La poesia di Maria
di Maria Matani
Poesia immortale
Poesia,
tu afferri la mia mano ad ogni ora
e a forza sul foglio bianco la trascini
a porre in fila segni scomposti, ripetuti,
non voluti, non soppesati, né cercati.
Poesia,
tu mi possiedi, mi strapazzi,
mi togli il sonno e poi mi abbandoni,
prima esausta e poi abile di rientrare
fortunosamente
nel flusso del quotidiano fare.
Poesia, madre di tutte le forme di scrittura, madre di tutte le arti. Potente canto d’amore arrivato come vento impetuoso nel grande vuoto espressivo a scuotere gli animi con suoni, ritmi e parole, a martellare dentro e a risuonare fuori.
Stanotte ho fatto un sogno eccezionale, ho lasciato la Terra e in groppa a un’astronave sono volata su Deneb, la stella più famosa e più brillante della costellazione del Cigno, che dista un numero di anni luce giusto pari a fare un viaggio indietro nel tempo preciso e rispondente a cinquemila anni fa. Coincidente alla tua giovane età, prima Poeta della storia, Enheduanna. Chi mi può credere si abbandoni a questa dolce illusione, chi ha qualche difficoltà, tenti uguale a lasciarsi andare. Io da lassù ho visto, contrariamente a quel che si può pensare, non società primitive e incolte, io ho avuto la grazia di conoscere una Principessa che ha inventato l’arte del poetare.
Enheduanna, principessa dei due fiumi, Signora e Sacerdotessa della Mesopotamia, lunga tunica bianca guarnita da vello di lana a balze, regali riccioli a ricoprire i piedi e copricapo circolare a cingere e a svelare i lunghi capelli ondulati. Ti ho vista, ti ho vista incedere tra le sale del palazzo reale e poi, ti ho vista scrivere nella notte rischiarata dalla luce lunare, la tua opera più bella, Signora di tutti i me.
Figlia di re Sargon, caratteri cuneiformi, con grazia, incidevi su tavolette d’argilla per immortalare il dialogo tuo continuo, aperto e sincero con la divinità Inanna.
Poeta, prima e unica a stabilire un contatto epistolare su base paritetica, testimoniato dall’uso del pronome tu, con la dea dal cuore immenso. Ti ho sentita rivolgerti con parole appassionate alla tua Dea alata, a Colei che tra le mani stringe l’alfa e l’omega e tutta la sua femminilità valorosa espone come la luna, che t’illumina, mostra i suoi mari e le sue montagne nella notte a te cara.
Principessa, Signora e Poeta ti guardo da cinquemila anni, ti guardo in questo istante, bella tra le tue rose, profumate nei giardini di Assiria, coltivate dalle mani sagge del tuo padre re. Sacerdotessa del tempio della dea Inanna, Regina del Cielo e della Terra, dea di bellezza e fertilità, dea della guerra, incanto e incarno degli opposti, sacralità della città di Uruk, prima grande città della storia che, dalle rive dell’Eufrate, nelle sue acque orgogliosa si è specchiata.
Ho dato vita, o amata Dea,
a questa canzone per te.
Quanto ho recitato per te a mezzanotte
il cantore lo può ripetere a mezzogiorno
Ti vedo accanto alla tua amata Dea, alla dea i cui occhi sfumano in un sorriso lieve, aggirarti di notte all’ombra della sua bellezza indiscussa, pari alla capacità tua, altrettanto unica e indiscussa, di concatenare parole per farne poema immortale
Io
Io sono Enheduanna
Gran sacerdotessa di Nanna
con un cuore solo
io sono devota a Nanna
Io ti supplico
dico BASTA
al cuore amaro che odia
e al dolore
mia Signora
Qual è il giorno in cui
avrai pietà
per quanto tempo
piangerò una preghiera dolente
Io sono tua
perché mi uccidi?
Possa il tuo cuore essere
calmo nei miei confronti.
…
Ti ho vista, grande Enheduanna, nella notte stellata, esaltata, riecheggiare questi versi. Ho avuto io, donna di epoca relativamente moderna, la fortuna di vedere due donne antiche e vere: te, Enheduanna,mortale, sebbene la tua nobiltà d’animo abbia attraversato la profondità dei tempi e Inanna, immortale ed eterna. Diverse nella sostanza, simili nel nome, uguali nell’essenza. Entrambe superiori a qualsiasi uomo del vostro tempo, di ogni tempo.
Le tue notti io le ho assemblate in quell’unica notte che, dallo spessore del tempo e dello spazio, senza cannocchiale, dall’occhio del Cigno, impavida, mi sono affacciata e nitida ti ho vista. Nel buio avanzavi in cerca di una profezia, di un verso eterno, di una parola imperitura, da apporre in quell’arte che tu inventavi e che nessuno sapeva, che avrebbe resistito millenni, superati i regni. Poiesis, la tua nobile arte, capace di modellare le parole, come fossero tessere d’argilla, incastrandole e generando ritmo, musica ed emozioni, fino a produrre contenuti e suoni. Enheduanna, madre della Poesia e madre di tutti i poeti ora sei perché, dal mare delle parole amorfe, con l’esattezza mai vista, con il germe della verità in bocca, con la capacità di suscitare emozioni, di scatenare sensazioni, di immaginare vite, pari sei al grande Genio capace di creare dal materiale grezzo statue, così vere, da pretenderle parlanti. La tua vita, Enheduanna, tutta dedita al rispetto della Dea bella e guerriera e sempre tesa nel creare bellezza delle parole, intessendole come fili d’oro a formare un ventaglio di verità eterna, Poesia. Poesia che nasce ogni notte tra le tue mani e sulle tavolette si plasma con caratteri cuneiformi da affidare al tempo, da sfidare il tempo.
Ti ho scrutata, sebbene da lontano, mentre la firma al tuo poema apponevi. Principessa di antica cultura stemperata in documenti e frammenti, Poeta moderno, in quel lontano giorno, in quell’attimo fecondo, m’insegnasti la rilevanza di parafare, tu Signora della prima firma letteraria documentata nella Storia.
Chi ha scritto questa tavoletta
è Enheduanna, o mia Signora,
quanto è stato qui creato
non è mai stato creato prima.
Enheduanna, bene hai fatto a rivendicare la tua opera assolutamente originale, in quel lontano tempo e a noi moderni sia di monito assoluto e rigoroso: nessuna appropriazione, totale o parziale, delle parole e delle idee altrui, spacciandole per proprie, compreso quell’aiutino artificiale, tanto decantato da umani poco specializzati, capaci di generare contenuti piatti, identici e, assolutamente, non autentici e, soprattutto, non intelligenti.
Poesia è creare e grazie a te, Enheduanna, ora tutti lo sappiamo.

Una Poesia nella Poesia: un canto, che parla d’amore e della meraviglia. Un’arte antica alla quale l’anima desidera tornare per ritrovare pace, com-passione.. tutte le emozioni più nobili a cui tornare!
Grazie, Benedetta!
Oggi poi, senza volerlo, Enheduanna e Nanna festeggiano il loro onomastico, portando nel loro nome il nostro Anna…
Belle coincidenze 💙
Le stelle osservano e lassù qualcuno ci ama ❤️
Poesia e uomo, uomo e poesia, binomio inscindibile ed eterno. Fino a che ci sarà l’uomo, la poesia ci ammalierà
Il rifugio,
la casa dell’anima
Che bel omaggio, poesia e amore sono sempre esistite dentro il cuore, forse sono la chiave giusta per viaggiare nel tempo e lei ci è riuscita.
Teresa, amica mia ci siamo incontrate da poco, ma ci conosciamo da sempre, da prima che attraversando il mare 💙