La poesia di Maria che ovviamente parla…della befana

La poesia di Maria che ovviamente parla…della befana

di Maria Matani

Befana montanara

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

con le toppe alla sottana!

Viva, viva la Befana!

La festa della Befana risale intorno al decimo secolo a.C. e sembra essere legata ai cicli stagionali. La celebrazione è dedicata a madre natura, per questo è di genere femminile ed è legataessenzialmente al raccolto dell’anno appena trascorso e propiziatoria al nuovo anno.

Gli antichi Romani ereditarono tali riti, integrandoli nel loro calendario, più precisamente, in quello Giuliano, promulgato da Caio Giulio Cesare nel 46 a. C. dove detta festività veniva posizionata nella dodicesima notte dopo il solstizio invernale. In un tempo assolutamente simbolico, i dodici giorni rappresentavano i dodici mesi ed essa era la festa indiscussa dell’anno, quella della rinascita della natura. I Romani credevano che in questa notte figure volanti volassero sui campi coltivati, per propiziarne la fertilità. Tale figura era in un primo tempo identificata con la dea Diana, divinità non solo della caccia, ma anche della vegetazione, abbondanza e sazietà.

Tali credenze magiche con l’avvento del cristianesimo furono aspramente combattute, ma per quanto condannate e tentate in tutti i modi di estirparle, alla fine, furono gradualmente riassorbite e in un certo qual senso integrate con  la celebrazione dell’Epifania. La festa pagana, in onore della potente, tenace, bellissima donna, divina e beneagurante, fu dal cristianesimo trasformata nella festa di una donna brutta e vecchia,  ma è sopravvissuta, nonostante la bruttezza, senza perdere la sua bontà, fino ai giorni nostri, fino a volare sui nostri comignoli fumanti, allietando tutte le generazioni di bimbi che d’allora si sono susseguiti. 

Il nome Befana, così come inteso ai giorni nostri, si diffuse intorno al millequattrocento tra le magiche terre della Tuscia, zona geografica dell’alto Lazio, terra d’incanto, storia, rapimento e magia. Rapidamente il folclore si diffuse lungo tutta la dorsale appenninica e già nel millecinquecento, la Befana lascia doni a tutti i bambini d’Italia, in una calza appesa al camino.

La montagna si sa custodisce segreti e pensieri, ricordi e aliti. Respiri. La montagna tocca e abbraccia senza baci. La montagna apre il ventre e custodisce senza digerire. Vigila, conserva, difende, sorveglia. E come non poteva fare uguale con la vecchina che s’aggira tra comignoli e camini, nella neve e tra la tormenta; la vecchina rimasta amica dei luoghi lontani, che non prende il treno e l’aeroplano, rimasta fedele alla scopa di saggina, che si orienta senza tecnologia, solo con il chiarore della luna, che non ha bisogno di bussare, perché non ha nulla da chiedere, ma solo da donare! E dona senza farsi ringraziare; dona e poi scompare. Nella sua vecchiaia di millenni senza pari, ha compreso che dare è l’unico grande affare.

Ogni anno torna la Befana e, dal suo sacco liso e affumicato, tira fuori i regali più azzeccati per bambini spensierati, bambole e trenini, orsacchiotti e biscottini, ma il regalo più bello, che da sempre sa donare, è la grande gioia che mai si può scordare. 

2 pensieri su “La poesia di Maria che ovviamente parla…della befana”

  1. Ogni nostra tradizione affonda le radici nelle credenze popolari. La befana è una donna vecchia e brutta, ma dal cuore d’oro per antonomasia. Chiude le feste con gli ultimi doni, semplici, senza pretese e questo non è cambiato nel tempo. Re Magi e Befana. Epifania, tutte le feste porta via…

    1. …Donare è l’unico grande affare…
      Siamo nel grande mare degli ossimori, solo apparentemente privi di senso.

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