La poesia di Maria: l’acchiappasogni

La poesia di Maria: l’acchiappasogni

Il cielo d’autunno regala squarci luminosi

tagliati da doppia falce colorata

per un tempo fugace

e poi una coperta grigia sopra vi stende

e i sogni di ognuno ammanta e cura.

Scegli la solitudine se non hai una vera compagnia e nella solitudine la poesia ti affianca − sorella gemella muta e cavaliere senza investitura e senza armi – ti segue dignitosa e coraggiosa, prende in mano la penna e decide di raccontare la realtà che si cela dietro le rughe del silenzio e dietro il silenzio delle montagne. 

Poesia che dignitosa ti segue e coraggiosa ti precede, nulla ti impone, le parole ti dona con semplicità e con fare domestico, senza genialità, a tutte le ore è pronta a svelare l’anima dei luoghi e degli umani che li hanno attraversati, la storia di una terra che necessita d’essere ascoltata.

Poesia, a tutte le ore sei pronta a farmi rimirare un ramo fiorito, un prato abbandonato, un cielo oscurato che all’improvviso si rischiara e le nuvole che si sbriciolano come mandorle tostate e gocce trasparenti che di mille colori si caricano se trafitte da raggi affilati. 

Tornerò a casa ogni sera portandomi il tepore sognato, il ricordo di antiche risate, l’abbraccio delle colline che a sera si chiudono sul fiume canterino, che nel punto estremo della vallata da tutto frettolosamente si congeda.

Nulla più m’addolora, nessun addio, già lo so, sostanzierà i miei giorni. L’addio incolore, opaco e mummifico non mi appartiene, il mio mondo riluce di colori. In lontananza le colline, cammelli sfumati di rosso che lentamente del giallo si cibano fino a rimpinzarsene e al di sopra delle loro gibbosità  il vasto cielo azzurrino che vira al violetto, al lilla, al rubino prima di arrendersi al distinto lucido blu notte nel cui spazio incommensurabile si eleva altera l’argentea luna e, mentre continuo a mirare la sua nobiltà, ella arrossisce di fronte ai miei stupiti non detti, offrendomi arrendevole la sua pace profonda e purpurea. 

Luna mollemente danzante tra le stelle fisse, come una dama signorilmente mi segue, i sogni mi ruba, i sogni mi presta e niente mi manca, niente mi prende, nulla è di troppo.

Parlo con lei che mi ascolta e mi dice. Sola non sono, la tua luce m’illumina, m’illumina i passi, m’illumina la mente. M’illumina e la cosa più rilevante è invisibile agli occhi.

2 pensieri su “La poesia di Maria: l’acchiappasogni”

  1. La poesia é carezza per l’anima, e la scrittrice lo sa bene. Ciò che questa volta però vuole fare intendere è che tutto é poesia: la luna, i colori, i ricordi e i sogni che affidiamo. Una filosofia particolare riecheggia da lontano: una sensazione d’Oriente che ci invita a stare con i piedi ad un passo dalla Terra, ringraziando il Sole e con esso assaggiando quel profumo che sa di libertà e di personalità. Perché solo così possiamo avvicinarci e prendere parte a quel tutto che é l’infinito!

  2. Dell’autunno apprezziamo i colori intensi della natura, la malinconia della fine dell’estate, ma Maria ci fa notare anche la bellezza dei colori dell’arcobaleno e della nebbia. Ogni aspetto della natura è bellezza, anche la nebbia che pochi apprezzano. Raccontato così, l’autunno si veste di ulteriori colori

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