La poesia di Maria: “Il Mondo traslato”
di Maria Matani
L’Abruzzo è un paese arroccato ai piedi della montagna,
l’Abruzzo è case isolate disseminate nella campagna.
L’Abruzzo è fiume obbediente
che neve sciolta porta da cime ad oriente,
l’Abruzzo è mare cordiale su spiagge singolari.
L’Abruzzo è sole che sorge dalle acque
e a sera dietro le alture va a riposare,
l’Abruzzo è tramonto infuocato
che perfino lo sguardo annoiato rende abbacinato.
L’Abruzzo è musica ritmata che parte dalle rocce
e bizzarro si accorda con le onde del mare.
L’Abruzzo è l’uomo antico
che da sempre ama gli animali
e li va a visitare nelle loro case naturali
e a sera li saluta e dice loro, a domani.
Abruzzo, terra di boschi, terra di vie e di cammini; terra di accoglienza, terra selvaggia, terra laboriosa, terra di santi e miracoli, terra di eremi, terra di paesi e castelli; terra d’acqua, terra di fiumi, terra di mari. Terra di meraviglie, terra di riti ancestrali, leggende e magie. Terra mistica e miracolosa. Terra di amuleti e talismani, terra sacra sospesa nel tempo, a strapiombo sulla storia, resiste quando sembra scivolare. Terra che pare dormire e invece fugge via nella notte incontro al giorno sempre nuovo, sempre uguale.
Sono qui, sono nel tuo fuoco, sono nel tuo cuore. Meno di un giro della lancetta dell’ora e sono alle porte che si spalancano e mi portano al cielo. Meno di un giro della lancetta dell’ora e sono sulla foce del fiume, lì dove l’acqua dolce scompare per sempre nel mare, diventando salata come le lacrime, ma felice di dimenticare ogni cascata spericolata.
Abruzzo, terra di montagna e terra di mare. Il mare è sempre uguale; il mare è segnato da due linee, una sulla terra e una là, dove lo sguardo si chiude e, nel mezzo, il cielo capovolto. Il blu trasparente, turbolento, cupo, tetro, grigio, increspato, urlante, nero, come i cieli cordiali o minacciosi che puoi trovare.
Il mare lo sai immaginare anche se non l’hai mai visto, basta buttare il cielo sopra la terra.
Ma la montagna è uguale? La montagna è fatta di una miriade di punti, infiniti punti uniti a formare spezzate, uniti a formare piani. Piani paralleli e perpendicolari e sghembi che si chiudono a svettare e poi a un tratto, da una fessura da niente, l’occhio vi si intrufola e se ne va lontano; si perde senza temere e va a scovare concavi e convessi. Boschi verdi gradanti verso il giallo e macchie lanose bianche a brucare su prati rosicchiati e ruscelli scavati a cantare tra i tufi, a trasportare felici ghiaia e uccelli dalle ali variopinte sui prati infiorati e in alto il gheppio, il falco e la poiana, che tanto, l’aquila reale, sfruttando le correnti ascensionali, ben si può impegnare a scrutare il suolo e anche te, povero ignaro.
Lo sguardo tuo si perde nel cielo, si perde fino all’arrivo della sera quando, luminose, appaiono Venere e Sirio decise a lampeggiare solinghe, diffondendo colori disparati nella notte sfarfallata. E più spalanchi gli occhi e più raccogli luci e raccogli stelle, ne raccogli a grappoli nel tuo sguardo rapito, perso tra mille bagliori nelle distanze e nel tempo.
La montagna scoppia tra mille luci, la montagna si perde tra le stelle e tu ti perdi nell’immenso.
La montagna è sconfinata.
E poi, arriva qualcuno che candido ti domanda, ma a te piace più il mare o la montagna? Mi piace più quello che mi manca!

Che bello spot pubblicitario!!! L’Abruzzo di Maria, L’Abruzzo del cuore
Grazie, Gina!