesie e a distinguersi in premi giornalistici sia a carattere regionale che nazionale. Fece parte di diverse accademie culturali e fu tra i primi ad aderire all’“Unione della Legion d’Oro”, il prestigioso sodalizio facente parte del Comitato Italiano delle Organizzazioni non Governative presso l’O.N.U., istituito nel 1952 per iniziativa di un gruppo di illustri umanisti e sociologi dell’epoca. Nell’ambito della propria attività letteraria, ad ogni modo, il riconoscimento più prestigioso conseguito da Lamberto De Carolis fu quello di essere stato insignito, per la finezza delle sue opere, del Premio Nazionale di Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In merito alla sua esplosiva esuberanza e alla capacità di esternare la propria grandezza intellettuale, l’amico e collega Luigi Braccili si è espresso in questi termini: “Brillante conversatore, diventava sempre protagonista, capace di attrarre il pubblico che lo ascoltava nei vari recitals di poesia vernacola, ai quali partecipava con un entusiasmo che serviva ad infondere in tutti quel grande amore per la cultura che lo caratterizzava”.

Chissà quante altre preziose pagine la sua raffinata penna avrebbe potuto scrivere e quanti altri progetti la sua vulcanica mente avrebbe potuto elaborare se non si fosse prematuramente spento quella fredda mattina del 9 novembre del 1978.

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