La poesia di Maria
di Maria Matani
Anima nuda
Anima mia non vergognarti di me,
se davanti a te nuda, tutta mi copro.
Anima mia non stancarti di me,
se faccio come se tu non esistessi.
Anima mia non disamorarti di me,
se a passi lunghi mi allontano da te.
Anima mia non arrossire di me,
se di forza m’inebrio come fiera bruta.
Anima, nobile guida, che dentro mi alberghi,
perdonami se tante volte non ti lascio esprimere.
Tu accompagnati ancora e sempre a me
e prima della fine spero di mostrarmi
anch’io nuda a te, senza macchie,
ma solo con vecchi e dimenticati aloni.
Risparmiati l’anima e, già che ci sei, risparmiati anche la mente, nel dubbio non dovessero essere la stessa cosa o, ancor meglio, se l’una dovesse essere dell’altra sorella.
Uomo, che tanto hai camminato – da quella lontana alba quando dalla caverna uscisti e sui poderosi piedi a struttura e somiglianza della mano e di uguale origine embrionale, valli, montagne e fiumi attraversasti, senza mappe e senza saperi, seguendo il soffio del vento, annusando l’aria che ti correva incontro, aspirandola forte con il naso, strumento importante quanto i tuoi piedi, entrambi testimoni delle emozioni più vere, terribilmente autentiche – ancora oggi cammini, ma di troppe cose più non ti curi.
Piedi così lontani dal cervello, distalmente opposti, eppure, l’intera tua massa dirige; capaci di rivelare e svelare, prima ad altri che a te, ogni desiderio tuo più profondo, con le punte sempre dirette dove vorremmo essere, verso i luoghi del cuore, verso la persona che ci innamora.
Piedi adorati a dismisura appena nati, appena chiusi nelle scarpe, quasi ignorati. Sulle loro piante sono impressi tutti i dolori e tutti i bruciori di questa vita arida e spinosa. Specchi nascosti dell’anima siete, custodi di tutti i trascorsi segreti. Perché faticare così tanto, se nessuno rende una parola di conforto ai vostri tanti gonfiori?
Uomo, che cammini audace, mentre cammini, non abbandonare l’anima; potresti ritrovarla essiccata, evaporata. L’anima, membrana sottile di soli pochi grammi, può facilmente inaridire e tu, tienila in vita, soffiale sempre un alito di profumo bagnato. Sussurrale il tuo amore di giornata, come lievito rinnovato, cantale tutto il tuo bene quando tutto tace e i pensieri più cupi vogliono gridare. Amala forte, amala piano, amala sempre. I sentimenti, che dai piedi ti risalgono, afferrali con le mani e all’anima tua consegnali, come gemme preziose, direttamente a lei donali senza intermediari.
Fa sentire all’anima tua, che con te si identifica e un’unica entità formate, tutto il bene che ti circonda e tutto quello che, senza aspettative, sai fare e sai dare. Uomo, non dimenticare, mentre a pranzo stai, che l’anima si nutre di profumi e di nettare di fiori. Fiori veri, non fiori di carta, non fiori di cellulosa, non fiori sintetici, anche se apparentemente veri. L’anima respira fiori assolutamente veri, con petali impalpabili che ti carezzano i polpastrelli, che ti sussurrano ai polpacci, che ti producono quel piacevole solletico nell’arco plantare mediale, che da sempre ti sorregge e lontano ti porta a tempo di danza sulla dolce aria musicale o in marcia con il fratello suo speculare, il tamburo battente, forte e diretto, ottimo a guidare passi marcati, indispensabili a ricordare la sequenza dei movimenti essenziali.
Uomo, se abbandoni l’anima, ti privi anche della mente, della ragione e dei sentimenti. Pertanto, abbracciati con ambo le mani, ogni volta che tempo avrai e tempo ne avrai e nel mentre abbracci quel tuo involucro quasi banale, stai attento a non lasciarti scappare quei ventuno grammi di trama impalpabile, energia primordiale, ché senza di lei nullità sei.
Uomo, a sera, quando i tuoi piedi si apprestano a godersi il riposo garantito, allorché dalle scarpe le liberi, tu con gentilezza bussa alla porta eterna di quel luogo sacro che l’anima custodisce e spogliati delle bugie, dei terribili artifici, dei dozzinali vestiti cangianti e rovesciabili e con la tua anima dialoga, dialoga sempre.
Assicurati che dentro la tua armatura lei sia felice, che serenamente il tempo segni e che il respiro suo accordato sia a quello dei desideri tuoi, al piacere di sapere e alla voglia di amare andando oltre le apparenze. E non limitarti a guardare con gli occhi, ma accompagna sempre lo sguardo retinico a quello più profondo dell’anima.
