La poesia di Maria: dualità

La poesia di Maria: dualità

Sola, sotto una fioca luce lunare,

mi confondo con le ombre.

La mia ombra si confonde

con me senza sangue

e insieme avanziamo, clandestini,

tra i fianchi vallivi,

sotto un gregge di stelle.

 

Dualità

“Mi sembra di avere due teste, due cervelli, come certi granchi che si nascondono sotto le pietre…”

Frase pronunciata nel 1929 da Leonardo Sinisgalli, poeta laureato in Ingegneria, noto come Poeta delle due Muse, perché ha fatto convivere nella sua vita, nelle sue opere e nella sua persona, la cultura umanistica e quella scientifica.

La sua vita fu avventurosa, quanto brillante negli studi, tanto che, Enrico Fermi lo volle come giovane e attivo studioso nella sua valorosa squadra dei Ragazzi di via Panisperna, appellativo dato a un gruppo di talentuosi scienziati italiani degli anni trenta, che diedero un contributo fondamentale allo studio e alle applicazioni della fisica nucleare. 

La sua vocazione, altrettanto prorompente, era però la poesia; così la sua vita si risolse beatamente tra scienza e versi.

Il mio amore sfoglia

stelle e poesie

nella casa calma,

una finestra sulla luna.

Notte alta

il respiro placido del cane

e un bicchiere.

Notte alta

fogli bianchi.

Il mio amore

sfoglia stelle e poesie.

Per capire la realtà ci è stato dato uno strumento ed è la razionalità. 

Comporre, scomporre, unire, tagliare, indagare, raffrontare, pesare, sperimentare, identificare, realizzare, illustrare, presentare, riferire. E poi, per indagare ancora la realtà, ci è stato dato uno strumento altro, più potente, la fantasia.

“La logica ti porta da A a B. L’immaginazione ti porta ovunque.”  Così scriveva Albert Einstein e lui l’aveva ben sperimentata la smisurata valenza racchiusa nella citata frase.

Se paragoniamo la logica come un lungo viaggio in macchina, la fantasia è un favoloso viaggio su deltaplano, il mezzo progettato per il volo libero. Esso rappresenta l’avventura di planare sui panorami più belli, in silenzio, godendo pienamente il movimento, il viaggio, il momento, dimenticando la necessità, perdendosi ed immergendosi tra le nuvole, restando sospesi tra cielo e terra in uno stato di benessere psico-fisico. 

Adrenalina ad aumentare la gittata cardiaca, la bronco-dilatazione, la concentrazione e la vista e la vista panoramica spalancata sulla natura verde che contemporaneamente tiene bassi i livelli si stress. Pace.

Tornerò, tornerò coi piedi per terra e tornerò, si, a percorrere e a misurare il breve spazio che mi separa da A a B. Come uno scolaretto, ubbidiente e diligente, tornerò alla mia lucida ragione e pacificamente risponderò a criteri di funzionalità basati su logica e realtà ed elaborerò il mondo circostante in maniera fredda e al riparo dalle emozioni, dagli affetti e dagli istinti, agendo nel modo migliore possibile, rispetto al fine e sfruttando al meglio le risorse a mia disposizione.

Agirò in modo razionale e sensato e spiegherò a quanti mi chiederanno la sequenza delle mie equazioni e le mie azioni giustificherò a quanti mi interrogheranno. 

Intanto devo confermare che i miei due cervelli hanno deciso, da anni ormai, di convivere,  astrattamente, in buona condotta,  una mutua coabitazione di vita, solo apparentemente distanti ed incompatibili, nello stesso ambiente, il mio Io.

Il deltaplano è lì che aspetta, mentre la macchina è uscita in un giro di ricognizione sulle ripide logiche, piccoli tratti su lunghi tempi. Il deltaplano è paziente, ma non troppo e l’altro sa, che non amo fare attendere a lungo nessuno. 

Il cielo è terso, l’aria spira dolce, è tempo di volare. Ecco, torno a volare!

Voglio tornare ad essere vicino a qualcosa che cresce, idee, progetti e chiedimi perché volo e ti risponderò che restare mi sta stretto. L’altra via, oltre al pensiero, è la poesia, quella che vola, che arriva in maniera misteriosa e a nessuno è dato sapere cosa veramente pensa e scrive, se davvero le cose che scrive le pensa, o gli arrivano direttamente dall’alto, dalle stelle, dal cielo oscuro, dalla luna piena.  Il primo verso è come un seme, lo sconosciuto che si impossessa di noi, ci parassita, ci rende schiavi e poi ci restituisce libertà a volontà. Libertà di correre esaltati con la penna sulle righe, uscendo dai margini, procedendo in costruzioni fatte di allitterazioni, assonanze, ellissi. Veloce, prima che l’intuizione svanisca dallo specchio folle della immaginazione; dalla chimera apparsa in controluce; dal miraggio sulle acque turbolenti; dall’idea bizzarra che cammina sui carboni; veloce, prima che dalle fiamme venga riarsa. 

Veloce la biro corre a fermare le stravaganze sul foglio bianco. Veloce, non importa se sono un asino addirittura che non rilegge la sua scrittura; veloce, prima che la potenza creativa lasci il posto al lento motore razionale. Veloce, a intessere trame di colori, a ritmare eccentricità musicali. Non conta la grafia pasticciata, se le “t” si confondono con le effe e se le “a” paiono “e”.

Veloce, la bizzarria non aspetta. Il deltaplano va e sa che quando il tempo muta il viaggio terminerà. Dall’alto si vede già la seriosa macchina lucidata in pacata attesa.

4 pensieri su “La poesia di Maria: dualità

  1. Quale sarà l’ombra senza sangue? La poesia o la scienza?
    Entrambe, in una continua osmosi che vive e si fa vivere da sempre e per sempre.

  2. La logica e l’immaginazione: due idee contrapposte sin dai tempi di Cartesio, quando il padrone dell’affermazione di sè dedusse che non può esistere pensiero senza esperienza, senza una tendenza all’infinito. Allora negli anni qualcuno provò ad indentificare l’essere umano con qualcosa che fosse più simile alle stelle e ai sogni.
    La verità però é proprio nella coesistenza: l’uomo é al tempo stesso Cartesio e Lacordaire. Una coesistenza senza la quale non si avrebbe la capacità di meravigliarsi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *