La poesia di Maria : “Le storie rendono vera la vita”

La poesia di Maria : “Le storie rendono vera la vita”

di Maria Matani

Non serve essere cultore

per capire la vita e la morte.

L’avo vecchio e incanutito,

senza mai indugiare allo scrittoio,

tutto sapeva dei bimbi nelle fasce

e dei morti serrati nelle casse.

Sapeva dei giorni, anche i più felici,

caduti dentro la notte buia

e dell’alba che sempre spunta

anche dopo la notte più nera.

Con la barba mal tagliata

sul solco del viso che univa

il naso alla bocca sdentata,

sull’uscio si sedeva con la scodella

ricolma di minestra brodosa.

Sorrideva un poco al tramonto

e sugli occhi socchiusi, lenti,

si appalesavano i lunghi fossati

ricolmi di fango e di filo spinato

prontamente cacciati via dal battito

di palpebre con giudizio invecchiate.

Dolce restare. Dolce, sull’uscio del casolare.

Il gregge dormiva al chiuso

e nella cucina parole tenere

e ignote danzavano leggere

sull’incerto esercizio di lettura.

Le gambe pesanti rincorrevano

ancora la sua giovinezza fugace.

Altri tempi. Luci e ombre

sugli occhi stanchi. Solo Il cuore

sembrava giovane come la rosa

bianca che sbocciava radente il muro.

Narrare è un atto d’amore tra chi novella e chi riceve. È un incontro speciale di mondi, solo apparentemente distanti, che avviene su un piano particolare, fatto di scambi comuni e reversibili, tra autore e lettore.

Il narratore, nella sua funzione principale di selezionare quali informazioni rivelare, commentare o nascondere, esegue un lavoro fondamentale, molto spesso doloroso. Egli apre le sue ferite, occhielli accostati dal tempo sulla via della rimarginazione e della riparazione logico-emozionale, esponendo le stesse alla luce solare diretta che aggiunge nuovi tormenti dettati dallo scrostamento dei sopraggiunti strati riparativi fino a scendere nella carne viva della vicenda.

Il lettore, parimenti, interagisce con l’autore sul piano razionale-affettivo, fino a creare storia nella storia, ovvero, una doppia onda elicoidale che abbraccia il duo speciale. L’esperienza narrativa non lascia mai, dunque, i due attori principali identici al prima. Conoscenze ed informazioni depositate nella memoria dell’uno, dopo essere stati liberati dalle catene dei segreti inconfessabili ed esposte a nuove opportune rielaborazioni, fluiscono nella memoria dell’altro aprendosi in nuovi percorsi e approdando a nuove conoscenze di noi, del mondo che ci circonda e persino ad ipotizzare altri mondi.

Superate le barriere dei cinque sensi, il panorama psico-fisico improvvisamente diventa molto più complesso. E se è vero che è stato, niente meno che, Aristotele a sistematizzare i cinque sensi classici (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) come strumenti fondamentali della conoscenza, le neuroscienze sono riuscite attualmente a contarne molte ma molte di più e, superando la generica accezione di superpoteri, le inseriscono a pieno titolo nell’ampia ed evoluta mappa delle percezioni umane.

Tali scoperte sono sicuramente rivoluzionarie e vanno seguite con entusiasmo, giacché l’intera storia dell’Uomo è storia di scoperte rivoluzionarie. Ogni nuova scoperta può avere genesi differenti. Usualmente l’innovazione prende avvio dalla commistione di conoscenze pregresse, sviluppo di pensiero astratto ed esperienze di vita vissuta. Altre volte le stesse scoperte si compiono attraverso la neuroplasticità, ovvero, avvengono per opera esclusiva del cervello che crea autonomamente nuovi circuiti per meglio adattarsi a nuovi mondi. Il percorso, detto sinaptogenesi, genera nuove sinapsi per elaborare nuove informazioni, imparare nuove cose e meditare sul nuovo che avanza. Trattasi della creazione di neuroni innovativi capaci di saltare i singoli scalini andando direttamente a destinazione.

Altre volte, ancora, alle scoperte si accede mediante produzioni poetiche. Poesia, dal greco poien, produce, per l’appunto, un nuovo linguaggio capace di portare alla luce legami segreti tra le cose. L’arte poetica, definita musica dell’anima, fondendo significato, significante e musicalità, a mezzo di metafore, similitudini, iperboli, ossimori, allegorie, ironie, rime e tanto altro ancora, penetra la sfera più profonda dell’Io lirico coniugandola, indissolubilmente, al tempo universale e, in momenti di estasi, può portare  a sublimare in orizzonti inesplorati, realtà inedite, innovazioni, evoluzioni, rivoluzioni.

Ecco, dunque, perché creare storie rende più vera la vita. Pensieri, personaggi e parole non è opportuno che restino nel nostro recinto personale è, invece, essenziale che vengano sparsi come semi nel cuore di ogni lettore, in forma di storie per generare nuovi e interessanti ponti di saperi.

Personalmente, creo storie per rendere più vera la vita.

4 pensieri su “La poesia di Maria : “Le storie rendono vera la vita””

  1. Ringrazio pubblicamente Umberto che, in privato, mi ha appena detto che questa poesia è la più bella. Io non so se così è, però una cosa la so, è certamente pa più profonda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *