La poesia di Maria: “L’amore analfabeta”

La poesia di Maria: “L’amore analfabeta”

di Maria Matani

L’eterno presente del bene

regalamelo prima che io possa chiedertelo.

Scrivimelo sulla pelle senza inchiostro.

Il tuo sigillo, marchio d’amore tutto mio,

nel solco bruciante delle piaghe dell’animo,

in un respiro sospeso si schiuderà a sussurrare

nuove promesse e anche nei tremori

il battito del cuore manterrà fedele.

Cullami, abbracciami e baciami. Guardami, sfiorami e sorridimi. Ninnami.

Per favore lasciami l’eredità tua più bella e consegnamela adesso e fa’ che sia armoniosa come il più bel mazzo di fiori di campo: carezze sulla mia pelle, occhi dentro i miei occhi, calore delle tue mani sul mio testone tutto da modellare, battito del tuo cuore sul mio petto piccino a giocare a ping-pong. Tu cominci e io rispondo. 

Per favore, lasciami l’eredità tua più grande, che nessuno mai potrà portarmi via, perché è mia ed è siglata, data a me e a nessun altro. Nessun crollo finanziario, nessun ladro astuto, nessuna manipolazione strategica, potrà sottrarre la ricchezza da te ereditata. Se tu sarai convinta di lasciarmela, diventerà unica, mia e personale e per sempre solidale alla mia struttura mentale-spirituale.

Amami tanto, amami prima ancora che io possa dirti ciao, giacché tutto l’amore ricevuto da bambino mi resterà attaccato alla pelle, con essa si accrescerà e con me resterà fino a quando sarò grande e la testa magari sarà tornata calva.

Voglio essere un bimbo amato; non voglio il vestitino alla moda e le scarpine vanno bene anche quelle del fratellino, ma respirami sulla testa pelata. Non lasciarmi in compagnia di oggetti freddi e luminosi che mi accecano; dammi la tua mano che voglio giocare con le tue dita morbide e calde. Spegni tutti gli altoparlanti, voglio ascoltare la tua voce. Raccontami cosa hai fatto quando dormivo e non dire che tanto non capisco; io vivo nel suono profondo della tua voce unica e irripetibile. E se vuoi veramente stupirmi, cantami una bella canzone che parla di noi, mentre il tiepido latte mi dai. Quando ti allontani lasciami il tuo odore, fammi respirare il tuo vestito, mettimi nel tuo letto, fammi dormire sul tuo cuscino.

Il nutrimento che ogni giorno mi assicuri non mi basta per crescere sereno e forte. Per affrontare tutti gli anni con te e tutti quelli che seguiranno senza di te, avrò bisogno di una vagonata di coccole. Ogni attimo passato insieme avrà senso se riuscirò a mescolare l’alito mio con il tuo, se riuscirò a odorare di te. Camminerò a quattro zampe e a fatica sperimenterò l’essere bipede; tu lasciami attaccare le mani alle tue gambe e tutto sarà più bello. E quando farfuglio senza senso, tu fammi respirare i tuoi pensieri e, prima che io sappia intenderli, traducimeli con le facce più buffe e io te le rifaccio. Sarà questo il mio vocabolario autentico, indispensabile per interpretare il mondo quando le parole più difficili saranno scritte sui muri e io non sarò altrimenti capace di capire. Bagnami con le tue lacrime, sarà l’acqua di riserva che si conserverà tra gli strati della mia pelle e che mi disseterà nei periodi aridi.

Se sarò amato ora che sono bambino, mi avvicinerò ai miei amici con le braccia aperte e le spalle rilassate e il viso morbido e il sorriso sincero e l’ascolto franco. Saprò aspettare l’alba con fiducia e accettare le perdite con il sorriso del vecchio saggio, perché la memoria affidata ai sensi è essenza di olio profumato, mantiene la sua integrità e riappare e si riattiva nei momenti più dolorosamente caldi.

2 pensieri su “La poesia di Maria: “L’amore analfabeta””

  1. Questo dovrebbe tornare ad essere l’amore per i piccoli, tutto risponde a sacrosanta verità

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