La poesia di Maria” La gentilezza”

La poesia di Maria” La gentilezza”

di Maria Matani

Non voglio essere cortese,

la cortesia attiene alle buone maniere

e io non voglio essere tipo da galateo,

piuttosto mi piaccio ribelle e indisciplinata,

ma voglio portare sempre per mano

il fiore spontaneo e schietto

della gentilezza di fiato e di petto.

Voglio far crescere il fiore

e portarlo a maturazione,

fare accadere cose con le parole 

e con le mani

a chi non ha ancora compreso

che dare è l’unico grande affare.

Oggi parlo a te che potresti parlare a lui, cosicché saremmo già in tre a sapere ciò che tutti dovremmo praticare.

Oggi ti racconto il De ira, la lezione di Seneca di duemilatrenta anni or sono e che ha tanto ancora da insegnare all’uomo tecnologicamente evoluto ma psicologicamente arretrato, come ritrovare la calma senza sostare sull’ira e senza cavalcarla.

Seneca, nel suo celebre dialogo definisce l’individuo collerico come soggetto colpito da una follia di breve durata che annienta la capacità d’intendere e di volere.

Potrei anche fermarmi qui, se vogliamo dare credito all’intelligenza di Seneca e, francamente, non ne ravvedo la possibilità di pensarla diversamente; la rabbia è una perdita della ragione, seppur temporanea, che porta l’individuo al di fuori del suo pensiero e della sua ragione, ma mi piace chiarire adeguatamente il tema quanto mai attuale.

L’arguto Seneca per meglio spiegare le sue argomentazioni si avvale di una similitudine e le similitudini mi sono particolarmente care e per questo la voglio citare:

La rabbia è del tutto simile

a quelle rovine che si frantumano

sopra ciò che esse stesse

hanno schiacciato.

Potenza delle immagini racchiuse nelle parole e potenza del paradosso che, pur apparendo contrario alla logica, nasconde verità profonde.

C’è una notizia rassicurante, comunque, ed è questa che mi appresto a disvelare. La rabbia, per entrare nel nostro agito, necessita del nostro consenso. Seneca afferma che, in tale contesto, il primo moto dell’animo è il fastidio a cui fa seguito la scelta decisionale dell’individuo: solo se si decide di punire colui dal quale si ritiene essere stati offesi, scambiando peraltro la propria percezione per una verità indiscussa, si genera una risposta, nondimeno, mai proporzionata all’offesa, trascinando l’uomo fuori dal controllo razionale.

La prima vittima della violenta emozione irosa è sicuramente il soggetto contro il quale s’avventa ma, a seguire, l’impeto si riverbera sull’iroso provocando lacerazioni multiple che, a lungo andare, lo portano a un indebolimento, che è proprio il contrario che pretende arrogantemente raggiungere.

Se proviamo a ripercorrere le nostre esperienze vissute in prima persona e tutte le altre assistite, possiamo sicuramente elaborare un brutto catalogo dei tanti stili rabbiosi.

Personalmente ho avuto la sventura di assistere a tanti appartenenti al genere umano – anche con un discreto livello culturale e impegnati a ricoprire ruoli d’importanza ragguardevoli – lasciarsi trascinare dalla forza distruttiva della rabbia. 

Afferma Seneca che la rabbia vive d’urgenza, mentre suo nemico mortale è il tempo. Il rimedio più efficace contro la rabbia è, dunque, il rinvio temporale. Beato chi riesce a dire: lascio decantare, ma l’uomo moderno, ahimè, sicuramente non possiede il dono della riflessione e della posticipazione e neppure conosce il pensiero di Seneca e forse neppure il suo passaggio terreno, pertanto, presumo diventeremo sempre più irosi.

Siamo qui a fare concorsi pubblici, illudendoci di fare un ottimo reperimento in termini di eccellenza da impiegare in ruoli strategici che possano dare lustro e vantaggi alla  nostra sonnacchiosa e riottosa e rabbiosa e violenta società, ma viene mai messa in campo una selezione che privilegi qualità umane, capacità di stabilire relazioni vive e vere con l’altro, piuttosto che considerare la sola competenza tecnica o burocratica? A qualcuno viene mai chiesto di esporre il pensiero di Seneca racchiuso nel De ira? 

Lucio Anneo Seneca va oltre. I suoi dialoghi ci svelano che la gentilezza è fonte di successo e libertà, vero antitodo alla prepotenza. Essere gentile con chi è sgarbato significa essere padrone del proprio animo e del proprio equilibrio psico-fisico.

A questo riguardo ci viene in aiuto una ulteriore metafora da parte di Seneca:

La società umana è simile

a una volta di pietre,

che cadrebbe se le pietre

non si sostanziassero a vicenda.

Potenza delle metafore, amore per le pietre ed essenza sinergica! In questa prospettiva ed entro questa triangolazione potrei restare a lungo, lasciare riposare il mio pensiero e farlo ritornare limpido ogni qualvolta qualcuno o qualcosa tenti d’incupirlo. Come in un nido d’amore, le mie emozioni, entro triangolo sinergico fulgido e specchiato, si accrescono e si rendono pronte per essere donate.

Perdonatemi se a tratti posso sembrarvi presuntuosa, ma ho motivi fondati per credere che molti sono i settori al cui apice si accalcano uomini e donne prive di gentilezza, che non conoscono la potenza della gentilezza, che ignorano che solo con la gratitudine si creano alleati e non sudditi.

La gentilezza richiede il coraggio dei forti, giacché espone al rischio dell’ingratitudine, ma è proprio su questo campo che si valuta un uomo e una donna.

Ho avuto abbastanza esperienze per affermare che gentilezza equivale a donare. Donare uno sguardo, una attenzione, una parola, un sorriso, una carezza, un pensiero, un abbraccio, un fiore, un po’ del proprio tempo. La filosofia del dono è facile da attuare: dona senza farti ringraziare, dona e poi scompari e, in questa nostra umanità vecchia di millenni senza pari, non si può davvero accettare chi non ha ancora compreso che dare è l’unico grande affare.

2 pensieri su “La poesia di Maria” La gentilezza””

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