La poesia di Maria: Celeste
di Maria Matani
Poesia è restare in equilibrio
sulla linea dell’orizzonte
Poesia, ventaglio metaforico che affiora a tutte le stagioni.
Fioritura nel freddo inverno, tra giorni ingarbugliati e giorni senza macchia; giorni imbiancati. Semi interrati tra zolle spruzzate di gocce gelate. Zolle satinate e semi che riposano e faticano in silenzio, al buio, rintanati, con l’occhio desto, proteso verso un pertugio, antica via abituale della germinazione vitale.
Inverno, silenzio sfuggente ed ingannevole, sintesi estrema dell’equilibrio instabile, ossimoro. Inverno in bilico tra inerzia e movimento, tra riposo e preparazione cruenta. La regina vincente si appalesa in codesti tempi di rapidi bilanci a celebrar vittoria; a sorpresa Bucaneve s’incorona – stella in terra del mattino, dolce campanula bianco-crema – regina senza corona che la terra sveglia e la speranza dona.
Fioritura di piante, fiori che la Terra ingemma e fioritura di penna, per me, che di piante e fiori e paesaggi vivo. Fioritura ad alta quota dove le forme stravaganti e i colori abbaglianti mi parlano con silenziosi profumi accattivanti e Fioritura ai bordi, per sbaglio, testardamente sbucata tra le fessure di cemento o sul viottolo antico, abbandonato.
Fioritura di idee e versi. Fioritura di progetti incartati in pizzi ramati, pronti a schiudersi nella tormenta, con coraggio, sfidando la neve accumulata, ma capace di palesarsi anche al suono melodioso della risacca stracca e piatta, mentre le mie ossute mani ancora giocano ad acchiapparella con la schiuma soffice e morbida come nuvola in terra, nello scopo ultimo e funzionale di ritrovare le rilucenti e infinite gocce delle rime, sorelle gemelle di tutte le parole belle.
Essenziale, sei la mia cifra basilare, principale, sostanziale. Essenziale, ti stagli con semplicità, spero mai banale, non delusoria, niente affatto accessoria. Essenziale, sintetica ma generosa, spogliata di ogni ridondanza, che va dritto come freccia al cuore.
Essenziale come un bagaglio leggero, un sorriso, un avvertimento sussurrato, un campanello appena sfiorato, una affinità non immaginata, un rispetto, una parola non vana, un elemento sincero, un dolore capace d’insegnare, un sipario che s’alza e che cala, una comprensione, una tolleranza, una penetrazione, un mai scialbo ciao dozzinale.
Ognuno di noi ha il suo essenziale, è normale. Sarebbe troppo triste e scarna la nostra ballata vitale se non fosse così misteriosamente particolare, così ricercatamente essenziale e così armoniosamente fondamentale, perché sempre l’essenziale è essenziale.
Fioritura essenziale come esperienza degli opposti nella complessità della vita. Tra i miei pensieri, ventagli metaforici, albergano scienza e poesia, apparentemente antitetiche, armoniosamente complementari, insieme avanzano, talora clandestini, tra i fianchi vallivi sotto un gregge di stelle.
E vai Fioritura, vai, mia Fioritura essenziale, sboccia, ché oggi il tempo è giusto, domani poi, ringrazierò le quattro stagioni feconde e veritiere, che ancora tanto possono progettare e sempre regalare, anche sotto questo magico e brillante cielo invernale.
E tu, Poesia senza scudo, conducimi sulla strada celeste!
