La poesia di Maria: FIORITURA ESSENZIALE
di Maria Matani
Poesia è restare in equilibrio sulla linea dell’orizzonte
Fioritura come ventaglio metaforico di idee poetiche, di pensieri che affiorano a tutte le stagioni a cominciare dalla primavera che timida ogni anno torna e di colori i prati indora. Fioritura sotto la pioggerellina di marzo e la Terra che corre incontro al Sole e le rondini che impastano il fango tra lestezza e garriti e la voglia rabbiosa delle gemme che bramano di scoppiare senza a nessuno far male.
Fioritura come mannequin che sfila attraverso la rossa estate, il caldo, le notte stellate e le cicale con l’armonioso frinire tra i rami celate, lisciate dal dolce alito dello Zefiro tiepido e leggero.
Fioritura entro i tini in ebollizione sulla via del mosto in vinificazione nell’intimo dell’autunno che arriva a passi lievi, calibrati, certamente misurati. Ogni foglia pare un fiore saturo di luce calda e dorata, in un’atmosfera morbida e diffusa, che le cortecce degli alberi lucida fino a renderle belle come pelle e dolci come miele tracimante sulle foglie atterrate, pronte al mattino a sublimare nel più bel mosaico di brina intriso. Caldo il meriggio magnifica le stesse foglie scricchiolanti e scoppiettanti, arrostite ai raggi sfrontati, coraggiosamente impegnate nella loro lotta quotidiana, esistenziale, prima di arrendersi saggiamente alle braccia della severa stagione.
Fioritura nel freddo inverno, tra giorni ingarbugliati e giorni senza macchia; giorni imbiancati. Semi interrati tra zolle spruzzate di gocce gelate. Zolle satinate e semi che riposano e faticano in silenzio, al buio, rintanati, con l’occhio desto, proteso verso un pertugio, antica via abituale della germinazione vitale. Inverno, silenzio sfuggente ed ingannevole, sintesi estrema dell’equilibrio instabile, ossimoro, in bilico tra inerzia e movimento, tra riposo e preparazione cruenta. La regina vincente si appalesa in codesti tempi di rapidi bilanci a celebrar vittoria; a sorpresa s’incorona, Bucaneve, stella in terra del mattino, dolce campanula bianco-crema, regina senza corona che la terra sveglia e la speranza dona.
Fioritura. Fioritura di piante, fiori che la Terra ingemma e fioritura di penna, per me, che di piante e fiori e paesaggi vivo. Fioritura ad alta quota dove le forme stravaganti e i colori abbaglianti mi parlano con silenziosi profumi accattivanti e Fioritura ai bordi, per sbaglio, testardamente sbucata tra le fessure di cemento o sul viottolo antico, abbandonato. Fioritura tra i sassi, a stento nata e vigorosa perdura e ad ogni mio lontano ritorno sempre pronta lì a darmi il buongiorno.
Fioritura di idee e versi. Fioritura di progetti incartati in pizzi ramati, pronti a schiudersi nella tormenta, con coraggio, sfidando la neve accumulata, ma capace di palesarsi anche al suono melodioso della risacca stracca e piatta, mentre le mie ossute mani ancora giocano ad acchiapparella con la schiuma soffice e morbida come nuvola in terra, nello scopo ultimo e funzionale di ritrovare le rilucenti e infinite gocce delle rime, sorelle gemelle di tutte le parole belle.
Essenziale, sei la mia cifra basilare, principale, sostanziale. Essenziale, ti stagli con semplicità, spero mai banale, non delusoria, niente affatto accessoria. Essenziale, sintetica ma generosa, spogliata di ogni ridondanza, che va dritto come freccia al cuore.
Essenziale come un bagaglio leggero, un sorriso, un avvertimento sussurrato, un campanello appena sfiorato, una affinità non immaginata, un rispetto, una parola non vana, un elemento sincero, un dolore capace d’insegnare, un sipario che s’alza e che cala, una comprensione, una tolleranza, una penetrazione, un mai scialbo e dozzinale.
Ognuno di noi ha il suo essenziale, è normale. Sarebbe troppo triste e scarna la nostra ballata vitale se non fosse così misteriosamente particolare, così ricercatamente essenziale e così armoniosamente fondamentale, perché sempre l’essenziale è essenziale.
Fioritura essenziale, il mio libro poetico e leale, dove le parole sono scritte con inchiostro nero, ma le pagine fanno sognare a colori e profumano di fiori, di case belle, seppur diroccate e abbandonate, le cui antiche pietre splendono oltre le nuvole nere sospinte dal vento e i miei piedi sulle loro scale sconnesse volano come note sul pentagramma.
Fioritura essenziale sui miei luoghi del cuore con tutto il loro potenziale umano e su te che sapevi piantare ulivi, ma hai voluto anche seminare saperi e, a noi tuoi figli, entrambi li hai lasciati come duplici doni inseparabili e io sempre con me li porto, gioiosamente, sapientemente e con riconoscenza a te, che mi hai trasmesso fisicamente i tuoi geni insieme a tutti quelli degli avi, istintivi e coraggiosi, testardi e laboriosi. Rabbiosamente, avete pascolato greggi e pensieri, coltivati campi di grano e speranze, sugli orti piantato pomodori rossi come cuori. Raccogliamo amore.
Fioritura essenziale come esperienza degli opposti nella complessità della vita. Tra le tue pagine leggere, metafore di vita, albergano scienza e poesia, apparentemente antitetiche, armoniosamente complementari e insieme avanzano, talora clandestini, tra i fianchi vallivi sotto un gregge di stelle.
E vai Fioritura, vai, mia Fioritura essenziale, sboccia, ché oggi il tempo è giusto, domani poi, ringrazierò le quattro stagioni feconde e veritiere, che ancora tanto possono progettare e sempre regalare.

Poesia come equilibrista tra parole e vita
Mi sono permessa una autorecensione, spero di essere stata obiettiva e veritiera 😅