La poesia di Maria : “rinascita”
di Maria Matani
Quando me ne andrò
Quando me ne andrò sarà per non tornare più
e dove andrò non dirò perché neppure io lo saprò.
Neanche quando sono venuta sapevo
dove sarei arrivata e quanto sarei restata.
Una partenza senza luogo, senza fine
e forse con esclusivi modi di sentire
profumi, vento, musica, sensazioni.
Potrei non cogliere le voci umane,
ma in fondo sarebbe anche bello,
ne ho sentite così tante
tristemente false e contraddittorie
sullo stesso minuto, nella stessa tavola,
nella distanza e sotto lo stesso coppo.
E se la vita tornassi nuovamente a vivere, come in un gioco misterioso e casuale dell’oca, alcune cose sì, le cambierei. Farei una netta separazione tra le cose utili e quelle inutili e poi con me porterei solo le indispensabili.
Senza essere presuntuosa, sinceramente vi dico, che tutte le persone che non mi piacciono le metterei nell’insieme delle cose futili e di loro non mi preoccuperei di studiarne i comportamenti, cercando una qualche forma di intelligenza o motivazione al loro fare squinternato. Ecco, non ci perderei il mio tempo, che a buon giudizio destinerei ad altri esseri, fossero anche animali o piante, che potrebbero influenzare positivamente la mia mente, orientandola verso direzioni positive.
Se mai riuscissi a pervenire, con un lancio di dadi esatto, alla casella d’arrivo e potessi nel contempo essere rilanciata, come una navicella spaziale, sul percorso del gioco della vita, affronterei il percorso con maggiore serenità e gli ostacoli con sufficiente tranquillità. Riposerei a lungo di fronte a un tramonto e sarei meno ansiosa di aspettare l’alba. Piano, il bambino già stato vecchio, potrebbe guidarmi sulle ripide delicatamente, senza rincorrere il giorno successivo, ma suggendo il presente con la proboscide delicata della farfalla.
Troverei il tempo per ascoltare la primavera che bussa piano con l’audacia dei colori freschi e con lei mi perderei lungo le vallate di giallo colorate dalle primule e mi chinerei ad annusare ogni zolla di viola tempestata, fragranza terrosa, legnosa e floreale che sa di dolce e di antico, che ti riporta nel punto esatto dove sei e per questo ti induce ad andare avanti perché sa che non potrai mai perderti.
Assaporerei il mosto d’autunno, senza paura di sporcare la camicetta bianca e l’uva a volontà mangerei senza timore d’ingrassare. Negli acquazzoni estivi mi lancerei, i capelli mi farei spettinare e nella neve mi tufferei fino a bagnarmi tutta, ma felice come una volpe.
Se rinascessi farei un unico grande viaggio senza finirlo mai, un viaggio senza meta, giacché viaggiare significa guardare il giorno da un’altra prospettiva e prima dei piedi è la mente che viaggia. Mi fermerei solo la notte per sognare, in tal modo le mie giornate sarebbero senza dubbio raddoppiate e conseguentemente la mia vita, sì che, dovendola un giorno lasciare, ne sarei doviziosamente stanca e appagata.

Ah se ci fosse squadernato l’infinito!
Comprenderemmo da subito tutto ciò che ci riguarda e sapremmo chi ascoltare, cosa fare ed anche dove andremo quando lasceremo l’involucro che ci contiene.
A posteriori sarebbe facile giudicare la nostra vita, i nostri comportamenti e sapere cosa avremmo fatto in un altro momento.
Il mondo sarebbe diverso se sapessimo già cosa il futuro ci riserva. Ma non è così, e meno male. A cosa servirebbe sapere già tutto?