La poesia di Maria : Frammenti
di Maria Matani
Di quel tempo lontano non resta che un ricordo,
forse neanche, solo frammenti,
uno sguardo, una voce, uno stare.
Resta un fuoco che arde e non sa scaldare,
resta il freddo tra le pozzanghere in strada
e le scarpe bagnate.
Resta la cenere che ricopre l’ultimo ciocco
che attende l’indomani per riprendere a bruciare
piano, senza nessun altro fiammifero da consumare.
Di quel tempo lontano resta un’eco che sfuma
e si consuma velocemente tra le mani.
Le case dei vecchi odorano di ricordi, di porte socchiuse e cassetti rimasti chiusi per molto tempo in una sorta di realtà nostalgica che i giovani non possono sapere e non provano ad immaginare.
I vecchi rallentano il passo, non hanno la necessità di rotolare il tempo, anzi, cercano di frenare il tempo che resta in una sorta di risparmio, di conservazione di albe e coraggio.
I vecchi, con il loro udito stanco, ascoltano i rumori del mondo e il lontano abbaiare dei cani, attribuendo loro un senso, un chiaro pensiero nel loro traballante sistema mentale messo a soqquadro dai violenti sismi vissuti e sopportati.
I vecchi, chiusi nelle loro stanze, sognano di stare seduti sugli usci delle loro mai dimenticate case di pietra e terra, ove si riposavano poco, mentre ora, mettendo in campo il teletrasporto quanto mai rapido ed economico e fantasioso, alle loro amate case tornano con le loro storie di vita esplorata, di viaggi mai intrapresi e di percorsi impervi, sciorinandoli tutti alla luna, in segno di gratitudine al tempo andato. Su quelle scale sconnesse e spazzate da ciuffi di saggina, riascoltano il suono delle campane che segnavano le ore e il tempo che scorreva veloce e lento e tutto si fonde in un turbinio di immagini svolazzanti sulla girandola che al soffio dell’ultimo vento li riporta in vita una volta ancora.
Nel presente placido che ruba veloce la poca vita, il cuore riesce ancora a ricucire scampoli di ricordi sfusi che, disordinati faticosamente circolano nel sangue intrappolato nelle vene aggrovigliate e azzurrognole che istoriano le mani lasciate a riposo e, di tanto, una antica emozione risale a galla e sembra increspare il lento e monotono ritmo del vivere.
La vita ora, oltre le finestre accostate, scorre lenta come il battito stesso della terra, mai ascoltato prima, a sottolineare quando fatica e sudore si confondevano fianco a fianco e galoppavano incontro alle stagioni, sfidandole, in una esibizione di temperamento ad oltranza, incuranti dei respiri tenui della madre terra.
I vecchi, seduti sulle loro sedie imbottite, imparano ancora le ultime cose, necessarie per vivere e necessarie di essere sperimentate prima di essere teneramente incartate e sistemate nel minuscolo e leggero bagaglio; imparano che la felicità è fatta di emozioni alle quali si perviene in punta di piedi e le stesse debbono essere abbracciate dolcemente e poi donate gentilmente. Piccole esplosioni di felicità che possono allargare il cuore.
Ascoltare i vecchi è come sfogliare un libro inesistente. I loro racconti costellati di pause cariche di memoria sono emozioni che non si possono spiegare.
Ogni parola è un frammento di storia e i pezzi mancanti e vuoti sono gli spazi dove incastonare le nostre perle.

È proprio vero che quando ascoltiamo i vecchi é come sfogliare un libro 📖 inesistente o meglio un libro di pagine bianche che noi con l’immaginazione cerchiamo di riempire…,
Grazie, Teresa!
Tu ne sai qualcosa
Lucida e affettuosa analisi del mondo dei vecchi, quel mondo che non cambia mai , che è uguale nei secoli anche se oggi più accelerato. Le case abbandonate parlano di quelle vite vissute ed abbandonate con fatica, la fatica della vita ancora da vivere
Le case mi intrigano quasi più delle persone…
Frammenti è una poesia veramente bella, reale, commovente e ti tocca il cuore con tanta dolcezza e tanta emozione