La poesia di Maria :”Intra peritura vivimus”
di Maria Matani
Caldo e poi freddo
s’alternano sulle gote
rosse e a tratti bianche.
A stento respirano le labbra calde
che diventano sempre più fredde.
Bianco e freddo,
saturo di grigio alabastro,
il corpo fermo come mai.
Cielo, incommensuratamente grande,
raccogli l’infinito piccolo
e di rosso avvolgilo
come quando gridò la sua presenza
inconsapevole al mondo.
Tutto l’amore che ci siamo dati è stato dal dolore attraversato.
Ancora dall’angoscia mi consumo per il tuo mondo rovesciato, per il tuo mondo attraversato da striature nere e profonde.
C’è un tempo difficile per tutti. Tu hai vissuto la tua vita con quel retrogusto di dolore, più forte che per noi.
Il mio tempo dedicato a te è il tempo mio più bello, un fiore che non si vede, ma che canta dentro di me e al buio va a cercare i momenti veri che insieme ci hanno tenuti. Attimi eterni. Attimi che il tempo non potrà mai cancellare. Anime che il tempo non potrà mai dividere.
Su questa via non saremo più noi. Sarò io sola a portarti nelle mie giornate, nei miei pensieri, nelle mie parole piene della tua assenza.
Mi piace immaginare tu possa riposare lì dove dormono le stelle e la melodia dolce degli astri donarti la beatitudine eterna e nei sogni possa tu cogliere i fiori che sulla Terra non cogliesti.

Il cromatismo del componimento è l’anima dello stesso, come freddo e caldo, antitesi eterne tutto sommato, vita e morte, gioia e dolore