La poesia di Maria: Nostos

La poesia di Maria: Nostos

E torno,

torno a trovarvi

sui prati dove abbiamo pascolato greggi e pensieri,

su campi dove abbiamo seminato grano e speranze,

sugli orti dove abbiamo piantato pomodori rossi come cuori.

Torno a trovarvi quando mi chiamate silenziosi con un soffio, un profumo, un sogno, una luce fioca lunare schermata da una ragnatela di nuvole alte o da un raggio di sole abbagliante. Torno e sempre vi trovo, vi trovo della stessa età di allora. Vi incontro sereni lungo le strade a lungo calpestate e intrise dei nostri discorsi, mai menzogneri, non sopraffattori, discorsi chiari e fatti alla luce del sole.

Torno sui luoghi che hanno assorbito vite, che le vite, poi,  se le sono succhiate ad una ad una come nettare, che lento risugge lungo le proboscidi delle cavolaie sciamanti e, in nome di una legge non scritta rispondente al Do ut des,  vita ancora restituiscono sotto altre sembianze; ma la vita è vita, sempre e comunque.

La vita piange, ride, s’accresce, si moltiplica, decade, avvizzisce, muore. La vita.

Torno a cercare la vita, perché solo essa ci restituisce vita; torno a cercare pensieri, ma anche il pensiero è vita, giacché è propaggine di essa; torno a cercare  l’amore, e l’amore è il sudore della vita.

E vi penso, perché sento che vi siete fermati a riposare nei miei pensieri e da allora, anche voi, di tanto tornate senza timore ad occupare le mie stanze vitali. La mia dimora è anche vostra, perché le vostre dimore furono gratuitamente anche mie.

Siamo tanti, siamo in tanti, non conosco tutti i vostri volti. Così come in un campo di grano il contadino assennato sa di non poter guardare, lisciare, baciare, la singola spiga, ma è sufficiente cingere la totalità delle spighe in un unico sguardo, racchiudendole poi  in un unico abbraccio, strette tutte nel proprio cuore, così allo stesso modo mi comporterò io con voi, mettendo in atto la saggezza del cervello fino.

Vi respiro tra i miei passi leggeri, sento che mi correte incontro; affettuosamente continuate a parlare, a ricordarmi la vostra lingua, le vostre antiche sonorità, i vostri sapienti proverbi, le vostre risolutive capacità organizzative basate sul poco e sul niente.

Ricordatemele di tanto tutte queste cose, specie nei momenti in cui io possa essere sul punto di prendere strade inopportune, quelle che potrebbero allontanarmi dal vivere in semplicità.

Torno,

torno a trovarvi

sulle strade battute dove i passi miei si confondono con i vostri,

sulle scale sconnesse che a lungo sono state spazzate da ciuffi di saggina,

davanti alla porta spalancata sull’ampia cucina mai fredda, mai vuota,

torno sotto questo cielo, che mi avvolge nel suo manto con mani quasi umane.

2 pensieri su “La poesia di Maria: Nostos

  1. I ritorni….si torna sempre, ognuno col proprio vissuto, con la propria valigia carica di esperienze. Sì aspetta con trepidazione, quel treno che ci riporta dove eravamo, da dove siamo partiti. Tutti, senza esserne consapevoli

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