La poesia di Maria : Settembre
di Maria Matani
Settembre, il mese che chiude le porte.
L’estate sigilla dentro due valigie,
le vacanze mura dentro stanze d’albergo,
il sole recinge su spiagge arroventate
e oltre il limite delle montagne scalate
semina gocce di sudore che non fioriranno.
Le notti stellate nelle piazze abbandonate
perse come fazzoletti di carta usati.
Settembre ti riconduce dietro la finestra chiusa
a rifare qualche bilancio sbagliato,
ad appesantire le spalle con un maglione,
a cestinare tutti i sogni non avverati.
Settembre, da settimo, nei secoli sei divenuto nono e io, superbamente, ti elevo a primo mese dell’anno.
Ogni estate, tornando dagli strani percorsi, mi reimmergo nella stagione dei cambiamenti facendomi strada sulla via del dolce e aspro ricominciare e amo farlo con te, Settembre, con te che l’azzurro del cielo per poco porti in terra.
I miei buoni propositi, il desiderio di cogliere, l’aspirazione a creare, l’obbligo di ricominciare, i mattoni della costruzione che tra le mani mi ritrovo e con i piedi vado ancora a cercare, con te, Settembre li voglio nuovamente organizzare.
Settembre, con te voglio inaugurare il nuovo anno, nei bei giorni cristallo − né caldi, né freddi − con l’uva matura appesa ai filari il giorno e la sera riempie di mosto zuccherino i tini; al vento delicato che accarezza il mare e bacia le onde audaci; alle timida felpa che mi abbraccia al mattino e poi senza dispetto alcuno abbandono a giorno conclamato; alla piogge propizie, che concedono a chi la terra lavora buoni auspici nei raccolti; alle foglie che prima di arrossire, sperimentano la tavolozza dei colori caldi e poi in terra cadono e nel terreno si sciolgono per l’amore che da sempre serbano per i prati, loro parenti stretti, che torneranno sotto altri aliti di vento a verdeggiare. Settembre, nei rossi dei tuoi tramonti voglio migrare anch’io come le rondini.
Settembre, mese di bilanci, puntuale sei tornato ed io con te, pronta ad accettare il vento che pettina i campi e il tempo che intacca il mio candore, sarai tu il capodanno del mio cuore. Padrone dei miei desideri, luogotenente nell’organizzare il dentro e il fuori, nel costruire le nuove architetture con i mattoni a mia disposizione senza scartarne nessuno, anche i rotti, gli smussati, i riutilizzati, anche loro a pieno titolo parteciperanno alle nuove mie costruzioni, pensandole astrattamente perfette nel tempo a loro disposizione, nell’ascolto attivo dei desideri reali, personali, ambientali e sociali.
Settembre, il tuo calore prima che passi, lo voglio usare per riaccendere il motore, affinché nulla vada sprecato nel grande ciclo dell’infinito universale.

Settembre. Momento di riflessione, di ritorno a noi stessi dopo la folle estate che sembra sempre portarci chissà dove….a settembre, a ricordarci di vivere ancora
Grazie Gina!
Mi regali sempre quello spunto in più…