La poesia di Maria :”Aspettando l’anno nuovo”
di Maria Matani
È l’alba.
Una nuova alba ci vede ancora uniti.
Nella vasta precarietà delle mutate condizioni,
lesti
ci ricombiniamo in nuovi aggregati
più ampi, diversamente strutturati,
armonici, disarmonici,
unipersonali
sempre inclini ad attraversare i mari,
a navigare sulle culture calanti,
a riordinare la struttura essenziale
oltre la quale vita non esiste.
Si trasformano i modelli,
ma i figli continuano a schiudersi nudi
e crescono nel tepore, nel latte,
nel nido
pronti a lasciare quando il volo,
sequenzialmente predisposto,
più non teme la via dello sguardo.
Aspettare è ancora una occupazione. È non aspettare niente che è terribile. Così annotava Cesare Pavese nel suo diario, essenziale e crudo, Il mestiere di vivere.
Attendere deriva dal latino e letteralmente significa, rivolgere l’animo verso qualcosa, tendere verso qualcosa o qualcuno in una azione che ci dovrebbe rendere attenti verso la cosa desiderata. In questo senso l’attesa è un atteggiamento essenziale della nostra vita. Aspettiamo l’autobus, aspettiamo risposte, aspettiamo il nuovo anno.
L’attesa deve essere vissuta come momento di crescita, vista come opportunità per riflettere all’interno di questo mondo sempre più frenetico e interconnesso. L’attesa deve essere vissuta come un mare di tranquillità. Durante l’attesa possiamo meditare sulle nostre emozioni, desideri, obiettivi da perseguire, sogni da realizzare, relazioni da capire, paure da superare, tensioni da sciogliere, ricordi da sistemare, frasi da riflettere, discorsi da interpretare, cielo da osservare, stelle da contare.
Aspettare significa essere vivi. Il saper aspettare è un’arte antica. L’attesa è il tempo che ci separa dal verificarsi di un evento, ma riferisce anche a uno stato d’animo di chi attende quel momento all’interno del quale sono racchiuse le speranze umane. Quindi il saper attendere è un’arte, una necessità, una virtù per assaporare i frutti che la vita in ogni sua stagione ci regala, contrariamente può trasformarsi in una situazione di malessere e logoramento.
Oggi più che mai siamo impazienti, proiettati verso l’avere tutto e subito, incapaci di aspettare. Incapaci di aspettare i momenti che naturalmente intercorrono tra il tempo della semina e quello della raccolta. L’infantilismo, che permea la nostra società attuale, sostenendo l’egocentrismo e l’esibizionismo, promuovendo l’impulsività, premiando la gratificazione immediata e celebrando dispositivi che promuovono un atteggiamento sottomesso, in realtà ci priva del diritto a diventare adulti e responsabili, sottraendoci il personalissimo processo decisionale, che richiede pensiero critico, discussione, considerazioni da punti di vista differenti, progettazione del futuro, solidarietà, empatia.
È risaputo, infatti, che pretendere ad ogni costo l’accelerazione, significa riflettere poco e conseguentemente ci consegna frutti acerbi nel sapore e nella sostanza. La tecnologia ci tiene in pugno, obbligandoci questa cultura della istantaneità, che arduo è chiamare cultura, rendendoci impazienti e intolleranti.
Stiamo vivendo, già dal novecento, il tempo dell’estetica futurista, dove il mito della velocità ha occupato l’arte, i mezzi di comunicazione, la vita sociale, fino a trasfigurare la natura umana. Oggi, i quasi otto miliardi di uomini abitanti del pianeta accettano incondizionatamente la propria condizione umana di dipendenza dai beni e dai servizi; tale massificazione muta di fatto la stessa natura umana, creando falsi miti, dipendenze, sensi di frustrazione, spersonalizzazione.
Forse, dopo un secolo pieno e abbondante trascorso a correre dietro la velocità delle macchine, si potrebbe anche pensare di sostituire il valore tecnico con un valore etico, ripristinando, in una visione di un nuovo Umanesimo, l’uomo al centro della società in un rapporto artistico – culturale, in cui ogni comunità ricostruisce una propria storia, tradizioni, valori e significati simbolici sostenuti da un forte respiro di libertà individuale, intrecci autentici e giusti spessori relazionali basati sulla pazienza, desiderio e profondità.
E allora, andiamo fiduciosi incontro a questo 2026, Anno del Cavallo Rosso nel calendario cinese, che invita al cambiamento e al perseguimento dei propri obiettivi con determinazione e che possa portare con sé:
energia
vitalità
passione
slancio
entusiasmo
indipendenza
libertà
Pace
