La poesia di Maria.” E scrivo…”
di Maria Matani
Avrei voluto amarti dentro una lettera
che non hai scritto,
indovinare la tua passione inaspettata
tra le righe di blu segnate.
Sarei impazzita per un ritratto grafico
costruito su metafore iperboliche.
Uomo razionale, romantico, mistico,
uomo del tempo che vive la vita
scritta nei sogni, incisa sul muro di carta,
sfidando il silenzio con tracce durevoli.
E scrivo e scrivo. Scrivo per capire, per rientrare in me, per allontanare da me ogni pensiero futile, dannoso, pernicioso, fumoso e per attrarre pensieri positivi che dall’indistinto si differenziano.
Scrivo per discorrere con te, che non saprei come altrimenti fare, così dialogo attraverso il filo azzurro che ci unisce sul candore della carta tenuta stretta dalle due mie dita sul ripiano legnoso, mentre a tratti vergo e a tratti casso. Rileggo, punteggio e poi riprendo prima che il buio scenda e dopo che la lampada accendo.
Scrivo e con te dialogo, con te che lontano da ogni immaginazione ti poni, con te che forse la carta stampata è diventata un’ossessione, con te che la vivi come un ponte che disperato getti sul fiume delle pene, con te che non avresti mai pensato di avvicinarti a una lettera, non fosse altro che per spiare una bolletta da pagare prima della scadenza.
A questo punto è accaduto, ho cominciato a scrivere per gioco, ho iniziato a scrivere lettere al mio indirizzo, includendo in esse le cose più profonde, più serie, più misteriose, quelle che mai sarei stata capace di comunicarmele a voce alta, perche troppo pesanti per affiorare in un fiato. Gli stessi massi, ho imparato, risultano asportabili dalla penna che secca si pianta sul tavolo incrollabile, come leva moltiplicatrice di guadagno energetico.
Ho iniziato così, dopo aver scritto, lasciavo decantare, chiudevo il foglio e l’indomani lo rileggevo, come si legge una lettera arrivata da lontano.
Chi può capire capirà, le mie parole affastellate in frasi, mi schiudevano altri mondi, mi portavano folate di vento, tempeste o brezze a volte anche calde in pieno inverno. E dove le espunzioni erano rigogliose, lì trovavo verità, conforto e profondità. Quegli orrendi pasticciacci d’inchiostro sormontati da esili parole timidamente raccolte sul bordo superiore, riscattavano le suture dell’animo, gli strappi con dolore ricuciti e alla fine, proprio loro mi hanno rimessa in campo, mi hanno rimessa in piedi.
Dalle mie frasi ho individuato volutamente la lettera “P”, di derivazione Fenicia ed Etrusca e astrattamente ne ho fatto, grazie alla loro antica morfologia, stampelle che mi hanno sorretta nei momenti di intorpidimento osteomuscolare e con loro, lenta, ho ripreso il viaggio.
Le parole si diffondono nell’aria, bussano sui timpani, un attimo e poi volano lontano e per sempre si disperdono e mai più le riafferri, ma un testo scritto, resta lì per sempre, tu lo leggi e lo puoi rileggere e tante volte lo leggi e tante volte ti parla e non ci sono inflessioni, né sorrisetti a confonderti. Le parole restano scritte per sempre e sempre dicono ciò che devono dire e ogni volta che ad esse ti avvicini, ancora ti dichiarano ciò che devono dichiarare e tutto ciò che non hanno dichiarato ancora.
Quando leggiamo chiusi in stanze, magari alla luce di una lampada, il nostro cuore vola nel cielo, nel cielo buio sì, ma rischiarato dalle infinite stelle e nello spazio incommensurabile tutto diventa storia universale, desiderio di prendere e di dare in uno scambio continuo e armonico, senza tornaconto, ricavo, sfruttamento alcuno.
E tu mi dici “Scrivi della vita quotidiana e chi legge si rispecchia completamente!” Certo, le letture più vere avvengono nel blu del cielo, le frasi diventano scie luminose che partono dalle stelle e lambiscono altre stelle, uomini alla ricerca di un sostegno, un supporto, una parola.

La scrittura è catarsi, crescita. È la lettura di se stessi ed il tentativo di leggere l’altro attraverso di noi. Maria ci ricorda che ognuno di noi deve avere a che fare con se stesso, prima o poi, leggere gli altri attraverso i ricordi affastellati nella memoria
La mia cara amica letterata Gina, che mi legge oltre le parole ❤️
Bellissime le righe di Maria Matani quando parla del suo estro di scrivere, la sua poesia, quel male incurabile che è pure la sua salvezza, la sua arte di cantrice dolce di sentimenti universali ma, qui in questi panorami abruzzesi, rivestiti di un colore più intimo, più appartato. Maria Matano parla a tutti, ma, più di tutti, parla a noi, al nostro cuore paesano.
Grazie, Pasquale!
Bellissima la tua analisi, superiore alle mie aspettative…
“…panorami abruzzesi…appartati e intimi…”
Bellissime le righe di Maria Matani quando parla del suo estro di scrivere, la sua poesia, quel male incurabile che è pure la sua salvezza, la sua arte di cantrice dolce di sentimenti universali ma, qui in questi panorami abruzzesi, rivestiti di un colore più intimo, più appartato. Maria Matani parla a tutti, ma, più di tutti, parla a noi, al nostro cuore paesano. 7