L’Abruzzo di Giovanni D’Antonio : Nereto

L’Abruzzo di Giovanni D’Antonio : Nereto

Paese d’antica origine sorge nel mezzo della Val Vibrata suun’altura di 163 m. Il suo territorio è molto ristretto, misura appena sette chilometri quadrati di estensione ed è considerato uno dei più piccoli comuni italiani.

I reperti archeologici del periodo neolitico testimoniano l’an- tica esistenza che lo fa essere il più antico centro d’Abruzzo.

La recente scoperta di un’abitazione neolitica, conosciuta meglio come la “Capanna di Paialonga” nella piccola frazione di Crocetta, attesta la sua origine assai incerta.

La leggenda narra che deriverebbe dai Liburni e dagli Slavi, detti Naretani, popolazioni che provenivano dalla Dalmazia, abitata allora dai Liburni. Questi partivano dalla sponda oppo- sta per compiere le loro incursioni sul territorio abruzzese; abi- tavano sulle sponde del fiume Marenta con la foce sulla stessa latitudine di Nereto. Il paese è ricco di monumenti architetto- nici di pregevole valore artistico, come la Chiesa di San Martino che sorge appena fuori il centro abitato, edificata nel periodo medioevale e presenta interessanti colonne monolitiche e un imponente portale con al centro lo stemma di Nereto e la figura di San Martino a cavallo.

Interessante è anche la Chiesa Madre del 1400, con all’in- terno la pregevole statua in terracotta della Madonna della Con- solazione. Il paese dedica le sue attenzioni ai bambini, organiz- zando ogni anno (luglio) eventi e rassegne dedicati a loro (gio- chi, tornei, spettacoli teatrali).

Da non perdersi alcune sagre: sagra della “favetta” durante il torneo della “ruzzola” (maggio); a giugno la fiera delle ciliege e a settembre la sagra della capra alla “neretese”.

Un pensiero su “L’Abruzzo di Giovanni D’Antonio : Nereto

  1. i Corini sono originari di Nereto, il mio trisavolo Vincenzo è nato Nereto anno 1781, il mio bisnonno Giovanni nato a Nereto nel 1809, mio nonno Agostino nato anche lui a Nereto il 25/12/1876 era commerciante di stoffe da qui il soprannome di “Pannara” con il quale si riconosce la mia famiglia trasferitasi nel 1933 a Roseto.

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