La poesia di Maria : “L’insegnamento del gatto “

La poesia di Maria : “L’insegnamento del gatto “

di Maria Matani

Sole,

una cesta in testa,

piedi scuri nella sabbia.

Una cesta in cammino

per raccontare il cammino

di un’esistenza.

Luce,

pensieri profondi e suoni,

tremano chiusi nelle ossa,

lontani dalla cesta,

dalla sabbia, dal sole.

 È quando la spiaggia si svuota che meglio si vedono le storture del mondo.

Nel grigio di una mattinata velata sei apparsa con la canestra in testa, una nave del deserto tra ombrelloni chiusi e vuoti, dondolavi dalla stanchezza di ieri, dallo sfinimento di una estate intera, dalla prostrazione di sempre. Accanto a te, con andatura farfallina −  avanti, indietro, di lato − svolazzava la tua bella bambina. Capelli legati a fontana, i cui riccioli decisi ricadevano sugli occhi e sul faccino nero, mentre la bocca farfugliava una antica filastrocca.

Chiara, il suo nome italiano come la nobile Chiara Scifi, autonoma e coraggiosa che imitò Francesco,  abbracciando la povertà.  Tre anni, ignara di iniziare un percorso scolastico che la porterà in un viaggio, che le auguro appassionante, tra i banchi di scuola, tirandola via dagli slalom tra ombrelloni, sdraio, sole, sabbia, sassi e bagnanti  indifferenti.

Le ho regalato l’equivalente di un gelato e sua mamma un filo colorato a me. L’ho preso, perché la dignità è amore e si misura con i battiti di cuore.

Il mio gesto è stato spontaneo riflettevo, mentre continuavo a camminare in direzione contraria e loro sparivano dal mio sguardo, ma quando mi sono sdraiata sul lettino a godermi gli ultimi raggi offuscati, ho dovuto ammettere che il mio bel gesto non era proprio tutta farina del mio sacco. La mattina, di buon’ora, avevo letto la storiella del gatto che si era recato in pescheria con una foglia semisecca accartocciata in bocca, regalino d’amore, d’affetto e di scambio, offrendola al venditore e questi, intelligentemente, aveva pensato di contraccambiare con un pesce.

Gli animali, senza parole, sono capaci di insegnare a noi uomini, magari anche con vocabolari interi e plurimi a forza spinti in bocca e non ci bastano, non ce li facciamo bastare, ingordi,  bisticciamo sui termini, ce li scagliamo contro come clave senza neppure ascoltarci, senza fare lo sforzo di capire e delle parole, nate per metterci in relazione, alla fine ci rendiamo schiavi. 

Grazie, mio amatissimo gatto, affascinante e misterioso, tu attraversi le strade del mondo senza fare rumore, con un miagolio ti fai capire e spontaneamente fai ciò che noi umani dobbiamo a lungo pensare per poi, alla fine, magari anche sbagliare. 

4 pensieri su “La poesia di Maria : “L’insegnamento del gatto “”

  1. Ceste in cammino, ognuno ha la sua, tutte colme di noi. Alcune appaiono se si apre il cuore, si individuano da lontano, se togliamo il velo del nostro io dai nostri occhi. La nostra cesta, ogni tanto, possiamo poggiarla ed osservare quella degli altri, magari più pesante della nostra

    1. È bellissimo il momento in cui poggiano la nostra cesta e sosteniamo l’altrui, fosse anche più pesante!

  2. Un gesto, che sia una carezza, un sorriso o un abbraccio, ha la potenza di riscaldare l’anima. A volte basta poco per permettere, alle nostre emozioni a volte confuse, di sistemarsi in un ordine nuovo e prendere quel respiro in grado di ricominciare. Anche questa poesia può esserlo: un modo per sottolineare quei piccoli gesti che a volte si nascondono nella realtà!

    1. La vita è un processo di conoscenza. “Vivere è imparare”.
      (Konrad Lorenz)
      E io mi procaccio insegnamenti a tutti i livelli…

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