La poesia di Maria: Meridiani

La poesia di Maria: Meridiani

di Maria Matani

Nello spazio tra meridiani

il tempo che credevamo nostro

s’impiglia, si spezza e va lontano.

Tu dormi e io indosso collane,

tu pranzi e io sogno fontane.

Luna in alto a nascondere la vita,

Sole sui prati a guidare le api

e, intanto, tra gli spazi di meridiani

il tempo passa, fluisce e resta uguale.

Le ore si rincorrono a formare stagioni

che restano solo una bella invenzione

per ridere dell’estate che ovunque vola.

Ed entro nel bosco stretto ed ombroso. Raccolto. Alberi e arbusti mi avvolgono come tessuti setosi dolcemente mossi al vento; mi proteggono dalla luce intensa. Tra le loro fronde quasi mi confondo, fino a rendermi quasi  invisibile.

Non cerco una meta, piuttosto, spazi. Mi sottraggo al rumore, agli sguardi, al cibo superfluo, alle dipendenze, alle aspettative nocive e inutili. Il bosco rappresenta la mia protezione, il mio meridiano energetico. Le lussureggianti chiome creano un orizzonte dappresso allo sguardo che rapido cade, tingendosi di tutti i verdi sfumati, aprendosi a nuovi e ben altresì interessanti ed esclusive prospettive interiori e, intanto, il percorso si rivela e poco alla volta si svela, come la mia persona, quasi estranea, il proprio cuore scopre nel battito forte e misurato.

Riascolto linguaggi cifrati imparati in un tempo lontano. Mi riapproprio della capacità di allontanarmi da altri per recuperare il contatto con me stessa. Senza timori, nel verde, mi inabisso. Come nell’immersione subacquea riduco sì i livelli di stress, aggiungendo, tuttavia, l’ulteriore beneficio di accogliere nel grande albero rovesciato nel petto situato, ossigeno libero e felice, non intrappolato nelle artificiali bombole d’acciaio. Ogni volta rinnovo l’antica disciplina, quella di tollerare il visibile, oltre all’invisibile. Capacità recondita di entrare in un territorio incerto senza la pretesa di risposte rapide e chiassose come alla fila di una cassa al supermarket centrale.

Riallineo le mie scompigliate conoscenze generali apprese in giovinezza, quando a fatica mi allenavo a stabilire armonia tra me e la disarmonia nei confronti delle altre me stesse, con quelle degli altri e del mondo in generale. Scoprire, sempre con maggior chiarezza, che tutti i viventi possiedono una lingua, anche se senza parole e disuguale in termini di caratteristiche strutturali e sta a noi tendere l’orecchio e saper ascoltare. Nel bosco fiducioso, riattivo la sequenza primordiale del tempo, che non pretende surclassare l’arte dell’attesa. Vado incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà.

Calcando i piedi sull’humus cioccolato – profumato, mi ricordo che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere; un tempo dove il buio impera e uno dove il sole splende. C’è un tempo per rimanere soli e un tempo per unire le mani; c’è un tempo che meglio sarebbe partire e un tempo ideale per ritornare. Tempi, comunque, perfetti, come sempre perfetto appare ogni tempo, quando il tempo del tornare è perfettamente allineato a quello dell’andare.

C’è un tempo dove si può studiare e capire il viaggio del Sole attorno alla nostra esistenza, perché non basta dire che l’astro ogni mattina sorge. Lui non è mai approssimativo, sorge  e si appalesa in un punto mai uguale, nascondendosi, altresì, sempre un po’ prima, rubandoti l’ultima rima e poi, a sorpresa, ti restituisce il preso e ti lascia muto, stupendoti sempre davanti alla restituzione dell’inganno del programma appena concluso e che nel futuro non si è ancora appalesato. C’è un tempo sognato, quando sognare è d’obbligo come respirare e c’è un tempo in cui bisogna sognare con maggiore spessore e vigore, accatastare sogni caldi e voluttuosi come una trapunta di piume d’oca e tu, pronto dovrai trovarti, con le stesse piume, ogni mattina a spiccare il volo dalla finestra appena aperta e  planare sulla strada che percorrerai. Quando si sogna bisogna impegnarsi tanto e sognare forte, senza rimpianti.

 E c’è un tempo in cui puoi ricordarti di una lettera mai inviata, dimenticata in un cassetto mai più aperto, ammantata da tempo e tempo che il tempo custodisce e, silenzioso, non invecchia e non consuma e non fugge e non ritorna, semplicemente sta. Questo tempo, non è sicuramente un bel tempo e ogni tempo di ogni meridiano lo sa. 

2 pensieri su “La poesia di Maria: Meridiani”

    1. Meravigliosa Teresa, amica mia!
      Sei diventata bravissima a fare metafore delicate e appropriate 💚💚💚

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