La poesia di Maria: “Come salvarsi…dalla vita”
di Maria Matani
Sotto il cielo ornato di stelle calde e sfavillanti, come grappoli di uva biondi tra i pampini verdi, puoi imparare a stare da solo senza aver paura.
I fiumi si navigano
senza tema di naufragare
In questo campo aperto e brillante, non sono più esposta ad accettare le tante false attenzioni, né relazioni a rischio di dipendenza; non mi troverò a rincorrere qualcuno che possa rendermi felice a tema del vuoto che potrebbe lasciare andando via.
Cielo, cielo ornato di luci, insegnami a stare sola, salvami dai vuoti, salvami dagli sguardi implorati, salvami dai falsi amori, salvami dalla finzione e dalla mediocrità e salvami dalla vita, qualora dovesse rivelarsi finta e mediocre.
Energia sognata, energia nascosta nel non realizzato, energia che potevi essere e non sei stata, energia che ti disseti alla fonte dei desideri possibile, energia spingimi ad andare avanti, spingimi a rialzarmi dopo ogni catastrofico tonfo.
Fuori ogni finestra c’è una luna piena; io attendo la mia, gialla e rotonda e, quando di colore scoppia, in essa mi rifletto e mi ritrovo. La mia solitudine dentro la sua gioiosa pasta si scioglie come miele in latte caldo. Nessun grumo e, la sua superficie liscia a specchio, mi restituisce vita dentro vita.
Sono specchio di me stessa
i miei sogni colorano il mio respiro
trasformando la notte in giorno
Solitudine fatti spazio e lo spazio inonda di pensieri; solitudine diventa forma e la forma dipingi di colori; solitudine abita il silenzio e riempilo di musica. I miei pensieri non saranno mai sistemi solari compiuti, piuttosto, impalpabili comete che vagano inquiete nei cieli profondi su orbite iperboliche, perdendo sostanza, ma senza mai perdersi. Torneranno, torneranno da me in un tempo lontano, risaliranno il silenzio con idee nuove. Si appaleseranno sull’estremo oriente come puntini luminosi, per poi esplodere in una cascata di luce e, se tendo le orecchie, anche di suoni. Vita che nasce dentro la vita; nel silenzio coltiverò tutti i pensieri, come le rose che coltivai quando i pensieri erano embrioni.
la vacanza mi annoia, sorbire il gelato, bere il caffè, annullare il giorno sotto cumuli di chiacchiericcio vuoto, rimestare nel torbido e nel nulla, navigare nel passato sbiadito, fuori dai solchi che generano piante che porteranno fiori e semenze, mi fa sentire inutile.
Donna petrosa
con lo sguardo accogli il disfare delle cose
e l’autunno che avanza
con la sua danza di foglie colorate,
ruggisce il futuro che spinge.
Che sarà di te,
sei pronta a guardare altre lune?
la vita mi insegna, la vita mi detta il passo. La vita mi avvicina al nulla apparentemente privo di significato, me lo porge sulle mani. Lo guardo, lo carezzo, gli attribuisco un senso, lo rivesto di significante e significato e, indissolubilmente, lo porto con me, lo fondo a me. E ci parlo e mi risponde e quando non mi piace più cosa va dicendo, cambio messaggio. Sono moltitudine; oramai sì, è normale essere moltitudine.
E loro mi avvolgevano di chiacchiere
mi prendevano sotto la loro protezione
mi facevano respirare la loro sapienza contadina
mi leccavano tutte le mie ferite
forse anche quelle che verranno…

Ma quanta verità? La maturità ha questo vantaggio, non dovere adattarsi a nulla, non dover piacere a tutti per forza. Essere , finalmente, se stessi non ha prezzo ❤️
Vero come l’acqua che scorre e oggi ne abbiamo trovata tanta e bella