La poesia di Maria. “Potere dei sogni”
di Maria Matani
Corre l’esile blu tra le mie dita,
corre e solo al margine si ferma.
Esile sì, ma senza paura,
senza timore di mettersi nei guai.
Con leggerezza attraversa porte chiuse
e luce porta nelle grotte oscure
dando senso ai sassi e tempo ai muri.
Antico dono degli dei,
scudo delle parole
mi trascina sempre dove vuole
e mai la meta dapprima mi svela.
La mia penna è lì, è a portata di mano come il tappetino degli addominali. Voglio mantenere il mio corpo il più flessibile possibile, pertanto corro, intreccio i miei arti, li sollevo, li piego e li fletto. E poi cerco di fare analoghi esercizi rivolti alla testa, ma non alla testa intesa come scatola cranica, ma al contenuto della stessa, ossia il cervello.
Capito bene, cerco di aumentare la connettività cerebrale, la memorizzazione e l’apprendimento e c’è un solo modo per farlo, attraverso la scrittura a mano e principalmente in corsivo.
Ci sono studi che lo dimostrano. Ricerche in parallelo mettono a confronto studenti che scrivono in corsivo e altri che digitano su tastiere. Dai rispettivi elettroencefalogrammi si riscontrano notevole differenze rispetto alle attivazioni cerebrali. I partecipanti invitati a scrivere a mano dimostrano una connettività superiore. A livello più globale, studenti che prendono di norma appunti manualmente meglio imparano e meglio ricordano.
Cielo, non era così difficile da immaginare, da sapere, da scommettere, da riflettere. Fino al secolo scorso eravamo tutti scrittori, nel senso che ogni studente doveva necessariamente scrivere. Scrivere temi, riassunti, prendere appunti, fare approfondimenti, le famose ricerche. Ci si recava in biblioteca, si selezionava il volume e poi giù a sintetizzare informazioni e, contemporaneamente, a trascriverli in bella scrittura, fino a renderli più o meno snelli e conformi al proprio sentire. Nessuno mostrava rifiuto nei confronti di detti compiti e attraverso questi esercizi si acquisiva consapevolezza, competenze e maturità.
Ora, dopo aver abbandonato da decenni l’arte di tracciare la scrittura in forma elegante e regolare ed esserci buttati incautamente sulle tastiere, le neuroscienze ci ricordano che la scrittura manuale ci rende esperti interpreti espressivi e anche artisti.
La scrittura aiuta a ricordare, ad essere logici, insomma scrivere non è solo un esercizio letterario, ma una operazione di crescita globale che stimola tutte le diverse forme di intelligenza umana.
La bellezza dello scrivere a mano può essere goduta osservando una scolaresca intenta ad eseguire un compito in assoluta autonomia. Ogni bambino governa la mano mentre gli occhi la seguono e il viso resta teneramente assorto entro il flusso dei propri pensieri. Attenzione e concentrazione aleggiano sopra a sguardi lunghi persi finanche oltre la finestra, nella mira di rintracciare un ricordo, di rincorrere il filo della memoria.
Le parole arrivano una dopo l’altra, quasi indipendentemente dalla volontà. Lo scrivere, nel suo lavorio spiralato, tanto più se effettuato con grafia ricercata, svela mondi nascosti, ignorati in un primo momento, persino, dalla mano che li racconta.
La scrittura a mano è il primo gradino dell’apprendimento, scopre il senso del bello e ci invita alla scoperta della nostra meravigliosa identità più profonda. La scrittura in corsivo è il primo strumento di creatività ed espressione personale che ci identifica in modo assoluto ed inequivocabile.
La mano crea uno scritto che funge da mediatore tra l’individuo e il mondo esterno. Scrivere a mano è concretizzare un pensiero che di per sé è astratto. La grafia, essendo assolutamente personale, è la nostra carta di identità che ci distingue e ci rende senza uguali, preziosi e irripetibili. C’è di più, il tratto grafico, sebbene personale, varia a seconda dei momenti, del sentire, dell’umore del tempo in cui scriviamo e degli strumenti e dei materiali usati. Che prodigio, la scrittura oltre a parlare sintatticamente, parla anche psicologicamente.
La scrittura umana è, inoltre, terapeutica, ristabilisce il contatto tra noi e la sfera nostra più profonda, le nostre emozioni e quando ci predisponiamo a scrivere con la penna, lo spazio bianco, astrattamente, si trasforma in un grande prato innevato, pronto ad accoglierci, invitando a tuffarci.
La mano, slitta sulla neve, beatamente scivola tra le righe e se sbagliamo, nessuna paura, con un segno orizzontale, accarezzando ogni parola, le cancelliamo.
Sono proprio le correzioni che ci rendono veri e umani; nel mentre sistemiamo i punti, le virgole e gli a capo. Infine rileggiamo, sì bisogna sempre rileggere.
Il coordinamento occhio – mano, l’impugnatura della penna, la scelta stessa della penna, tipo d’inchiostro, colore, profumo, il ritmo con cui tracciamo i segni, il suono che emana lo scorrere della penna, le frasi che si distendono sul bianco, rimandano al cervello, attraverso gli occhi, una serie di informazioni neurologiche, esperienze percettive che liberano azioni cerebrali, sensibilità tattile, gestione dello spazio che, specie nella scrittura in corsivo, consentono l’instaurarsi di un rapporto privilegiato tra detta azione manuale e linguaggio, tanto che si può arrivare a parlare di scrittura come Lingua dell’Uomo.
Grazie maestra quando insegni a impugnare correttamente la penna e quando inviti ciascun tuo allievo a distendere in bella forma tutti i suoi pensieri sul prato innevato, senza paura di sbagliare, perché si può sempre cancellare.
I pensieri tuoi più belli racchiusi nei segni sono fuoco, fuoco che accendono sogni.

La scrittura è verità, forse l’unica che pochi di noi si possono permettere. E se a qualcuno è permesso, vuole dire che la poesia lo ha scelto. Anche io scrivo sempre in blu, ma a me non si è schiuso questo scrigno. I poeti sono merce rara .. ..
La scrittura è verità…