La poesia di Maria : “la maestosa quercia”

La poesia di Maria : “la maestosa quercia”

di Maria Matani

Bell’albero

E per cantare te, quercia maestosa,

comincio dal tuo frutto, di caramello tinto

e piccolo cappuccio in testa per sfidare

le notti fredde, prima che maturo, atterri.

In collina ho anche visto certi tuoi cugini

vivere in famiglie strette, pochi tali

a formare un gruppetto; figure slanciate,

un po’ curvate, sembravano felici di scambiarsi

chissà quali notizie arrivate dai boschi alti e lontani,

ma tu, smisurato, che da sempre vivi accanto al caseggiato,

che dal solleone rendi riparo e a sera adombri i davanzali,

che attorno alla ceppaia si dispongono gli anziani a rammentare,

i bambini a sognare e in alto, di tra le fronde, i merli a fischiare,

tu, come una barca in mezzo al mare, conosci tutti i segreti del navigare.

Vita segreta degli alberi

Una domanda arriva spontanea alla soglia della coscienza, ma nessuna risposta riesco a comporre: perché quando incontriamo una qualsivoglia persona la salutiamo e poi allontanandoci le diciamo a presto e anche un piccolo animale accogliamo con coccole varie e invece a nessun albero ci rivolgiamo dicendo, a presto signora Quercia, la tua ombra è stata benefica e domani pomeriggio tornerò nuovamente sotto le tue fresche fronde?

Spesso, troppo spesso, scambiamo questi esseri silenziosi per soggetti enigmatici, evitando così, ogni ulteriore sforzo per tentare una qualsivoglia forma di avvicinamento, mentre invece essi sono esseri senzienti, intelligenti e dalla lunga memoria. 

Tutti abbiamo studiato, fin dalle scuole primarie che senza gli alberi la vita sulla Terra sarebbe impossibile. Loro producono ossigeno, indispensabile per tutti i viventi, Uomo compreso, agiscono sul microclima, determinano la bellezza paesaggistica, filtrano i rumori, donano ospitalità alla fauna selvatica, bloccano l’erosione, generano humus e allora com’è che a fronte di così tante regalie, noi umani restiamo impassibili? A parziale discolpa mi piace ricordare che le cose non sono sempre andate così, in epoche storiche lontane dalla nostra, questi esseri maestosi sono stati a lungo venerati, basta pensare ai boschi sacri dei Germani, paragonabili a cattedrali viventi, nei quali avvenivano rituali religiosi e offerte sacrificali agli dei.

Tralasciando le risapute funzioni biologiche, che ho semplicemente elencate, mi piace addentrarmi nei ben più intriganti aspetti psicologici. Gli alberi sono esseri sociali e come in tutte le società, anche nel loro interno esiste una gerarchia. È la luce il fattore che scatena la concorrenza, chi gode di più luce, ha più potere e, poiché la luce viene dall’alto, la posizione vincente e dominante coincide con la pianta più alta, quella sulla cui cima il sole brilla incontrastato sulle foglie e, conseguentemente, glucosio, proteine e legno vengono prodotti in sovrabbondanza. Molte specie, pur di raggiungere gli stessi standard, utilizzano i tronchi altrui, arrecandone danni gravissimi, per arrampicarsi in alto e guadagnarsi un posto al sole, proprio come determinati uomini. È il caso dell’edera.

Questa è la regola, poi come è risaputo, ogni regola ha la sua eccezione e l’eccezione, in questo caso si identifica con il bosco. Nel bosco vivono centinaia di esemplari e in questa moltitudine nessuna specie entra in competizione con le altre perché, anche se ogni albero vorrebbe stare più in alto, quelli che si trovano più in basso riescono a farsene una ragione pensando ai benefici e i benefici non sono da sottovalutare, basta pensare che durante le tempeste, sono proprio gli alberi giganti, alti e possenti, a frangere i venti e a rischiare la loro vita, mentre quelli più piccoli e giovani sono al meglio protetti.

Le radici, poi, sono organi veramente maestosi, essi ancorano sostengono e succhiano linfa grezza. Ma la cosa veramente notevole è la produzione di suoni, dando vita a una vera e propria comunicazione sotterranea. Parimenti, tra radici e funghi si realizza uno scambio di frammenti di materiale genetico, generando una condivisione di risorse con un flusso che va dall’albero più vecchio a quelli più giovani. Attraverso le radici, ma non solo, le piante producono ultrasuoni per comunicare condizioni di stress ad altre piante. Si tratta di una sorta di tam-tam per segnalare il pericolo. In primavera poi, le fioriture appariscenti segnalano, sempre attraverso ultrasuoni, udibili da insetti e taluni mammiferi, che i loro fiori sono pronti per l’impollinazione. La tecnologia in questo caso ci sostiene e, con speciali microfoni, è possibile ascoltare il linguaggio, il canto delle piante in fiore, piante in amore. Nessuna differenza con il languido richiamo del cardellino innamorato, del lento e prolungato gracidare delle rane durante la stagione riproduttiva o il lungo verso modulato del lamantino.

Se leggendo, leggendo ci siamo addentrati in un bosco, in un parco cittadino, nel nostro giardino, ovunque noi siamo, siamo nel posto giusto ora, per abbracciare, consapevolmente, un pino, un carpino, un ulivo, un ciliegio, un noce, e immergerci gioiosamente nella silvoterapia, quella che, con un gesto potente, ci rigenera, regalandoci istantaneamente un benessere fisico e psichico mai sperato.

7 pensieri su “La poesia di Maria : “la maestosa quercia”

  1. La poesia è molto bella, l’ amore per la natura traspare ad ogni verso. Non è un caso se , anche inconsapevolmente, facciamo spesso riferimento agli alberi come all’albero genealogico o alle nostre ‘radici’ quando parliamo di appartenenza.
    Noi apparteniamo agli alberi che ci osservano vivere e loro a noi, anche se noi siamo dimentichi di loro e non abbiamo più i boschi sacri dei romani, i laureti, per esempio.
    Maria ce le ricorda queste cose, ci riporta alla nostra natura di animali razionali che troppo spesso, diventa dimentica della bellezza.

  2. La scrittrice ha posto in luce esattamente ciò che che la filosofia orientale cerca di insegnare da secoli: solamente quando si fa assorbire dal fascino della natura, l’uomo riesce a cogliere l’essenza e la presenza stessa dell’assoluto. Solamente ammirando il sorgere del sole ed ascoltando il respiro degli alberi l’uomo riesce a ri-nascere e dare senso al suo respiro.
    Tornare alla natura per ri-tornare in se stessi attraverso la natura è esattamente ciò che gli orientali chiamano “pura vida”, alla quale tutti dovremmo tendere.

  3. La scrittrice ha posto in luce esattamente ciò che che la filosofia orientale cerca di insegnare da secoli: solamente quando si fa assorbire dal fascino della natura, l’uomo riesce a cogliere l’essenza e la presenza stessa dell’assoluto. Solamente ammirando il sorgere del sole ed ascoltando il respiro degli alberi l’uomo riesce a ri-nascere e dare senso al suo respiro.
    Tornare alla natura per ri-tornare in se stessi attraverso la natura è esattamente ciò che gli orientali chiamano “pura vida”, alla quale tutti dovremmo tendere.

    1. Che bello che una giovanissima riesca ad apprezzare il ritorno alla natura, passando per la “pura vida” e il pensiero orientale! Mi sento abbastanza giusta e soprattutto in buona compagnia💚

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