La poesia di Maria, ricordi di scuola

La poesia di Maria, ricordi di scuola

di Maria Matani

Zainetto della vita

Zainetto della vita, piccoletto e colorato,

tutti i giorni verdi mi hai accompagnato.

Cicciotti pennarelli in grandi astucci verniciati

tra i compagni di gioco i migliori siete stati.

Amati quadernoni a righe e a quadrettoni

a voi ho affidato problemi e confessioni.

Copertine impegnative di libroni senza fine,

la curiosità di sfogliarvi mai pari a quella di studiarvi,

preferivo il diario accattivante e assai più rassicurante.

Diversi lustri son passati da quell’era spensierata:

al girotondo ho giocato e filastrocche ho cantato,

mani su-mani giù, pensierini e tabelline a perdifiato;

voti brutti, voti belli, alle verifiche quanti macelli!

Nebbia, sole e temporali son cresciuta come te uguale,

bimba capricciosa, noiosa, giocosa, seriosa, fantasiosa,

ora son donna coraggiosa, lo zainetto nel mio cuore ora riposa.

Quando la Scuola diventa vita

Nasciamo in famiglia allevati da genitori, spesso da mamma e papà, in un ambiente amorevole, ci auguriamo sempre. Ben presto, però lasciamo il caldo nido, usciamo dalla famiglia per entrare in contatto con il mondo esterno, la Scuola. Presso l’Agenzia-Scuola trascorriamo l’infanzia, l’adolescenza e parte della giovinezza. Tali fasi della vita ci impegnano a confrontarci quotidianamente con le nostre emozioni, le relazioni, la famiglia, la crescita personale. Le continue modificazioni che caratterizzano lo sviluppo di ogni singola persona sono il frutto di una interazione complessa tra l’individuo e i suoi processi biologici e psicologici, l’esperienza, la cultura, la socializzazione e l’ambiente in cui si vive. Non esiste un percorso universale e ogni individuo affronta le sfide a modo suo e in relazione al contesto in cui vive. 

In tale percorso la Scuola, in sinergia con la famiglia, svolge un ruolo fondamentale. La Scuola dell’Infanzia rappresenta il primo ambiente in cui il bambino impara a costruire i suoi legami affettivi; contestualmente la scuola si pone come luogo di apprendimento, accademico e sociale, dove il bambino sperimenta le interazioni, le attitudini e i comportamenti all’interno del gruppo.

Durante l’adolescenza – la fase di transizione che segna il passaggio dall’infanzia  all’età adulta – si ha la necessità di dover ristrutturare la propria identità, sia a livello fisico che emotivo. In questa fase i rapporti subiscono una profonda riorganizzazione, mentre gli obiettivi primari, da parte del soggetto, sono individuati in termini di autonomia e indipendenza.

L’impellente necessità legata alla ricerca di Sé contrapposta alle aspettative e alle pressioni esterne, può generare momenti di ribellione e crisi fino a sfociare, in taluni casi, in veri e propri disturbi.

In questo periodo, caratterizzato dalle problematiche della crescita e della maturazione della persona umana, la Scuola trova la sua sfida principe. Scuola, mia scuola, scuola amata, scuola da taluni non proprio amata, scuola rigettata nel fondo dei nostri pensieri, nel fondo dei pensieri degli adulti, di genitori, dei legislatori, della società.

La scuola è il luogo dove si insegnano le discipline, dal latino Discipulus, discepolo e dal verbo Discere, imparare un insegnamento e soprattutto una regola. Pedagogia e regola vanno a braccetto, le regole sono necessarie per crescere forti, per crescere sicuri. Regole senza autoritarismo, regola come riferimento che aiuta ad orientarsi, per sapere cosa si può fare e cosa non si può fare. Regole per far crescere un bimbo sereno e sicuro di Sé; regole rassicuranti simili a paracarri. Si, la scuola dovrebbe essere il luogo dove si apprende l’esistenza delle regole per agire in libertà, l’esistenza dei limiti per scoprire la felicità, l’esistenza della notte per sognare il giorno.

Un bravo insegnante dovrebbe insegnare i colori della vita: il bianco e il rosso e nel mezzo le mille sfumature di rosa. La vita la si impara ascoltando i ritmi interni e quelli esterni.  Abbiamo bisogno del sonno e della veglia; è impensabile vivere in uno stato di veglia continuo, così come è impensabile avere ventiquattro ore di luce. 

Il Sole segue il suo moto apparente e questa sua regola ci dona sicurezza, armonia, fiducia nel senso e nell’essenza delle cose, nel loro decorso, fiducia nelle nostre previsioni, entro margini di fantasia, utopia, aspirazioni, convinzioni, immaginazione, ingegno, genialità, desiderio, colori.

Domani il sole sorgerà, è una regola, ma nulla sarà noiosamente scontato: potrà esserci vento o pioggia, cielo terso da invogliarci a fare una corsa al mare. No, non temere ragazzo, le regole non sono gabbie, entro le regole c’è la vita, la tua vita parallelamente alla vita di tutti.

Allora, se a scuola riusciamo a trasmettere questi principi condivisi, la scuola potrebbe diventare il luogo più apprezzato, ambito e amato da tutti.

Resterebbe un compito ancora da affrontare da parte di un buon pedagogo, la valutazione. Ahimè, quanta teoria sulla valutazione! Eppure una cosa dovremmo sempre tenerla a mente, non confondere mai il verbo “valutare” con il verbo “misurare”. Ma se continuiamo ad isolarci nel dibattito scientifico, seppur relativo ai diversi ambiti, psicologico, cognitivista, sociologico, fosse anche epistemologico, oh, quanti arbitri contrabbandati con garanzia di esattezza assoluta!

Assegnare un voto affidandoci ad algoritmi non è umano, meglio affidarsi all’insieme delle tracce, quelle che maturiamo giorno dopo giorno attraverso:  osservazione, studio, riflessione, indagine e critica costanti, respiro dopo respiro, fianco a fianco e nel dubbio tra due voti, cerchiamo sempre il coraggio di scegliere il voto più alto. Meglio abundare? No, meglio incoraggiare. Il voto non è il fine della didattica, ma soltanto un giudizio di sintesi sul livello di apprendimento e spesso soggetto ad errore.

C’è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere, noi insegnanti con tutti i nostri alunni ci stiamo avviando verso la raccolta. Come per magia questo tempo delle messi scolastiche ben si coniuga al tempo della raccolta stagionale, Giugno bracciate di sole nella campagna fiorita;  ah, il sole tutto imbionda e matura! Ecco è piena la spica; così come pieni sono i nostri bilanci.  E giugno ride e ride. Più di febbraio e maggio si fa sostanza;  anche noi, anche voi studenti potete aggiungere sostanza fino all’ultimo giorno di scuola! Dì, non è bello, quando fa giugno, vedere, entrare nei granai carri enormi pieni di fieno? E tu, dimmi, non è magnifico vedere a giugno una strepitosa pagella?

È meglio essere un giovane bruco di giugno che un vecchio uccello del paradiso” ( Mark Twain)

E voi, ragazzi miei, potete esserne certi, siete tutti giovani bruchi, e potete essere, altrettanto certi, che tutti, passando attraverso lo stadio di crisalide, diventerete farfalle, belle, alate e io spero … brillanti con lo zainetto della scuola che riposa sul vostro cuore!

2 pensieri su “La poesia di Maria, ricordi di scuola

  1. Lo zainetto pieno di sogni colorati per rendere il mondo migliore. Arriverà quel mondo e ricorderemo di aver dato un contributo, seppure piccolo

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